Solo 1500 n. 22 – Il meccanismo dell’alba ansiosa

Solo 1500 n. 22 – Il meccanismo dell’alba ansiosa

Ho fatto un sogno. Dentro c’eravamo io e un mio amico. Ci trovavamo in un palazzo storico di Milano. Il palazzo del Comune, quello dell’anagrafe di via Larga. Non so per quale motivo gli domandavo come fosse stato costruito quel palazzo, come fossero dislocati i lunghi corridoi. Lui mi spiegava che tutto era stato pensato seguendo il meccanismo dell’alba ansiosa. A quel punto mi sono svegliato, ma l’idea di quel meccanismo lì mi è rimasta in testa. A pensarci bene “Il meccanismo dell’alba ansiosa” è una cosa bella da sentire ma un po’ inquietante da applicare. Scomponiamo la frase e partiamo da Meccanismo. Viene da pensare agli ingranaggi, in particolare quelli degli orologi. Precisione, ticchettii, incastri perfetti di tempo. La seconda parola è: Alba. Tenendo da parte per un attimo, i colori di certi posti al mare, alle cinque di mattina, e pure quelli di alcune mattine cittadine da foschia umida. L’alba è bella se vuoi alzarti e orrenda se non vuoi. Arriviamo alla terza parola: Ansiosa. Forse è la chiave del sogno. Quell’ansia spartiacque tra la notte e il giorno. Il confine fra sogno e ragione. Ansiosa come staccare la testa dal cuscino e in due secondi ritrovarsi in ufficio, prima di capire chi sei. Il momento prima dell’alba pare sia la parte più buia della notte, forse quella in cui siamo più soli. Mi piace pensare che sia quello l’istante in cui l’ingranaggio, il nostro tempo, ricominci a girare. In quello scuro prima del rosa, della corsa, il meccanismo dell’alba ansiosa riparta e ci ricordi, in meno di un lampo, che siamo vivi. Un’altra volta.

Gianni Montieri

6 comments

  1. Eppure con un balzo indietro, a ritroso, si cade negli appena prima dimenticati : l’ufficio anagrafe.
    Il luogo in cui in cui il nome plurale si fa singolare, luogo della mappatura delle piccole esistenze, un segno, una mappa di segni, l’architettura dei sogni. Come si costruisce un palazzo di nomi, un territorio in cui ad ogni nome corrisponde una storia se non con l’ansia propria della luce? Leggevo pochi giorni fa -treno vicenza trento- : “Le sole parole che non si tradiscano completamente – fusione, luce – hanno qualcosa di inafferrabile”(Bataille). E dunque: MAI tradire la propria singolarità, incarnare piuttosto l’ansia del movimento, la velocità della luce, albeggiare ripetutamente. Stare nel mistero, nell’indeterminato, nell’inafferrabile, nello spazio cavo tra il sogno e la ragione dove le cose nascono, dove l’alba trabocca e si fa luce, e si fa giorno, e si fa condizione per il ritorno della notte.
    (Comunque mi hai fregato, Montieri, questo sogno mi ha spinto al commento, io che sto sempre zitta ;))

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