Con l’anima sporca di terra

Chissà da quali siderali distanze, luoghi inaccessibili

sei cascata,

ignara d’ogni cosa

tra le pieghe di due corpi così umani.

Attraversare l’universo è un’impresa,

una sfida folle,

per ottenere qualcosa che non si sa cosa sia,

che non ha direzione, pensiero, emozione certa,

e solo poche pagine da scrivere.

Ma vivere è meglio che galleggiare

fra le onde di una sterile eternità;

percorrere un’incerta strada tra i boschi è eccitante

invece che vegetare in una perfezione fatta di sbadigli divini.

Forse temeraria e incosciente,

curiosa di esserci, finalmente,

dopo millenni metafisici di vita in potenza,

hai scavalcato, facciamo finta, le stelle,

le nubi, il cielo, gli uccelli e le galassie.

Era vano l’appello degli altri compagni lassù

a non abbandonare quell’eden di serenità

e a non sporcare di terra la tua anima.

Ma non ascoltasti i sospiri cosmici,

stanca di sbadigliare in attesa del tuo turno,

durante quell’appello lento e infinito

e del treno che non arrivava mai…

Chi sei, chi siamo, e perché chi lo sa;

prima niente, poi carne, poi di nuovo niente,

speranzosi soltanto di continuare ad avere

l’anima sporca di terra.

 

7 comments

  1. ti ringrazio molto perché nasce da un fatto assai intimi sul quale il rischio di fare retorica è sempre dietro l’angolo…

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  2. Grazie a entrambe; sì, Mary Simonetti, non sempre la retorica è una cosa negativa, è sufficiente farla vibrare lo stesso di qualcosa…

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