La Poesia della domenica (di Mary Barbara Tolusso)

Non so che pensare della risposta del Domenicale del Sole a proposito della coraggiosa lettera di protesta di Azzurra D’Agostino. Istintivamente, di pancia, leggendo in fretta l’articolo d’apertura di Serena Danna, e quello di spalla di Davide Rondoni, si evidenzia solo una sorta di pacata risposta a un tentativo di rivolta. Pare diano il lecca lecca ad Azzurra facendola finire in prima pagina, accanto a opinioni di Cortellessa e non ricordo più chi, ma ne vengono fuori le solite cose: il piagnisteo dei “ma” e dei “però”. Insomma la poesia è la forma di scrittura più alta ma non la compra nessuno, ma non la legge nessuno, ma non se la fila nessuno. Più in là, la replica di Rondoni non esiste. Neanche un cenno, a destra e a sinistra, sulla questione del monopolio, sul fatto che occupi molti spazi, finanche alla sua scelta di introdurre la raccolta poetica di Bondi. Cioè, mi spiego, sui bunga bunga della poesia neanche una parola, se non liquidare la faccenda con la solita stronzata che, chi si lamenta, è indubbiamente un invidioso (o un purista). Non basta. Rondoni che fa? Scrive un pezzo dove alza ancora di più il suo scettro, quasi a sberleffo di D’Agostino, la quale, inconsapevolmente, gli ha fornito il pretesto per infilare i suoi migliori under 40. Mi sarebbe piaciuto invece, così, tanto per dare ai poeti la luce che meritano, che qualcuno avesse affrontato serenamente le faccende di traffici e commerci che esistono qui – anche se credo in forma più limitata rispetto ad altre forme d’arte – alla faccia della purezza, come dappertutto. Dire le cose, con una certa serenità, non avere paura delle parole. Invece il mio scoraggiamento parte dai poeti stessi. Nell’occasione, a parte Azzurra, a cui diplomaticamente tentano di mettere il bavaglio, scorrendo le pagine di blog e riviste in internet, tante le risposte (anche irruenti) di solidarietà alla nostra, ma quasi nessuna a firma reale, con nome e cognome autentici, e questa viltà, questi sfoghi da frustrati repressi, sono davvero il contrario della poesia. Non sono certo il tipo che tende a unire arte e vita, ci mancherebbe, ma come per Mastercard, alcune cose non si possono comprare. Oppure sarebbe stato bello, o per lo meno più significativo, che qualcuno avesse approfondito quanto il verso sia basico per tutte le forme di scrittura. Infilare nella capoccia della gente quanto anche i loro romanzieri preferiti si siano nutriti di poesia (da Proust a Houellebecq, tanto per dire), invece che le solite geremiadi su quanto poco i poeti siano apprezzati letti amati, innescare invece un escamotage che aiuti la poesia a uscire dal suo pantano. Io per me, devo essere sincera, amo il pantano della poesia, inteso come contesto chiuso e selettivo, non adatto alle masse, ma se proprio dovete farle pubblicità almeno fategliela con qualche trucco più ardito. E infine mi sembra molto inutile, tirare fuori la genuinità di un Rimbaud, o Testori e Bigongiari come esempi puri di aiuto gratuito ai più giovani. Lo sappiamo. Lo sappiamo che puttane e marchettari sono sempre esistiti, così come sappiamo che alcuni poeti laureati aiutano i più giovani senza tornaconto. Ma il punto è che la lettera di Azzurra D’Agostino non parlava degli “altri”, si riferiva a un nome preciso. Sull’ordine del sogno, mi sarebbe piaciuto immensamente di più che Rondoni avesse detto, con la bella libertà della verità: ho fatto l’introduzione a Bondi perché, chessò, in questo modo mi assicuro dei fondi per aiutare alcuni giovani autori, oppure miglioro il mio centro di poesia o semplicemente mi faccio un amico onorevole in più. E certo però, addio Bondi. In ogni caso, anche questo: “sfruttare” mecenati con velleità poetiche (almeno) per ottimi fini, è sempre esistito. E sappiamo che Baudelaire non si risparmiava nel correre dietro ai critici e tanti gli autori eccelsi disposti a compromessi pur di ottenere ciò che volevano (Pasolini scriveva a Moravia per farsi appoggiare ai premi letterari, ma erano autori eccelsi). Se oggi però non siamo più disposti a un solo criterio di qualità, e lo scambio è legittimo con chiunque, per favore, per favore, almeno lasciamo a casa la purezza di un Rimbaud per misurare la vita della poesia.

