Solo 1500 N. 7 – Le armonie profonde

Solo 1500 n. 7 – Le armonie profonde

“Il mondo che vi pare di catene / tutto è tessuto d’armonie profonde” . Questa poesia di due versi, è, quasi certamente, la più bella, tra quelle scritte da Sandro Penna. Sicuramente è  tra le mie poesie preferite in assoluto. Difficilmente mi è capitato, o almeno non lo ricordo, di avvertire una sensazione di meraviglia, sgomento, limpidezza, cognizione del “tutto”, come in queste tredici parole. Questa poesia mi ritorna in mente, inevitabilmente, ogni volta che tutto, in questo mondo, mi pare andare a pezzi. Tutte le volte che quelle “armonie profonde” sembrano sottrarsi ai nostri occhi fino a farci pensare che non esistano più. Quando leggo un articolo che descrive uno scenario di guerra o avverto la nota distorta di adulti e bambini che ancora muoiono, ogni giorno, in Africa, per mancanza d’acqua o medicinali, mi domando (banalmente) come sia possibile. Subito dopo, l’immagine che mi passa per la testa (non so perché) è quella di alcuni bambini che giocano a calcio in mezzo alle macerie. Io, questa immagine l’ho sempre identificata con un’idea di speranza ma forse rappresenta, anche, quella parte di me che ama i versi di Penna e che crede che quelle profonde, bellissime, armonie siano ancora qui, a saperle trovare. Ho ripensato a questi versi anche qualche mattina fa, in metropolitana, quando una ragazzina ha ceduto il posto a un anziano. Il sorriso di timidezza che si sono scambiati un momento dopo, sono certo che faccia parte, in qualche maniera, di quel tessuto di cui scrisse Sandro Penna.

Gianni Montieri

qui per leggere i tre numeri precedenti:

n.4   n.5  n.6

31 comments

  1. Sgomento, meraviglia, limpidezza, cognizione del “tutto”: sì, Gianni, i due endecasillabi di Sandro Penna sprigionano questo, come bene hai saputo mettere in evidenza. Il tuo n. 7 di “solo 1500” ha fatto risuonare note ascoltate dal “cronista del vento” in “Comédia infantil” di Mankell. “Tutto è tessuto d’armonie profonde”.

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  2. (ma comunque)
    To make a prairie it takes a clover and one bee,
    One clover, and a bee,
    And revery.
    The revery alone will do,
    If bees are few.

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  3. Niente di più difficile che la ricerca dell’armonia…c’è sempre qualche angolo che spunta da una parte o dall’altra. Ma poi ti accorgi che come le catene anche gli angoli, se ben collocati, possono essere “dolcemente” armonici….
    Grazie per questo.

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  4. bellissimo post. e bellissimi questi versi che non conoscevo.

    anche la mia poesia preferita in assoluto è di Penna.

    Il mare è tutto azzurro.
    Il mare è tutto calmo.
    Nel cuore è quasi un urlo
    di gioia. E’ tutto calmo.

    credo di provare le stesse cose che provi tu leggendo quei due versi, tanto da trascriverla sull’acciaio e appenderla all’ulivo, quasi a vegliare le notti della mia Alì, che riposa tra le sue radici.

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  5. Fuori al balcone. Due degli odiosi piccioni che sporcano le città hanno fatto un nido. Adesso sono 4. E il piccione mamma è ferma ancora li, in un vaso nell’angolo, immobile. Cova ancora. Tutto il giorno, ininterrottamente. 40 gradi. Il piccione papà osserva dal davanzale della finestra accanto. Attende la sera per darle il cambio.

    Art

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  6. Non c’era nessuno, il vicolo nella penombra dell’alba ancora appesa al silenzio notturno, lasciava trasparire la malinconia dell’incompiuto, da bere fino in fondo, prima che il mezzogiorno estivo catapultasse la vita per strada. Se ne andava lento nel grigiore del tratto, che dalle pietre ai margini delle abitazioni si animava tra le linee delle sue mani, raggomitolate in piccoli pugni giù dalle braccia penzoloni. Il ritmo dei suoi passi musicava una piccola danza, tradendo appena il tempo della stanchezza agli angoli della bocca, tirata in un piccolo sorriso. Era come se le cose andassero da sole, le gambe, le braccia, il movimento tutto di quel camminare leggero, così pesante. Era chiaro che ciò che lo spingeva in quel cammino fosse un pensiero, non una meta, un porto sicuro, ma un ricordo. C’era qualcosa di languido nello sguardo che viglilava ogni suo passo, qualcosa di vitreo, che lo rendeva presente eppure distante, distaccato. Sono certa, ve lo assicuro, che stesse osservando ciò che in qualche luogo era già accaduto, forse un barattolo nello stesso vicolo in cui qualcuno correva, rideva e poi cadeva; o forse, saranno stati i panni appesi ad asciugare e l’odore del sugo legato al suono di una voce.
    Sparì dietro l’angolo della visuale, tra le tapparelle chiuse a segreta e il muretto della scuola. Tutte le cose che mi aveva detto in quel centinaio di metri tra la mia vista e l’aria fresca da fuori le persiane, si sedettero tra lo scrittoio e la sedia per giorni, come un ricordo, un barattolo in un vicolo, o l’odore di un sugo tra i panni appesi e una voce che cantava.

    […]

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  7. lo sguardo innocente di Penna era lo scandalo dell’ipocrisia vociante tutt’intorno a lui.
    ecco perché è così attuale, perché è naturale. non nascondere il bello che pure esiste/resiste sotto coltri di brutto è avere il coraggio di raccontare la vita in ogni suo aspetto.
    ed ecco perché Penna è poeta della vita (Anna Toscano mi darebbe ragione) e non solo dell’amore; del resto il primo a dubitare di essere “poeta esclusivo” dell’amore era lui, perché sapeva bene di essere molto ma molto di più.

    va be’, mi sono perso… ma è normale quando mi trovo a leggere di Penna anche se non è Penna l’oggetto dello scritto. anzi ne è forse il pretesto.. o la cornice… (o il cuore? ;)).

    grazie Gianni

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  8. “una tessitura di senso e di suono che trattiene nei sui interstizi, nel suo vuoto, nel suo silenzio, quella sostanza indeclinabile, indefinibile, che avvertiamo essere la poesia” (A.Prete “all’ombra dell’altra lingua”)

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  9. Emozionata, decisamente.
    Quale pensiero poetico poteva eleggere un timido sorriso solo intravisto e raccolto a gioiello, se non quello accostato a Penna?
    A te, Gianni, grazie. Per questo modo di, che fa così bene…

    clelia

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  10. (ulteriore chiosa):

    “Ma forse è più giusto dire: nel processo della metafora si manifesta qualcosa di più di qualche similitudine. È come se tutto un aereo sistema di parentele venisse alla luce all’improvviso. Una catastrofe positiva.” (E. Tadini “la distanza”)

    “e non c’è lama che possa recidere la languida catena
    GENERAZIONE SU GENERAZIONE
    (…)
    -certo le circostanze non sono favorevoli
    -e quando mai?
    -bisognerebbe…bisognerebbe niente
    -bisogna quello che è. Bisogna il presente”

    (PGR “Cronaca montana”)

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  11. Leggere il brano di “Cronaca montana” citato da Beppe Ratti mi commuove. Per questo lo ringrazio e torno a ringraziare Gianni per il gioco di sponda che ha provocato, prima di andare a risentirmi il CD evocato.

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