La Poesia della domenica (di Mary Barbara Tolusso)

Non so che pensare della risposta del Domenicale del Sole a proposito della coraggiosa lettera di protesta di Azzurra D’Agostino. Istintivamente, di pancia, leggendo in fretta l’articolo d’apertura di Serena Danna, e quello di spalla di Davide Rondoni, si evidenzia solo una sorta di pacata risposta a un tentativo di rivolta. Pare diano il lecca lecca ad Azzurra facendola finire in prima pagina, accanto a opinioni di Cortellessa e non ricordo più chi, ma ne vengono fuori le solite cose: il piagnisteo dei “ma” e dei “però”. Insomma la poesia è la forma di scrittura più alta ma non la compra nessuno, ma non la legge nessuno, ma non se la fila nessuno. Più in là, la replica di Rondoni non esiste. Neanche un cenno, a destra e a sinistra, sulla questione del monopolio, sul fatto che occupi molti spazi, finanche alla sua scelta di introdurre la raccolta poetica di Bondi. Cioè, mi spiego, sui bunga bunga della poesia neanche una parola, se non liquidare la faccenda con la solita stronzata che, chi si lamenta, è indubbiamente un invidioso (o un purista). Non basta. Rondoni che fa? Scrive un pezzo dove alza ancora di più il suo scettro, quasi a sberleffo di D’Agostino, la quale, inconsapevolmente, gli ha fornito il pretesto per infilare i suoi migliori under 40. Mi sarebbe piaciuto invece, così, tanto per dare ai poeti la luce che meritano, che qualcuno avesse affrontato serenamente le faccende di traffici e commerci che esistono qui – anche se credo in forma più limitata rispetto ad altre forme d’arte – alla faccia della purezza, come dappertutto. Dire le cose, con una certa serenità, non avere paura delle parole. Invece il mio scoraggiamento parte dai poeti stessi. Nell’occasione, a parte Azzurra, a cui diplomaticamente tentano di mettere il bavaglio, scorrendo le pagine di blog e riviste in internet, tante le risposte (anche irruenti) di solidarietà alla nostra, ma quasi nessuna a firma reale, con nome e cognome autentici, e questa viltà, questi sfoghi da frustrati repressi, sono davvero il contrario della poesia. Non sono certo il tipo che tende a unire arte e vita, ci mancherebbe, ma come per Mastercard, alcune cose non si possono comprare. Oppure sarebbe stato bello, o per lo meno più significativo, che qualcuno avesse approfondito quanto il verso sia basico per tutte le forme di scrittura. Infilare nella capoccia della gente quanto anche i loro romanzieri preferiti si siano nutriti di poesia (da Proust a Houellebecq, tanto per dire), invece che le solite geremiadi su quanto poco i poeti siano apprezzati letti amati, innescare invece un escamotage che aiuti la poesia a uscire dal suo pantano. Io per me, devo essere sincera, amo il pantano della poesia, inteso come contesto chiuso e selettivo, non adatto alle masse, ma se proprio dovete farle pubblicità almeno fategliela con qualche trucco più ardito. E infine mi sembra molto inutile, tirare fuori la genuinità di un Rimbaud, o Testori e Bigongiari come esempi puri di aiuto gratuito ai più giovani. Lo sappiamo. Lo sappiamo che puttane e marchettari sono sempre esistiti, così come sappiamo che alcuni poeti laureati aiutano i più giovani senza tornaconto. Ma il punto è che la lettera di Azzurra D’Agostino non parlava degli “altri”, si riferiva a un nome preciso. Sull’ordine del sogno, mi sarebbe piaciuto immensamente di più che Rondoni avesse detto, con la bella libertà della verità: ho fatto l’introduzione a Bondi perché, chessò, in questo modo mi assicuro dei fondi per aiutare alcuni giovani autori, oppure miglioro il mio centro di poesia o semplicemente mi faccio un amico onorevole in più. E certo però, addio Bondi. In ogni caso, anche questo: “sfruttare” mecenati con velleità poetiche (almeno) per ottimi fini, è sempre esistito. E sappiamo che Baudelaire non si risparmiava nel correre dietro ai critici e tanti gli autori eccelsi disposti a compromessi pur di ottenere ciò che volevano (Pasolini scriveva a Moravia per farsi appoggiare ai premi letterari, ma erano autori eccelsi). Se oggi però non siamo più disposti a un solo criterio di qualità, e lo scambio è legittimo con chiunque, per favore, per favore, almeno lasciamo a casa la purezza di un Rimbaud per misurare la vita della poesia.

© Mary Barbara Tolusso

76 comments

  1. più ho volte ho detto che gli articoli di Davide Rondoni sul domenicale del sole 24ore, mi hanno fatto passare la voglia di comprarlo. Ho apprezzato molto la lettera di Azzurra D’agostino che potete leggere qui

    http://www.facebook.com/#!/note.php?note_id=10150265701655515

    così come apprezzo questo articolo di mary b. tolusso, ho ricevuto un sms poco fa con scritto “meglio un no comment sugli under 40 di rondoni”

    spero che molti vorrano commentare e dire la propria

    gianni montieri

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  2. gianni ti ringrazio. preciso però che quell’sms non era mio, dalla forma si potrebbe pensarlo come proseguo e scambio alla mia piccola riflessione. torno a lavorare. ciao.

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  3. allora ho appena finito di leggere l’articolo di rondoni sul domenicale. Devo dire che mi fa orrore, e non per i suoi under 40, (molti non so nemmeno chi siano) ma per il riferimento inutile a Rimbuad. Mi è venuta in mente una giovanissima e poverissima patti smith, che si fa prestare i soldi per volare in Francia, a casa di Rimbaud, per cercare ispirazione. Quello è un modo di “usare” Rimbaud, l’unico concepibile

    gianni montieri

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  4. Che aggiungere? Non compro più il Sole. Non credo di perdermi granché… non ho tempo per leggere articoli inutili. Certi intellettuali organici alla deculturizzazione, bracci armati di un revisionismo estetico e contenutistico, impegnati nella propaganda del disimpegno, dovrebbero togliersi il grembiulino e uscire dall’oratorio prima di parlare di poesia. Qualunque cosa intendano con questa parola.

