Anna Salvini: alcune poesie

On Air

La strada è sempre quella, il riso ancora
da tagliare, il bosco a lato, i pioppi
dalla radio Vasco, Jovanotti, Ligabue.

(nell’ordine:
1 – Radio Deejay
2 – Virgin radio
3 – RTL  102.5
dopo non ricordo mentre guido cambio spesso)

Oggi passa anche Battisti.

Ottobre, così strano che io ti pensi ma d’altra
parte ci sono ancora molti gradi e maglie
in cashmere dell’anno precedente in promozione

Ogni cosa è illuminata e non sento più
bisogno di soffrire, ogni cosa è illuminata
ogni cosa è nel suo raggio in divenire

Lunedì. Un’agenda che mi obbliga
ad un percorso innaturale

cerco di distrarmi, non pensarti

non ho problemi di parcheggio, orario, pausa pranzo
ma vado proprio dove io non voglio andare

(aspetto il materasso nuovo, ti chiamo e dico
che stamattina sarei stata a casa volentieri)

ancora riso, penso alle rane: non è una strana
associazione, mi guardo i denti  nel retrovisore
vedo un gatto, i suoi occhi gialli
– forse sono solo due fanali –

(come spesso accade).

le donne lo sanno che niente è perduto
che il cielo è leggero però non è vuoto

 

La fine di tutto

Voglio essere quella parola che cerchi: potessi
intuire la direzione, ti verrei incontro al passo
dell’era glaciale, portarti qualche animale
per premio, cercare altre parole sotto la lingua
tenuta stretta, poi coprire tutte le ossa
con le sabbiature, essere il legno, la compostezza
del segno tracciato, che fosse un guado o la fine di tutto.

 

Inversamente

In fondo qualcosa rimane, un crampo
dell’aria soffocata dopo una notte
insonne o un’intera vita, avanzi
che si tenta invano di buttare
sperando d’essere leggeri

invece dovremmo ipotizzare
sui bagliori, di ogni gesto fare
un riempimento, in questa solitudine
tenersi stretti
per quanto complicato, esplorare
ogni oscurità, fino all’impossibile.

 .

Parole in fuga

Oggi che mi guardi e vuoi sapere
delle mie parole malandate
come le assemblo, perché le brucio
hai l’universo intero dentro quella voce
e questo è sufficiente
per dare corpo alla tazzina, leggere il fondo
dei tuoi occhi scuri, trovare nel cuscino
l’impronta della sera prima

non crederesti mai che le poesie nascono così
da una ondulazione o una solitudine
le nostre gambe quando scrivono del freddo
nei vestiti che giacciono a terra, senza corpi
abbandonati, quasi un malore
del nostro esistere prima di ricomporsi

tu che cammini sul mio tappeto, apri il frigo
e mi sorridi: non c’è mai niente in questa casa
io che scrivo sul divano del niente
che ci abita ma vorrei scriverlo sui muri
sulla pelle: ogni parola un taglio, ogni taglio un parto
urla, sudore
vuoi davvero che ti parli di tutto questo?

di come si sprofonda nelle faglie, di quanta acqua
imbarco ad ogni tuo passaggio e della lingua
arroventata per la sete (é per te, l’ho mai detto?)
di come le nascondo, io
le parole, come  vorrei che ci giocassi
andandomi a cercare, lo faccio anch’io e poi le chiamo
dal buio e dico “tana” anche quando non ci sei.

.

Cieli

1

abbiamo taciuto di fronte a tanta
perfezione, l’equilibrio delle ali
e il becco su qualcosa a noi negato

2

un’unica pulsione sotto il sole
e tutt’intorno
solo un battito richiama
l’azzurro che sta oltre

3

eppure si resta come sospesi
anche con la schiena a terra
fino a bruciare le pupille
senza stancarsi

4

ripetimi il cerchio che fa il falco
amore, ripetilo
tutte le volte che puoi

5

il mare e il cielo, il cielo e il mare
quanto silenzio e nessuna nuvola
da giorni

6

non si direbbe da tutto quel nero
non lo so dire, tu nemmeno
ma noi lo sentiamo, che tace

.

in quel nulla

toccare con mano
è il mio dolore preferito
affannare il respiro, ogni volta
senza smettere l’incanto che mi implode
ad ogni tuo silenzio
che è lì che parli, in quel nulla
che può distruggere l’umano
invece mi contamini
e taccio le mie maledizioni
le adagio un poco più a lato
come quando la neve cade
per premura

.

Stato d’assedio

Siamo così vicini quasi da confonderci
nessun distinguo, linea di confine
nessuna garanzia
che potrei anche morire, adesso
in pace, potrei
finirti dentro per osmosi, lasciare
andare ogni promessa
che non esiste più, non esiste
quel castello di frasi a colazione
il rito, le scadenze
non c’è nulla da farsi perdonare
una minima distanza è sufficiente
che non siamo più
nemmeno corpi, solo una connotazione
uno stato d’assedio naturale.

.

Disciplina

Viaggiando a cavallo della mezzeria
in fase di sorpasso
abbiamo i brividi ma è nelle curve,
calibrando il peso
che lasciamo andare la fatica
imparando l’equilibrio ed il coraggio
un’andatura cauta, un lieve sporgersi
nel vento
decelerando ai bordi, troviamo il passo
per osservare senza dire.

come l’amore dato, tolto, dato ancora
ci ha insegnato.

 .

Inventario

Le vertebre, le ho contate tutte
i nei, le rughe, ogni malessere
di quella volta che sono stata
cactus e non è stato bello
soffrire al fiorire delle spine

di quando avevo gli occhi pesti
le cicatrici esposte e come un cane
ho leccato tutto.

La mezza sigaretta fumata di nascosto
il mare attraversato a piedi
i possessivi che ci hanno sopraffatto
e del giorno che volevo far morire
la mia fame dentro un’altra bocca.

I luoghi che ho amato, la luce, il silenzio
il buio, le ombre: tutte le parole abolite
per dire quanto l’amore, ancora
mi sa confidare.

 

7 comments

  1. sono felice di aver ospitato Anna Salvini e le sue poesie, noto ulteriori progressi e cambi di marcia rispetto ai suoi testi degli anni scorsi. Di questo gruppo, in particolare, trovo “Inventario” bellisisma

    gianni

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  2. Grazie, Anna, per questi tuoi versi che si fanno universali e solo questo, per me, è il senso del valore poetico. Fai come ti avessi abbracciata, in particolar modo dopo avere letto (e riletto) Parole in fuga. Grazie.
    c.

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  3. Che bella scoperta, sei, dall’alto di quel materasso che è anche il mio, quotidianità che aprono visioni proprie quanto universali. Resto impigliata alla rete di questo andare.
    Che anche io ho contato le vertebre, anzi spesso dimentico il numero e ricomincio daccapo.
    Davvero complimenti

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