© Mary Barbara Tolusso

76 comments

  1. Gent.mi,
    lascio perdere accuse banali, illazioni e offesucce. Se uno ha qualcosa da dire su quanto scrivo o faccio, ci mancherebbe, avanti. Ma qui vedo che molti si creano uno strano fantoccio a cui danno il mio nome per sfogarsi o sentirsi in pace sputandoci sopra. Monopolio mio ? ma di che ? lavoro, apro spazi, faticosamente, molto, leggo, studio, scrivo su un giornale come tanti altri poeti (perchè non pensate che sia il loro il monopolio ?) faccio pubblicare qualche libro come posso a poeti che ritengo validi. E poi sta pippa della prefazione a Bondi… E’ quasi divertente l’appigliarsi a questo come una specie di mantra, di argomento ultimo e indiscutibile…e così seriamente…Me la chiese quando ministro non era, ho scritto quello che penso indicando pregi e difetti come faccio con chiunque me lo chiede (mi sa che molti di voi la biasimano senza nemmeno averla letta, e questo non è serio…) ho criticato aspramente Bondi come ministro in più di una occasione così come ho fatto prefazioni o partecipato a libri con esponenti di spicco di altre parti politiche (ma queste forse vi andavano bene?). Uno può dire che la poesia di Bondi gli fa schifo e non avrebbe mai scritto una paginetta di prefazione, ok, ci sta. Si può dire questo di molti poeti prefati da tanti altri poeti, e ci sta. Ma agitare questo come una stella gialla da mettermi sul petto è troppo comodo e un po’ vile. E temo c’entri poco con la poesia che in molti qui dicono di servire puri e duri invece dello “sporco” fantoccio. Non ho tessere di partito e ho votato per fazioni avverse. E ho scritto prefazioni a gente di ogni tipo, età, e genere. Da fastidio questa libertà ? Da fastidio che io scriva sul sole ? E perchè non da fastidio tizio che scrive, che so, su repubb o sul manifesto ? mi pare un po’ infantile tutto questo. non mi pare qui di aver letto un appunto su cosa scrivo, se non un modo generico e poco ragionato, da comizio o da partito preso. Qualcosa da dire sulle segnalazioni che nella mia rubrica su Il sole ho fatto dei libri della gualtieri, della sica, della rosadini, di pusterla, di alcuni giovani poeti o altro ? sul libro scritto sulla letteratura a scuola edito ora da Il Saggiatore -niente da dire, poeti impegnati, sullo stato della trasmissione della poesia a scuola, io lo sto facendo e voi ? qualcosa da dire sulla traduzione dei Fiori del Male fatta da salerno editrice ? O su Apocalisse, amore ? Se sì, discutiamo di questo non di cazzate come il mio “scettro”. Che l’unico scettro che ho è quello di non esser re di niente di mio, nè del respiro, nè dei miei figli, nè dei miei giorni. Insomma di cosa state discutendo ?
    chi insinua di miei scambi con chicchessia usando la poesia o parla portando un solo fatto che dimostri quel che dice oppure taccia e si vergogni. Ho letto qui minchiate così indecenti e accuse grossolane che denunciano innanzitutto la miseria di chi le scrive.
    in vent’anni di lavoro intorno e con la poesia ho sempre mirato a creare spazi e occasioni per chi mi pare abbia talento, non per chi la pensa come me o scrive come me. Parlare dei nomi che ho segnalato sul Sole domenica come di una mia “cerchia” o di “miei” poeti fa semplicemente ridere. Chiunque ne conosca anche solo alcuni sa benissimo che hanno stili, posizioni, idee diversissime dalle mie e molti li vedo mai e non li frequento… (e tanti altri ne potevo aggiungere, certo, ogni elenco è errrante, ma nel mio gesto in quell’articolo c’era un che di volatile, ironico rispeto ai canoni, ai cataloghi, libero…). Alcuni nomi sono di ragazzi giovanissimi, diciassette, sedici anni, per incoraggiare, valorizzare. Non vi va bene nemmeno questo ? Che ci sia da fare molto per la poesia lo dimostra anche la pigrizia dei poeti e la voluttà con cui ammirano il proprio ombelico in discussioni un po’ surreali e comode, di nessun vero impegno nè intellettuale nè carnale. Ma è vero, probabilmente, come dice la sig.ra Azzurra d’Agostino che non ho il piacere di conoscere, non sono io il problema. Lei vuole che sul supplemento del sole (dove non comando io che sono un esterno ma il sig. Riotta e i suoi dipendenti) scrivano anche altri poeti e altri di poesia ? sono il più felice, e già accade, e se accade di più ne sarò più contento. E aspetto che Azzurra d’Agostino naturalmente chieda lo stesso anche a Il Corriere, Il Manifesto, Repubblica, a Fazio, a Costanzo a radio 1. Se non lo farà, e non ne discuterete qui, allora qualche dubbio mi verrà che il suo e vostro orizzonte sia invece un mirino. E comunque va bene lo stesso, non è da queste discussioni che passa la vita essenziale della poesia. Sono solo un cane che abbaia contro l’infelicità. Divoro poesia e la inseguo per questo. Non per fare sociologia della letteratura per di più in modo approssimativo. Mio nonno costruiva strade, a Forlì. Io provo a fare lo stesso. C’è qualcosa che deve in tutti noi lottare contro il trascinare la poesia nel piccolo orto dei nostri risentimenti e dei nostri calcoli, nel vicolo cieco dell’ego o dell’ideologia quando anche si traveste da insurrezione o da martirio. Per comprendere dove il vento si fa teso, e provare la dura gioia che brucia come una ferita. Vi auguro di fare anche voi questa lotta come a me capita sempre di fare, anche in pubblico, mettendoci la faccia.