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  5. Condivido in pieno la riflessione.
    L’articolo di Serena Danna vorrebbe essere uno sguardo d’insieme sulla poesia contemporanea, ma si capisce fin troppo bene come l’articolo sia stato raffazzonato con una telefonata ad Azzurra D’Agostino, una a Cortellessa, una a Ladolfi e una a Galaverni.
    La risposta di Rondoni evita di prendere in considerazione alcune domande di Azzurra D’Agostino (affatto peregrina quella su Bondi), si dilunga in un pistolotto paternalista sull’essenza della poesia e sulle sue ricorrenze trans-storiche, termina con un pietoso riferimento ai poeti under 40 della propria cerchia. Che è come dire: non ho sentito bene la domanda, non voglio rispondere.
    Detto questo (e avendo appoggiato questo discorso, indirettamente, con uno scritto per la rivista ALI, in passato), mi pare che non si debba solo utilizzare il pessimismo della ragione, ma anche il pessimismo della volontà, e cercare di fare una battaglia culturale a questa gente (i Rondoni e non le Serena Danna, che, presumibilmente, rondoniana non è) utilizzando anche il mezzo del domenicale del sole 24 ore, per quanto è possibile, o altri della stessa portata. Rifiutare il confronto per andare a parlare tra di noi da altre parti (riviste, blog, cenacoli di intellettuali) mi sembra un atteggiamento un po’ rinunciatario.
    Lorenzo Mari

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  6. molto condivisibile l’articolo di Mary, anche se il “pantano” del “parnaso” non l’ho mai amato e un tentativo di uscirne fuori sarà pur necessario; direi inoltre di vedere che se il “contentino” c’è stato è stato comunque significativo: finire in prima pagina con la questione “poesia” è già importante e la risposta di Rondoni è francamente del tutto s-cordata e s . cordabile, per fortuna, V.

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  7. concordo in toto. credo soltanto che a rinchiudere la poesia entro piccole cerchie siano per primi i poeti e che si dovrebbe guardare oltre e parlare di poesia oltre noi stessi e le nostre barricate. non so, ci rifletto ad alta voce. Ci sto provando a non parlare ai poeti ed è un’esperienza bellissima.
    brava Mary. ciao.
    n.

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  8. Fu ottimo l’intervento di Azzurra, e lo stesso vale per questo di MBT: non credo sia questo il luogo per entrare nel merito delle qualità letterarie di nessuno (però per non passare da ignavo preciso che personalmente trovo le poesie di D’Agostino molto ma molto migliori di quelle di Rondoni, e quin penso che non la si possa certo tacciare d’invidia). Tanto più che il problema sono le logiche di potere che si sovrappongono a quelle letterarie. E siamo davvero al bunga bunga della poesia… un bunga bunga ancor più squallido

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  9. scusate, firmo per esteso l’intervento sopra (ha ragione MBT a rilevare il malcostume di chiamarsi con nick…) e aggiungo, a chiarimento del mio pensiero, che Rondoni è prima che poeta un uomo di potere, che ha potere e si occupa del potere. Davanti a ciò, voglio dire, è superfluo parlare d poesia…

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  10. ringrazio tutti per gli interventi fin qui inseriti. grazie per aver espresso la vostra opinione mettendoci la faccia ossia il nome e il cognome

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  11. Davide Rondoni è cresciuto all’ombra della rivista “Quinta generazione” e deve la sua “fortuna” a quel nobil uomo di Giampaolo Piccari, del quale – dopo la sua morte – ha continuato l’attività con la rivista ClanDestina. Adesso mi sembra che sia diventato abbastanza altezzoso al pensiero che oltre la sua poesia (buona ma a volte solo cerebrale) non esista altro.

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  12. Rondoni… Rondoni….mi dice qualcosa…..
    ma non sarà mica quello che dirige il centro di poesia contemporanea a Bologna creato su misura da Casini…..quello che dava dell’assassino al padre di Eluana Englaro….quello per cui Ratzinger è il più fine intellettuale del secolo passato e presente, apprendo ora anche prefatore di Bondi.
    Personalmente ho una regola : Tutti i luoghi fisici, cartacei, virtuali frequentati da costui vengono cancellati dalla mia toponomastica mentale

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  13. per me davide è un amico, un maestro di poesia e di vita, uno che sa stare in mezzo alla gente, una persona disponibile e attenta ai giovani, uno che ha il coraggio di prendere posizione e manifestare il proprio credo, anche attraverso gesti forti, come la prefazione al libro di bondi.
    l’articolo di ieri, letto poco fa, mi sembra un’altra sottolineatura della gratuità del gesto poetico e, personalmente, il riconoscimento di un rapporto che sta maturando.
    ciao,
    andrea cati

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  14. ringrazio andrea cati, per il suo intervento. Non era facile venire qui a difendere rondoni. Del resto della tua onestà, andrea, e delle tue capacità non ho mai dubitato. Detto questo, il discorso che hanno fatto azzurra d’agostino nelle sue due lettere e mary b. nell’articolo qui postato è più ampio. Tu sai che non amo rondoni, non mi piace un suo atteggiamento saccente, che spesso ho ritrovato negli articoli sul Sole 24. E, secondo me, in tutta onestà, dentro di te, sulla questione della prefazione a bondi, sai quanto sia indifendibile.

    grazie a te e a tutti

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  15. Ringrazio anch’io Andrea e capisco che a Rondoni lo leghi un rapporto d’amicizia e affetto. Mi unisco a Gianni perchè neanch’io potrei dubitare dell’onestà e capacità di Andrea. Anche se certi toni possono sembrare duri, vorrei rassicurarlo che qui non si sta giudicando l’uomo, che non conosco e non mi permetterei mai di offendere, qui non si critica il maestro nè gli allievi ma si mettono in discussione una serie di comportamenti che sembrano sottrarsi ad un confronto proprio in virtù di una programmatica gratuità dei gesti. Chi critica non lo fa perchè si sente migliore ma perchè non può tacere davanti all’orgoglio di certe cattive abitudini ostentate senza pudore, spiattellate in prima pagina con l’indecenza di chi può permetterselo e non deve spiegazioni. Se si chiede a Rondoni perchè ha scritto la prefazione a Bondi, il maestro risponde con la classica pernacchia berlusconiana del “perchè si, e allora? ne ho scritte migliaia di prefazioni”. Ed è questo che si critica, non la sua capacità di stare in mezzo alla gente. Poi c’è chi sul Sole 24 si aspetterebbe un altro tipo di riflessioni, un’altra profondità e competenza, al di là del credo e dei gusti. Gli articoli di Rondoni non sono solo banali ma sembrano voler affermare ad ogni inciampo che così deve essere la poesia, banale. Perchè libera di essere banale.

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  16. Al di là delle divisioni politiche, religiose ed etiche, io e altri giovani poeti che abbiamo conosciuto Rondoni sulla nostra pelle, come amico e padre con i suoi difetti e il suo brutto carattere, abbiamo ancora voglia di disperderci in questo mistero della vita senza essere frenati da etichette che gli uomini si inventano per stare al sicuro entro schemi di riferimento. Vi assicuro che non c’è nessun intento monopolista, semmai una forte volontà di trasmettere emozioni e valori con la buona poesia in un’Italia sempre più passiva e fantasmica. Siamo in un mondo in cui le informazioni, le parole, le frasi si disperdono ovunque. E’ vero: ci sono tanti poeti di grande talento e non conosciuti, che andrebbero conosciuti. Rondoni rappresenta per noi giovani soltanto un punto di riferimento in mezzo alla tempesta, non lo vediamo come un’autorità o uomo di potere. Lo vediamo come un buon poeta. Non ci interessano le sue scelte. Ci interessa solo che ride insieme a noi, che scherzi, che mangi la pizza, che viene in piscina e gioca a calcio con i bambini, a volte è triste, a volte è felice, a volte è scorbutico, tagliente ed ironico.
    Mi dispiace che ci siano opinioni così negative intorno alla poesia e intorno a chi si dedica ad essa con impegno, tenacia e a volte con superbia, mi dispiace che pensino che la si legga poco, che i giornali le dedichino poco spazio. Frequento diversi locali di Bologna, vedo giovani fuori dalla cerchia di Rondoni appassionati di poesia che vagabondano in diverse città, vedo circolare riviste di poesia valida, ci sono gruppi di poeti che si riuniscono spesso. Bisogna solo saper cercare e avere spirito critico, non chiudersi in orizzonti ristretti. Chissà, forse a volte è soltanto una macchina fantasmica più grande di noi, quella che ci delude: una sorta di 1984 alla Orwell.
    Perdonate il mio divagare e vi ringrazio di cuore per avermi ascoltato..buonanotte a tutti!
    Roberta Sireno

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    1. Ciao Roberta, piacere di conoscerti. Il tuo divagare, per me, è la cosa più interessante del tuo intervento, dunque ben venga il divagare. Quanto al resto, al tuo personale affetto per l’uomo Rondoni, non posso che prenderne atto e averne rispetto umanamente; ma anche io, come ha ben spiegato Giovanni in risposta ad Andrea, non posso non restare sconcertata davanti ad affermazioni e gesti che mirano a “convalidare” ciò che per logica e onestà letteraria sarebbe da considerarsi unicamente come una una “ciofeca” che, se proprio non si vuol stroncare, quantomeno non meriterebbe alcun rilievo.
      Sei la benvenuta. Grazie per il tuo intervento.
      nc

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  17. forse riesco a spiegarmi meglio con un esempio, così mi stacco un attimo da rondoni persona che fa la prefazione a bondi e per questo non giustificabile. Come non sono giustificabili e non più accettabili i monopoli. Gli interventi di azzurra d’agostino e di mbt li ho personalmente molto apprezzati perché hanno dato voce a qualcosa a cui spesso ho pensato molte domeniche di quest’anno. Dunque il domenicale del sole 24 ore per me e per la mia compagna è un rituale, lo si compra, lo si legge al bar, a casa, in spiaggia. Si commentano gli articoli e le recensioni. Molto spesso quest’anno dopo aver letto gli articoli di davide rondoni, si è pensato a quanto fossero poca cosa, banali, ripiegati sull’autore. Soprattutto si è pensato a quanti articoli sulla poesia potevano essere e non sono stati. Si è pensato di non comprarlo più. Ed ecco l’esempio.
    Per anni vado nello stesso bar e quel bar mi piace. Mi piacciono i tavolini, le sedie, i ragazzi che ci lavorano; soprattutto mi piacciono le brioche e i caffè. Funziona per molto tempo. Di colpo, cambia qualcosa. Una volta la brioche è secca, l’altra il caffè è troppo lungo, la miscela non è più la stessa, il barman è scortese. Cosa faccio? Cambio bar? Rinuncio alle mie abitudini? Penso sia giusto avvisare i gestori del bar, dargli la possibilità di rimediare. Ogni volta che non si dice ciò che si pensa, si perde un’occasione.

    gianni montieri

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  18. non essere con rondoni non vuol dire non comprendere la poesia attuale, ma bensì non limitare a pochi un pensiero che deve arrivare all’oltre con tutta l’onda che merita.
    concordo con la lettera d azzurra e con ciò che ha detto mary.

    antonella taravella

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  19. I giudizi che ho espresso su Rondoni non sono giudizi sulla sua qualità come persona (non mi permetterei), né sul suo carattere, che ognuno può trovare brutto o bello, o entrambe le cose, come per tutti. Sono giudizi sui suoi comportamenti, nello specifico comportamenti culturali, ossia relativi alla sua concezione di cultura. Personalmente (sarò limitato, sarò pedante… certo non sono invidioso!) non credo che in nessun modo il liberarsi dalle etichette e l’abbracciare il “mistero della vita”, insomma l’abbattere pregiudizi in nome della “libertà” dia il diritto di tenere comportamenti che in sé negano di fatto queste stesse aspirazioni. Mi spiego: è lecito, per essere anticonformisti (se proprio si crede che abbia senso), violare qualche regola morale, scegliere l’immoralità per portare alla luce una verità. Ma non si può proprio, mi pare, per divulgare e far conoscere la poesia, affossare i deboli ed esaltare i potenti, scegliere platealmente la parte della menzogna. Dieci anni fa, a proposito di questioni del tutto irrilevanti di assegnazioni d’incarichi “culturali”, in un articolo di quotidiano Rondoni attaccò, tacciandola di essere espressione di un “pregiudizio” alimentato dal potere, la poesia di Roberto Roversi (uomo, per chi non lo conoscesse, che negli anni sessanta rifiutò la vetrina delle majors editoriali, la fiera dell’apparire nelle prime pagine dei giornali, e preferì da allora lavorare con piccole case indipendenti per coltivare ciò che gli piaceva, per dire ciò che gli stava a cuore, rifiutandosi di appararire in pubblico e di avallare con la sua presenza quella di poteri economici o politici). Oggi vediamo invece lo stesso Rondoni prefare (avallare quindi) le oscene, indifendibili poesie di Bondi. Se questo è un brillante paradosso, un machiavellismo per fare scandalo e far parlare della poesia, fallisce misaramente. Perché non va controcorrente, anzi è del tutto conforme a un’epoca in cui l’ossequio ai potenti e l’aggressione ai deboli è la prassi ordinaria di un paese di servi. Guadagnarsi spazio in questo modo, sui giornali, con l’asservimento a certe logiche, non serve alla poesia, non trsmette valori né emozioni: è solo un altro bunga bunga, come ha scritto MBT. Il solito (banale, nemmeno scandaloso) bunga bunga, e produce soltanto nausea, fastidio, disgusto, come dimostrano le reazioni di molti lettori, Azzurra D’Agostino in primis. Capisco lo smarrimento che i giovani possono provare in questo paese, in questa cultura ridotta a consumismo narcisita e a quarti d’ora di celebrità, in questa palude neofeudale di vassali, valvassini e valvassori del re: ma allora uno dovrebbe scegliersi meglio i propri punti di riferimento, e non prendere a tale un “padre padrone spirituale”, che mangia la pizza e tira calci al pallone insieme ai ragazzi, ma di cui non si giudicano le scelte. Rinunciare al giudizio, non interessarsi all’etica degli atti e dei gesti di chi prendiamo a punto di riferimento, in nome di un “credo”, di una “fede” o di un’idea, è proprio ciò che ha ridotto l’Italia al letamaio che è ora (non certo per sola colpa di Rondoni), e che può portare diritti alle dittature.