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  2. “C’è qualcosa che deve in tutti noi lottare contro il trascinare la poesia nel piccolo orto dei nostri risentimenti e dei nostri calcoli, nel vicolo cieco dell’ego o dell’ideologia quando anche si traveste da insurrezione o da martirio.”

    E perché mai? Cos’è la poesia se non un calcolo? E perché mai dovremmo lottare “contro il trascinare la poesia nel vicolo cieco dell’ideologia”? Mi sembra che storicamente, e lei ne sa più di me, credo, sia sempre stato così: calcolo, risentimento, ego e ideologia. O vuole fondare un’avanguardia e quindi sta prendendo posizione contro qualcosa di antropologicamente inevitabile o non capisco proprio il significato di queste parole.
    Quella proposizione “Mio nonno costruiva strade, a Forlì. Io provo a fare lo stesso.” non mi sembra altro che lo specchio del risentimento, dell’ego e dell’ideologia. Entra in contraddizione. Come vede, per esempio, “io” non mi riferisco al suo intervento sul Sole. Mi riferisco ad una diversa concezione della “letteratura” in genere che non condivido.

    “Noi che amiamo il Pazzaglia e il suo Q.I.
    Votiamo bene e votiamo P.C.I.” (E. Sanguineti)

    “Meglio amante delle belle donne che gay” (S. Berlusconi)

    “L´omosessualità è una cosa contro natura. Una pratica con cui vuoi torcere la natura verso ciò che naturale non è.” (D. Rondoni)

    “Noi aprivamo ogni torno di Marx, come in casa propria si aprono le imposte, ma anche senza leggervi noi comprendevamo da quale parte andare, in qual campo combattere.” (V. Majakovksij)

    Con stima.
    L.