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  20. @mary barbara, gianni, alessandra pigliaru… potreste venirmi a trovare, così potremmo discutere di persona e magari potreste accorgervi che pregiudizi e vomiti son mal indirizzati. Vi aspetto a bologna il 25 novembre alla serata di poesia fatta coi ragazzi del Centro (Teatro San Salvatore, via Volto Santo 1 Bologna ore 21.00). dr

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    1. Sig. Rondoni, lei è davvero molto gentile ad invitare le persone qui intervenute ad “abbattere” i propri pregiudizi sul campo venendola a trovare in quel di Bologna, e di questo la ringrazio.
      Pur non essendoci il mio nome, dati i puntini di sospensione e la sua squisitezza mi considero invitata e declino l’invito, preferendo a un sorriso e a una stretta goliardica di mano, segni concreti e prese di posizione serie.
      la saluto cordialmente.
      nc

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  21. Non sono riuscito a leggere la risposta a Azzurra, ma bene o male, dalla profonda replica di MBT, riesco ad immaginarmela.
    A me viene in mente solo un concetto: ” responsabilità”.
    Un Poeta, maestro, giornalista (per alcuni amico) del livello di Rondoni deve assumersi la responsabilità intellettuale di ciò che “racconta”.
    Fare una prefazione al ministro Bondi ha tutta l’idea invece di una banale “marchetta” che assume però tutta la sua pesantezza intellettuale nell’attribuire e certificare quindi, una certa estetica al libro del sig Bondi , sia il sig. Rondoni come il critico di palazzo, che, abusando della fiducia e stima di allievi, ammiratori, lettori, amici si rende garante e sdogana quindi attraverso un mezzo importante come il domenicale del “sole 24ore” quel tipo di “cultura”. E’ questo che non riesco ad accettare, l’affermazione di un’ etica, tale per cui non solo è il potere che fa l’artista, ma anche la possibilità di arrivare a qualsiasi mezzo di comunicazione.

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  22. Davide ti ringrazio dell’invito, che non potrò accogliere causa impegni di lavoro. In ogni caso come ho puntualizzato l’altro ieri nei commenti al medesimo articolo sulla mia pagina di facebook, il mio fine era tentare di destrutturare il contesto “ideale” in cui sempre viene esaminata la poesia. L’idealizzazione (quindi mi pongo nella prospettiva contraria del pregiudizio), rischia la strumentalizzazione. Così è successo per l’articolo di Azzurra, quando invece poteva essere occasione per sollevare la questione “poesia” in maniera più interessante. Come il Sole ha strumentalizzato l’articolo di Azzurra, io ho strumentalizzato il Sole per tentare di mostrare che i bunga bunga sono cosa sempre esistita, ma ciò non toglie alcun merito poetico alla poesia stessa, come da parte finale del mio pezzo. I compromessi esistono, ogni giorno e in ogni campo. Ciò che mi sta a cuore, per quella poca voce che ho, è tentare di evidenziarne il loro lato (anche) schietto (tutti ci usiamo, e in continuazione), senza giustificarli nell’ambito di un’idealità fuorviante.

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  23. La poesia è la più clandestina delle arti, si dà sistematicamente alla macchia. ‘Ricercarla’ è un andar per il bosco della lingua comune (di tutti): non sai mai in quali e quanti funghi t’imbatti. Quanto alla prefazione di Rondoni a Bondi, mi ricorda Mussolini che prefaceva Ungaretti, a ruoli invertiti: allora il politico prefaceva il poeta, oggi il poeta prefà il politico. Siamo alla letteratura encomiastica, in 32°.

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  24. Leggo questo intervento di Mary Barbara ora, e la ringrazio (e tra i commentatori Vincenzo).

    Delle cose che dice MBT, vorrei isolare e sottolineare questa:

    Oppure sarebbe stato bello, o per lo meno più significativo, che qualcuno avesse approfondito quanto il verso sia basico per tutte le forme di scrittura. Infilare nella capoccia della gente quanto anche i loro romanzieri preferiti si siano nutriti di poesia (da Proust a Houellebecq, tanto per dire), invece che le solite geremiadi su quanto poco i poeti siano apprezzati letti amati, innescare invece un escamotage che aiuti la poesia a uscire dal suo pantano.

    Questo sarebbe uno splendido spunto di dibattito, cercando di lavorare sulla parola scrittura come inclusiva di poesia, prosa, narrativa e di quanto il verso, la parola poetica in sè siano germinali.

    Riflettendo invece su ciò che è uscito sul Sole24ore, inizialmente mi sono piuttosto indignata – appariva quale contentino ad Azzurra, con interventi estrapolati in malo modo dalle varie interviste (la decontestualizzazione, come vizio di fondo), che lasciavano emergere ancora la trita (e noiosa) questione dell’editoria e dei poeti tristi, marginali, evidenziati più nella loro persona che non nel loro lavoro. Quando i problemi reali stavano altrove, almeno nella lettera di Azzurra: la gestione degli spazi mediatici, la possibilità di affrontare in questo paese dove tutto, perfino le fedi religiose o politiche, stanno sulla superficie, i contenuti.
    Poi ho capito, e questo è a mio avviso ancora peggio, che c’era la buona volontà della giornalista. Che credeva davvero di aver reso un favore ai poeti o a quella cosa astratta che si chiama poesia. E quindi mi chiedo se siamo davvero in grado di leggere, di pensare, di confrontarci, anche da binari opposti, senza falsare le intenzioni, senza sottrarsi al rispondere onestamente.
    Sull’articolo di Rondoni vorrei sorvolare e invece no. Rondoni come persona può anche essere un angelo del paradiso, per carità. Come atteggiamento culturale ne sceglie uno contestabilissimo, a partire proprio da quella frasetta sui poeti che scelgono un libro al posto di un blog, che suona tanto intimidatoria e in qualche modo invitante al silenzio (ma non quello di Rothko, o della Dickinson, esposta solo nella sua poesia). Forse Rondoni non si è accorto, per pura distrazione ovvio, che su certi blog proprio di LIBRI si parla, che dalla rete qualcosa di buono (vedi ISBF, vedi, con tutti i loro limiti Le classifiche di qualità), vedi il lavoro di quei polemisti dei miei colleghi di blog, sia su Nazione Indiana, che su Absoluteville, che su altri blog, compreso questo, di valorizzazione della letteratura a titolo puramente gratuito. E scusate se difendo così apertamente NI, ma di certi pudori proprio ora non ne ho bisogno. Così come ho trovato fastidiosissima e assolutamente in linea con un certo potere la dichiarazione sulle etichette, tra cui “gay” – sì, vero, gay è un’etichetta in questo paese, no? Non esiste la questione dei diritti, non esiste il dileggio costante verso chi semplicemente è com’è senza etichette. Altrimenti io domani me ne fabbrico dieci di etichette: ho gli occhi azzurri, sono donna, sono italiana, e via dicendo…
    Per finire con i puristi – nessuno pretende dal buon Rondoni che parli SOLO di poesia, tanto che ci sono tantissimi poeti che parlano costantemente d’altro, con altri risultati a mio avviso. E’ il metodo che gli viene contrastato. Inutile mettersi i braccialetti da alternativo, mascherare il lupo da agnello (con tutto il rispetto per il lupo reale, ovvio), quando poi non si ha nemmeno il coraggio di dire apertamente perchè si fanno certe scelte.
    Sui poeti under 40 che cita, ognuno ha i suoi e questo è pure comprensibile. Alcuni tra l’altro sono secondo me davvero bravi, quindi mi fa piacere vederli su un quotidiano.
    Ma forse, e lo dico da non bolognese, qualche dubbio su una città che vanta tanti nomi di intellettuali e poeti in gamba, che tuttavia sembrano oscurati da questa unica persona, che ci rifila solo intoccabili quali Rimbaud per difendersi, dovrebbe sorgere. Oppure è incredibilmente bravo, illuminato e avanti con i tempi lui.

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  25. nella fretta, mezze parole sono state mangiate, scusate. Correggo, qui:
    che su certi blog proprio di LIBRI si parla, che dalla rete qualcosa di buono esce – vedi ISBF, vedi, con tutti i loro limiti, Le classifiche di qualità, vedi il lavoro di quei polemisti dei miei colleghi di blog, sia su Nazione Indiana, che su Absoluteville, che su altri blog, compreso questo, di valorizzazione della letteratura a titolo puramente gratuito.

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  26. ringrazio rondoni per l’invito che declino, perché il punto non è “potreste venirmi a trovare così potremmo discutere…”, e non ci sono (almeno da parte mia) né vomiti né pregiudizi. Opinioni, quelle sì. E sono quelle che ho espresso nei commenti precedenti. Mi sarebbe piaciuto sentire da lei qualche cosa in più, in risposta ad azzurra d’agostino e mary barbara tolusso, che sono entrate nel merito del problema. Così come l’hanno fatto molti dei commentatori qui sopra. Ho letto commenti accorati ma precisi. Ad esempio vincenzo bagnoli, jacopo ninni, francesca matteoni, lorenzo mari..e altri. Noi siamo qui a dire la nostra e ascoltare la sua.

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  27. @Roberta Sireno:

    “Al di là delle divisioni politiche, religiose ed etiche, io e altri giovani poeti che abbiamo conosciuto Rondoni sulla nostra pelle, come amico e padre con i suoi difetti e il suo brutto carattere, abbiamo ancora voglia di disperderci in questo mistero della vita senza essere frenati da etichette che gli uomini si inventano per stare al sicuro entro schemi di riferimento. Vi assicuro che non c’è nessun intento monopolista, semmai una forte volontà di trasmettere emozioni e valori”

    Al di là della politica, della religione, dell’etica, mi chiedo, cosa resta alla poesia?

    ROberta, il tuo è un programma di poetica, anche un pò ottocentesco direi: parlare di mistero della vita, parlare di dispersione è qualcosa che puoi proporre solo se ti poni in una prospettiva allegorica e apocalittica…non credo che oggi si possa parlare di mistero della poesia né tanto meno di mistero della vita (forse mistero della morte, quando una buona volta si proporrà in parlamento una buona legge sull’eutanasia).

    Intento monopolistico: c’è una forte volontà di trasmettere emozioni e valori!
    Ritorniamo all’ottocento, ma forse e credo ci sia buona volontà sotto sotto. Tralascio quindi sulle emozioni. CI sono tante altre cose che trasmettono emozioni, perché affidare questo compito alla povera e piccina poesia. Beh per esempio io penso che la poesia possa più essere un dispositivo di conoscenza che un trasmettitore di emozioni a gettoni (Cfr. Ione di Platone, Poetica di Aristotele, Cognitive Poetics di Stockwell ed infine il meraviglioso “Poesia e Ispirazione” del grande ALberto Casadei).
    Trasmettere valori: Rondoni dichiara “l’omosessualità è una pratica con la quale si distorce la natura verso ciò che naturale non è. Una macchina con una ruota sgonfia”.
    NOn mi piace l’idea di “valore”; né tanto meno di una poesia che “distribuisca” “valori”, ma la potrei accettare, bene o male se al “distribuire” si sostituisse “cantare”…che poi è uno dei caratteri fondanti di una certa poesia innodica, epica, e, possiamo dirlo, anche religiosa. Accettata questa accezione, effettuata questa mutazione: dovrei condividere forse un canto che esalta parole come quelle appena citate?

    Con stima
    Luciano

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  28. Concordo , concordo , concordo Luciano , Natàlia , Gianni ,Antonella e Giovanni !
    Mi spiace Rondoni , non sono d’accordo con il suo modo di propagandare la poesia.
    Potrei continuare a lungo sull’argomento , ma la mia indignazione si ferma
    momentaneamente qui

    Maria Grazia Galatà

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  29. Mamma mia: si vede che stavo lavorando allo sportello immigrazione, mentre scrivevo.
    mi scuso per le costruzioni multilinguistiche dei miei periodi.
    Trovo illuminante l’intervento di Francesca, ma su questo non avevo dubbi: è da voci così che la poesia riprende senso, forza e coraggio; anche nel silenzio, nel bisbiglio amicale, nel passaparola, così come nel fervido proliferare di blog come questo, dove il dibattito sulla poesia, sui libri, sulle performance, SEMPRE di elevato livello non si inchina al bensvegliato del magister di turno, degradando per sminuizione e selezione ma si eleva per addizione di intenti, voci e diciamo anche speranze. Nonostante non invitato, ma solo e direi fortunosamente, per motivi temporali a Bologna ci andrò, così come ci vado spesso ma preferirò perdere la diritta via e “impantanarmi” luminosamente nel lavoro di persone come Chiara de Luca (tanto per citarne una) e assistere al silenzioso ma potente volare dei suoi kolibris.