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  3. @ Rondoni: la ringrazio per l’invito che mi fa personalmente di venire a trovarla a Bologna ma ho qualche impegno se no sarei giunta fino a lei per guardarla in faccia e chiederle come è mai possibile che lei svii continuamente dalla domanda che le è stata posta (e ribadita) da Azzurra D’Agostino e da tutt* quell* che l’hanno succeduta. Non si tratta di una questione personale, mi pare ovvio. Per quanto mi concerne non sono poeta e in quanto non-poeta mi ritengo molto più libera rispetto a quanti qui non sono intervenuti per evitare che lei un domani non li recensisca con qualche trafiletto nelle testate nazionali che la ospitano (diciamoci la verità: uno dei tanti problemi della contemporaneità è anche quello dell’ignavia). Il punto non è elencare tutto ciò che lei ha fatto (perché sa bene che nelle carriere scrittorie di ognun* ci sono luci e ombre) e sintetizzare “sta pippa la prefazione a Bondi”: questo suo non è un giudizio critico e non ha nessuna valenza letteraria. Cosa mi dovrebbe significare “sta pippa la prefazione di Bondi?” Il punto non è nemmeno quello di portarci sul terreno accusatorio del “siccome Bondi è ministro” etc etc…il punto non è questo. Il punto è invece quello che lei, Rondoni, se si dice un critico non può esimersi dalla responsabilità di ciò che fa e neppure di quello che preferisce proprio perché su quelle scelte poggia una precisa posizione estetica (ed etica). Ammettere che lei apre strade e che scrive critiche e prefazioni a chi gliele chiede non le fa un grande onore sa: significherebbe annoverarla tra quella cerchia di persone che scrivono a vanvera e che rispondono a chiunque. Io invece sono dell’avviso che proprio in virtù dell’autorevolezza che lei segnala come guadagnata sul campo (prima e dopo la prefazione a Bondi) si sarebbe dovuto rifiutare e in questa sede, come in altre, qualificare da un punto di vista critico ciò che ha deciso o no di scrivere. L’autorevolezza, nella nostra contemporaneità segnata dal debolismo, si scambia con il potere: il punto è che non sono la stessa cosa. Ma evidentemente non vuole rispondere alla domanda e pretende che venga messa tra parentesi la scelta che ha deciso di intraprendere. Sull’attacco al Sole24ore vorrei comunicarle che non si tratta , anche questa volta, di un attacco ideologico: tra queste persone che scrivono sopra (e che lei oltrepassa e non chiama per nome e cognome) ci sono donne e uomini libere/i che hanno facoltà di giudizio (si potrà ancora avere il diritto di giudicare senza che si venga accusati di preconcetti e di vomiti ideologici?) sul lavoro di persone come lei e sulle storture del sistema mediatico (tutto). Proprio perché molte delle persone che lei vede scritte qui sono poete e poeti che il lavoro che fanno lo vivono, costantemente e dolorosamente, tutti i giorni sulla propria pelle. Quindi la pregherei di non farsi passare per un incompreso dileggiato da invidiosi e avvelenati perché qui, come altrove, le si chiede unicamente quello di cui lei si vanta: metterci la faccia. Con responsabilità.

    Alessandra Pigliaru

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  4. a Luc iano: non c’è ‘ideologia in quello che ho affermato, ho solo detto
    che la poesia nasce nel momento in cui il poeta riflette dentro sé, appunto, nel
    proprio silenzio, mica siamo uomini- macchina, è ovvio che poi può
    essere musicale o fare rumore sociale, non vedo perchè puntualizzi
    ogni cosa che dico se non per un piacere abominevole di aggrapparsi
    alle mie parole che per qualche motivo ti attirano

    Ultima cosa, a tutti:
    il coraggio di sostenere la semplicità e la nudità delle cose e dei
    sentimenti dove l’avete messo? nel cesso? la verità banale che sta dietro a tutta
    questa valanga di minchiate
    è forse troppo banale ai vostri occhi ?

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  5. Si parla tanto di ascolto e di silenzio che dovrebbe favorire un ascolto ma non si parla mai di dialogo. Eppure una comunità poetica dovrebbe costruirsi sul dialogo. Non si risponde alle domande, nè con risposte nè con altre domande. Si delegittimano le domande, piuttosto. Le domande diventano insulti a cui l’intellettuale di turno non può abbassarsi. Non stiamo soltanto provocando reazioni, non vogliamo infangare la reputazione o l’autorevolezza di qualcuno, così per gioco intellettuale, per partito preso. Certi poeti non vengono sfiorati dall’ipotesi che la poesia possa essere testimoniata con le parole e coi fatti, con le idee e con i comportamenti. E invece prevale il coraggio di chi si avvale della facoltà di non rispondere. Questo non è un processo. E se i valori sono discutibili, che se ne discuta allora. Ci sono naturalmente sentimenti, anche cose semplici e comprensibili a volte. Ma non per questo giustificabili con un “siamo fatti così, il mondo della poesia è da sempre stato così”. Oppure con l’affermazione di una libertà assoluta che non dà ragioni. Di colpe ne abbiamo tutti e possiamo commetterne ogni giorno. Si possono commettere errori ma è l’esserne orgogliosi, la sfacciataggine di chi non se ne vergogna, il problema, un problema secondo me. E ce ne sono stati di tentativi per aprirlo questo benedetto dialogo ma sono tutti falliti e questo sinceramente mi dispiace…

    http://ruminazioni.blogspot.com/2009/05/tre-poesie-di-davide-rondoni.html

    http://www.stradepossibili.it/?p=539

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  6. Devo dire che il commento di alessandra pigliaru mi piace molto e mi trova d’accordo totalmente; anche perché riporta il discorso al suo fulcro, ossia alle lettere di azzurra d’agostino e al senso di questo articolo di mary b. tolusso. A quello che molti di noi, in maniera diversa, hanno cercato più volte di ribadire.