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  30. Mi permetto di intervenire nel dibattito, per azzerare alcuni pregiudizi che sono emersi e in un certo senso difendere Rondoni, anche se può sembrare buffo. Innanzitutto Rondoni ha il diritto di scrivere una prefazione a Bondi, per amicizia e per stima anche umana, e leggendo quella prefazione è abbastanza chiaro questo: per dirla implicitamente, Rondoni non è un rincoglionito che non sa quello che fa e non ha usato toni trionfalistici – altri, senza pudore, si permettono, per cose altrettanto mediocri. Nello scrivere una prefazione a una persona che te la chiede, che sia pure uno la cui poesia è poca cosa, non c’è niente di male. Mi sono trovato a più riprese – c’erano due articoli di Nacci su Absolute su questo di Bondi, l’ultimo dei quali è stata la molla che mi ha fatto abbandonare la redazione, ma questa parte e seria e meno ridicola – a chiedere agli amici che stavano intorno a me di abbandonare questo tipo di polemizzare, innescando micce ridicole, concentrandosi sulla costruzione di un ambiente migliore, piuttosto, o costruendo le critiche partendo dai testi (si vuole minare la credibilità di Rondoni, prendete i suoi testi e fatelo; volete minare la credibilità di Milo De Angelis, fatelo a partire dai testi; volete ridicolizzare le straordinarie parole di Cortelessa a proposito di Nove, fate una parodia di Maria; volete far scoppiare una polemica perché ci sono i circoletti di amichetti, bene dite a chiare lettere chi è amico di chi: bene, lo fanno in pochi, anche perché molti sono alla ricerca di autopromozione, stimando forse la propria scrittura più di se stessi). In questo caso Rondoni è amico di Bondi. Questo è il fatto. Bondi non è un grande poeta, questo è un altro fatto, anzi è l’esatto contrario, e pure come ministro non mi pare abbia fatto molto, però sarà una persona come tante, tantissime altre che conoscete, che vuole promuoversi. Lo trovo stupendo, meraviglioso, anche lui come tanti di noi vuole uno spazio nelle letteratura! A dire il vero lo trovo umano, lui scrive (male) ma ha necessità di sentirsi parte di un ambiente, parte di noi capite? Chiaro che chi è più in vista, rischia la parodia, se scrive male (anche se scrive mediocremente, vedete Nove)!
    Che Rondoni sia di destra, poi, o di sinistra, a mio giudizio, è irrilevante, come è assurdo chiedere ad altri il perché delle loro azioni; che rispondano delle loro azioni, è irrilevante; che rispondano perché hanno scritto a Bondi una prefazione o a Nove o a chichessia…è irrilevante. L’hanno fatto. Continueranno a farlo, finché non ci sarà qualcosa di meglio, qualcosa a cui rispondere davvero, come prospettiva. Siamo noi che dobbiamo costruire i nostri comportamenti, la società che vogliamo, dare importanza ai poeti che meritano, secondo la nostra opinione, ma con intelligenza, e l’intelligenza mi dice che si può scrivere anche di una persona amica, bene, anche se non è eccelso.
    Premetto che Rondoni, un giorno, scrisse bene di me, cioè capì quello che avevo fatto in una mia raccolta, poi inserita in un’antologia, La coda della galassia, ma non credo che se lo ricordi. Ora, indipendentemente dal giudizio positivo o negativo, scrisse di me, comprendendo quello che avevo fatto, e quindi spero che non sia rincoglionito nel frattempo, perché c’aveva azzeccato – anche trovare un critico che ogni tanto c’azzecca, oggi, è un tentativo disperato… Quindi troverò ogni modo per difenderti Davide, anche se hai scritto una prefazione a Bondi… Poi Davide l’ho rivisto a Pordenonelegge. Ha letto dei testi belli, uno sulla sua esperienza in una missione, straordinario. Forse ha avuto fortuna anche quella sera, e sempre quando c’ero io di mezzo. Non so più cosa pensare. Ha letto anche molto bene, quella sera. In un certo senso ha, per fortuna, salvato la serata, che era di una bassezza, che nemmeno Bondi scrive quelle cose, che giuro avrei applaudito Bondi. Davide, me li mandi quei testi? Un caro saluto a te, e anche uno al ministro Bondi, che dovrebbe leggere e esercitarsi di più!

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  31. Christian, tolto il piacere che mi dà la tua sdrammatizzazione, non mi pare sia irrilevante che gli altri rispondano delle proprie azioni, ed in particolare quando si occupano di cultura e di divulgazione; mi pare che qui il rispondere delle proprie azioni stia proprio nel merito di ciò che si fa.

    p.s. azzurrino: mi è piaciuta questa “alzata di testa” rispetto allo statu-poetry- quo; speriamo , chissà, che le riviste della domenica non si stanchino di aver a che fare con poeti rivendicanti ruolo e non confermino i più concilianti romanzetti a puntate, o la vetrinetta della mezzana editoria.

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  32. Ah, mi dimenticavo, ecco Davide, forse dovresti ampliare un po’ la lista della spesa degli under 40 (come del resto dovrebbero fare molti dei critici citati, che ogni tanto sembrano poco aggiornati e comunque fermi alle persone che si conoscevano già dieci anni fa)… cioè insomma, si ha la percezione che chi discute di poesia, ne discuta conoscendo poco il territorio, l’Italia tutta, e forse meriterebbe davvero un giorno fare un bel convegno con tutti coloro che in questi anni, si sono occupati di poesia, soprattutto da opposte rive, che ha animato gruppi, collane, premi, festival, blog, riviste. Credo anche che il confronto diretto e l’ascolto, l’apertura, il passare oltre alcune categorizzazioni, perché non si è soli a fare discorsi convincenti, possa essere utile. Non è utile, come Ladolfi, dire sciocchezze sulle avanguardie, attaccandole sistematicamente in blocco, ad esempio. Non so da cosa nascano queste forme di rivalsa, anche perché alla fine la poesia non è unicode.

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  33. Ringrazio Christian, perchè il suo è un intervento che “centra” pienamente il problema e lo centra così bene che affonda definitivamente il barcone tutto.
    Parli di amicizia, confermandomi quindi che siamo in un paese dove il merito, il diritto, il valore, soccombono davanti all’amicizia e quanto è più potente è l’amicizia, tanto è più sicuro che la mia mediocrità possa passare come un capolavoro. Detto tra noi, in ambito puramente ipotetico e illusorio, un “amico” può essere tale anche quando ti consiglia di smettere; soprattutto se si tratta di un amico con gli strumenti per farlo.
    Ma questo succede, appunto nelle fiabe, qui siamo nel paese dove la meritocrazia è un lusso per pochi circoli.
    Parli di promuovere e non potevi usare verbo più adatto per un (NON) ministro dei beni CULTURALI, che è evidentemente più concentrato a FAR promuovere la sua mediocrità, attraverso, appunto gli “amici”; piuttosto che rivitalizzare l’intero ambito culturale poetico (e non solo, ovviamente). Ma tant’è che siamo qui, poetuncoli sfortunati, con pochi amici che ci arrabattiamo a promuoverci tra di noi, mentre, assolutamente imbelli assistiamo alla chiusura di eventi poetici (se non mi sbaglio anche “Pordenone legge”, potrebbe fare la stessa fine) come al crollo di beni artistici di straordinaria importanza. In fondo mr Bondi è poeta, prima che ministro, cosa che probabilmente in un altro paese (sempre delle fiabe) lo dovrebbe portare ad “usare” gli amici per promuovere l’arte tutta. Invece qui siamo alla frutta e mi spiace, pur mantenendo la stima per il poeta Rondoni, non posso che “umanamente” riconoscerlo complice di questo sfascio.

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  34. solo una battuta, poi torno:

    “se mi sentissi responsabile per ciò che scrivo, giuro che smetterei” (sandro bondi)

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  35. Leggendo i commenti a volte non si capisce il tono di un intervento, e per questo a volte siamo costretti a usare quelle stupide faccette sorridenti :)

    Per esempio, spero di si ma meglio chiedere, questa di Christian Sinicco era una battuta spiritosa vero?

    “Innanzitutto Rondoni ha il diritto di scrivere una prefazione a Bondi, per amicizia e per stima anche umana…” :) qui ci stava una faccetta sottintesa, giusto? perchè altrimenti siamo davvero messi male…

    Cosa vuol dire che Rondoni ci ha “azzeccato” su di te?
    Anche nel tuo caso è riuscito a sentire “gli ultrasuoni” che ha sentito nelle poesie di Bondi?
    Che orecchio sorprendente.

    Sdrammatizziamo dai. Più si cerca di dire che la poesia è una cosa seria e più di arriva all’ironia più o meno involontaria di dire che tutti hanno il diritto di fare tutto. Che il contesto non conta, insomma. E chi siamo per noi giudicare e criticare? Che se uno esprime un’opinione sta vomitando il suo rancore. E la destra e la sinistra. E i valori. E chi scrive sui blog non conosce il terriotrio. E l’apertura e l’ascolto. E il mistero insondandile della parola di Rondoni. Ma per favore. E allora è giusto che certi poeti tornino ai loro circoli di taglio e cucito. E viva l’amicizia. Faccetta sorridente.

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  36. ringrazio christian, silvia, jacopo e giovanni per gli ultimi interventi. Nel merito, volevo dire due cose sul commento di christian.
    La prima è sulla questione “prefazione a bondi”. E’ naturale che Rondoni possa scrivere, e come dici tu, abbia il diritto di scrivere, le prefazioni per chi voglia. Può anche scriverle per amicizia, per tornaconto, per convinzione dei meriti..ecc. , però siccome è rondoni e non uno sconosciuto o sprovveduto, secondo me deve pure risponderne e non può uscirsene con (cito catalano che citava) “perchè si, e allora? ne ho scritte migliaia di prefazioni” e poi aspettarsi che nessuno lo critichi.
    La seconda cosa. Si critichi rondoni partendo dalle poesie, tu scrivi, ed avrebbe senso se rondoni scrivesse solo poesie. Però se rondoni scrive sul sole 24 ore tutte le settimane, se fa critica, se fa opinione, va criticato anche su questo nel bene e nel male. Infatti nella sua prima lettera , azzurra d’agostino, critica in primis il giornale.
    Penso questo.

    gianni montieri

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  37. due cartine di tornasole in forma dubitativa:
    la prima, d’apres Montieri: si può scrivere la prefazione anche a L’equinozio delle banane (cit.). Però se ci si impone (o impana) come critico, editorialista, trend setter, buttafuori-buttadentro di poesia, si risponde delle proprie scelte in termini di credibilità.
    la seconda: soprattutto quando i tg mi erano ancora sopportabili, vedevo spesso Rondoni impegnato a difendere le proprie idee su politica e società. Rispetto questa sua militanza, giusto che un poeta sia calato nel suo tempo o nel tempo che vorrebbe suo. Ma mi chiedo: in qualità di critico e buttafuori-buttadentro di poesia, riesce a riconoscere il valore di chi non la pensa come lui? Per esempio, si fosse trovato dinanzi i versi dell’ottima Clelia P. Pieri aus Köln, ne avrebbe apprezzato il nitore, o quel “non c’è Dio/ non farmelo cercare” gli avrebbe fatto bollire le tempie e tirare un’omnicomprensiva riga a matita blu? Se ci riesce, non ho riserve; in caso contrario, le sue scelte non sono credibili. Rimetto il giudizio a chi lo conosce meglio di me.

    tutto in my most humble opinion, naturalmente.

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  38. una precisazione. vorrei si prendesse in considerazione il fatto che non ho scritto per pregiudizio. solo così si può prendere sul serio il fatto che c’è possibilità di critica.

    dire che si scrive per pregiudizio è portare la questione al vittimismo tanto caro a molti, tra cui chi sta sopra Bondi. E rendere di fatto intoccabile chi viene preso in causa e interrogato sul proprio operare. “Non sono io che sbaglio, sono gli altri che ce l’hanno con me”- da quanto tempo dobbiamo digerire ‘sta solfa?

    No.
    Il mio, appunto, non era e non è un pregiudizio. Il mio è un giudizio. Che come lettrice, come lettrice ripeto, ho il diritto di dare, chiedendo chiarimenti sul lavoro dei critici che scrivono su un giornale e che come critici, se mettono la loro firma a libri di conosciuti e sconosciuti solo per amicizia e non per una presa di responsabilità sui testi, stanno sbagliando, e ho non solo il diritto ma anche il dovere di chiedere chiarimenti.

    Per chiudere, ripeto, non è Rondoni il fulcro del discorso, ma il modo in cui si fanno le cose e si propongono riflessioni, temi, dibattiti, non-approfondimenti sui giornali e in particolare a partire da uno tra i “meglio del peggio” del panorama nazionale.

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  39. Rondoni le prefazioni le faccia a chi vuole.Mandi avanti gli under e gli over che ritiene meritevoli, ma si aspetti tutte le critiche del mondo.

    Tutti pensano al proprio tornaconto, non è una novità. Mica solo i critici noti se la tirano e se la menano.Anche sui blogghetti ci sono le cerchie…dappertutto c’è chi si porta ” i suoi ” e, se ne leggono di stronzate innalzate a grande letteratura.Diciamo quello che pensiamo.Freghiamocene delle grandi firme sui quotidiani, di leccare il culo per una pubblicazione sui blog più visitati, e del movimentismo di certi personaggi che dopo la prima pubblicazione, nartro po’ si pigliano la segretaria, e camminano tra le folle con la mano in fronte [ mon dieu mon dieu, adesso salgo io sul palco] – da artisti consumati e che infondo, dai, sono i primi pronti a dichiararsi discepoli, quando gli conviene. Fare poesia è altro.E’ prima di tutto, come diceva Natalia, parlare a chi non la scrive.
    Quando ci vuole ci vuole!Azzurra hai fatto benissimo a dire la tua!

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  40. Credo che il punto sia proprio questo, come ora lo ribadisce Azzurra: il problema è un etica del fare letterario, che dovrebbe esserci: non perché la poesia o la cultura siano in sé serie, o alte, o nobili, ma perché in una misura o nell’altra (tanto più se su un giornale) si fanno in pubblico. Personalmente non sono una persona rigida, né tanto meno un moralista; però nel momento in cui mi metto a parlare davanti ad altri, mi azzardo a salire su una maledetta pedana, o podio, o tribuna (tanto più se quella della ribalta editoriale), non mi sento autorizzato a fare quel cazzo che mi pare. Anzi. Il solo fatto mi dà delle “responsabilità”: il diritto alla parola che si esercita vincola, in democrazia, a precisi doveri, quello di espormi al diritto di critica degli altri. Chi scrive una poesia, un commento, un articolo, cerca di comunicare, cioè di mettere qualcosa in comune: il che è molto diverso dal sentirsi narcisisticamente autorizzato ad occupare lo spazio e l’attenzione altrui con l’esibizione di sé. Prendendo (o pretendendo) attenzione dagli altri, si comincia a condividere qualcosa con essi: e gli altri hanno quindi il diritto e il dovere (come ha sottolineato Azzurra) di chiederne ragione delle scelte fatte. Ci si può ancora giustificare dicendo che si fa e si è sempre fatto così? che tanto circoletti e consorterie sono sempre esistiti? che tra amici ci si danno pacche sulle spalle, una mano lava l’altra e via con il repertorio italico? Ma guardate in che situazione siamo, per colpa di questo modo di pensare… Si deve scrivere di Bondi perché non c’è altro, perché così si può comunque occupare spazio sui giornali, perché così si fa parlare della poesia, la si tiene a galla? Ma proprio per niente! Così la si banalizza, la si riduce a chiacchera da salotto del potente di turno… meglio lasciarla affondare, allora, se si è ridotta solo a questo. Però, come diceva nel sua prima lettera Azzurra, il sospetto è che dell’altro ci sia e che eppure non trovi spazio. E questa è una faccenda seria, perché se c’è qualcosa che merita attenzione, sarebbe interesse e compito di tutti (diritto e dovere…), poeti, critici, giornalisti e soprattutto lettori cercarlo. Occuparsi di arte, letteratura, cultura poesia ecc. non significa stare a crogiolarsi narcisisticamente nel proprio diritto di fare ciò che si vuole, non è coltivare il privilegio di farsi gli affari propri. Come diceva Calvino, è cercare ciò che inferno non è, e dargli spazio, e farlo durare.

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  41. Siamo davvero ridotti male se per “giustificare” a noi stessi una critica, una richiesta di chiarimenti, un dubbio, dobbiamo correre a trincerarci nel vittimismo dell’invidia, anzicché riflettere su attitudini, comportamenti, pratiche che probabilmente andrebbero solo riviste, corrette o quantomeno limpidamente “chiarite”

    “L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”: E’ questo che vogliamo? E’ a questo che vogliamo ridurre il dialogo, lo scambio, il confronto?
    Insomma, mi sembra che qui il trend miseramente scontato, banale e “politico” della pochezza si sia infiltrato anche nelle maglie della cultura, e mette grande tristezza, una sensazione di sconfitta.

    A Rondoni e a quelli che sostengono che ciascuno “ha il diritto di scrivere una prefazione a Bondi [ndr. ma potrebbe essere anche il sig. Vattelappesca], per amicizia e per stima anche umana”, io dico “NO”, non è corretto, e non è corretto per il ruolo intoccabile e passibile di “invidia”, che quello stesso “ciascuno” si autoconferisce.
    Non è corretto perché per amicizia non si può leggittimare il brutto, l’insulso ed il banale; e non è giusto nei confronti di tanto altro lavoro seriamente condotto, che parimenti rintrerà nello stesso calderone della banalità assurta ad arte. Ma questo Rondoni lo sa.

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  42. Caro Giovanni, c’è dell’ironia, sì! …a proposito, io non consiglierei di smettere a nessuno, anche perché ognuno ha il diritto di provare. Quindi dico a Bondi, leggi, anzi, leggici, scrivici, chiedici consigli:-)
    Se penso che Davide dovesse più schiettamente dire, non pubblicare a Bondi? Sì, non ha molto senso, però non l’ha fatto (e ha scritto la prefazione) e con grande tranquillità, più che delle critiche, possiamo anche sorridere; anche perché è una cosa che fa sorridere, magari ci scriviamo qualche parodia, prendiamo in giro Davide, gliela mandiamo… A me vien da sorridere, e non riesco a dare così importanza a questo discorso, alla polemca su Rondoni che scrive di Bondi, cioè la poesia di Bondi non è il simulacro di eventi cosmici e il fatto che Rondoni abbia scritto una prefazione a Bondi, direi, è irrilevante. Poi il potere di cambiare ce l’hai tu come ce l’ho io, e non sarà attribuendo il potere a uno, a un sistema, e alle lobby amichevoli, che cambiamo qualcosa. Cambiamo qualcosa se affermiamo i fatti, senza rancore, e siamo sinceri e capaci di ascoltare, capaci di meditare anche su noi stessi e i nostri difetti, non solo su quelli degli altri, e ascoltiamo anche quelli che secondo noi stanno sbagliando. A mio giudizio la lettera di Azzurra, attribuisce importanza a Rondoni, che siccome scrive sul Sole 24 ore è in possesso di un enorme potere…E’ una cosa che non sta né in cielo né in terra. E’ una illusione. Sono anni che oramai il dibattito sui giornali è indietro, ma di molto. Inoltre se Rondoni scrive la prefazione a Bondi, è chiaro che secondo me perde autorità sul versante della critica, come Cortellessa su Nove, come Pincopallo su Pierino. Non serve dire altro. Anzi, posso dire, ne sono dispiaciuto. Sono dispiaciuto perché accadono queste cose, a persone che un po’ di cervello ce l’hanno e anzi, avevano scritto delle cose interessanti.

    Jacopo, questo è un paese dove valgono più le amicizie? E’ suonata forse la campana, lo dico da…c’è da capire se il prete, a messa, forse l’incarnazione del dio della critica, parla ancora la nostra lingua, quella della poesia.
    Abbracci, Chris

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  43. ma stiamo diventando tutti matti .. ?
    perchè non lasciare in pace la poesia e chi la scrive?
    la poesia ha solo bisogno di silenzio e non di posizioni di tutti contro tutti,
    come in una stupida guerra
    e di sopravvivere come può, con i propri limiti
    vi dico solo questo, mi sta troppo a cuore
    ‘notte a tutti

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  44. Oddio…
    “la poesia ha solo bisogno di silenzio”…
    A quale poesia ti riferisci? NOn mi pare che La Ballata di Rudi abbia bisogno di silenzio. Non mi pare che Wirrwarr abbia bisogno di silenzio né che A piena voce abbia bisogno di silenzio. NOn mi pare neppure che il Tiresia di MEsa abbia bisogno di silenzio, e non mi sembra neppure che Viaggio nella presenza del tempo abbia bisogno di silenzio…
    né le hauspostille di Brecht hanno bisogno di silenzio,
    né l’Iliade né l’Odissea hanno bisogno di silenzio…
    pensa che addirittura i componimenti di Saffo, Alceo, Bacchilide…si chiamavano lirici proprio perché accompagnati dalla lira…come vedi anche la poesia più arcana era “disturbata” dal rumore e dalle note. Di silenzio proprio non ne vedo.
    Forse i diari intimi di una persona hanno bisogno di silenzio…ed è questo il problema di molta poesia…: il silenzio che porta a credere che un diario sia un componimento poetico.
    Non sto affatto andando “fuori tema”. Qui si discute di una diversa concezione della poesia…indi di una diversa concezione ideologica e sociale. Nel III Libro della Repubblica Platone diceva che bisognava “educare” i giovani “politai” alla poesia…ma evitare i “ritmi smodati”…perché avrebbero portato all’irrazionalità e sarebbero stati diseducativi per i cittadini che avrebbero partecipato alla vita politica. Come vedi gli attacchi sono etici e l’etica ha bisogno di rumore.

    Con stima
    L.

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