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  7. gent.ma Alessandra
    non mi sottraggo per nulla. Lei ha letto quella prefazione ? O ne parla per sentito dire ? O ha in lei dei motivi, dei criteri, per cui a certe persone non si deve fare la prefazione per principio ? Io delle prefazioni che ho fatto e di quel che ho scritto non mi vergono né mi pento, se vuole discutiamo di questo, che siano prefazioni per un signore di mezza età che prova a scrivere poesie, per un ragazzo giovane alle prime armi, o per anziane signore che hanno qualche talento. E po certo ognuno è libero di scegliersi come “guida indiana” nei territori della poesia chi crede. Se a lei o ad altri non vado bene mi dispiace ma non mi pare che sia un problema grave. Rispondo di quello che scrivo in recensioni e saggi e in libri di poesia, non di schemi politici che affliggono altri. Aspetto la lettera della D’Agostino o sua agli altri giornali o testate televisive così sarà chiaro a tutti che non si tratta di una questione ideologica (cioè parziale). E la messa in discussione (magari entrando in merito) di altre autorevolezze (o tutte le altre vi vanno bene ?)
    Non si preoccupi che essendo romagnolo non sono portato a far la vittima, ma a essere realista. E a non aver paura di sbagliare. Non amo la noia, però non sopporto la menzogna o la insinuazione velenosa. Stia bene, con stima
    dr

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    1. Gentile Rondoni, rassicurandola sul felicissimo stato di salute della Pigliaru, la saluto cordialmente.
      Credo sia corretto lasciare a lei l’ultima parola per tornare a concentrare gli sforzi di questa redazione al servizio della bella scrittura e della sua diffusione, prima che la noia ci uccida.
      buona notte.

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  8. Quando dico che (anche) la poesia non può essere esaminata all’interno di un’idealità dico quello che ha quasi detto Davide Rondoni. Ma lui è più idealista. Quando dico che un poeta è quello che è, un uomo del tutto simile agli altri, senza alcuna sensibilità in più o in meno, ma dotato del talento della scrittura (come un fornaio per la scelta della pasta), dico quello che dico io. Il punto è, e in questo sono quasi d’accordo con Davide Rondoni, che l’idealismo (o l’ideologia) rischiano di provocare una grande confusione (in noi prima che nelle cose), con la conseguenza di un illusorio transfert tra frustrazioni e idee. Come accade per qualche lavoro intellettuale, anche in poesia non esistono scorciatoie, bisogna fare fatica, mettersi di fronte a uno specchio, fare la conta dei propri limiti (vittimismi, invidie, antagonismi, egoismi etc.). Non è un percorso facile, se lo si fa davvero, perché è complicato tenere il profilo basso e mettere in pratica quella che io chiamo una sorta di chimica dei sentimenti, una disciplina del sentire. Ci sono cose che devono essere osservate, paradossalmente, devono entrare, a mio avviso, nella zucca idealista di chi pratica la scrittura, altrimenti si scivola in retorica, è quasi stupido dirlo ma, dal tenore di alcuni commenti qui esposti, non è stupido ripeterlo.
    “Non c’è il bene e il male, esiste solo il potere, e quelli troppo deboli per averlo”, non lo dice Lady Macbeth, ma un personaggio della Rowling, per dire quanto Harry Potter sia più smaliziato di molti poeti.
    Non è cinismo. È la realtà. A me personalmente il potere piace, e mi piace la possibilità di usarlo nel migliore modo possibile, ricordandosi anche che per essere molto giusti, talvolta bisogna essere molto stronzi. E, ahimè, quella prima del “Sole” era tutto un “buono” e un “bello”, la poesia quale punta di un iceberg morale. Le solite banalità che mi fanno diventare uterina. Quando assisto a questo tipo di appiattimento, non posso essere del tutto indifferente, mi sento offesa, come giornalista innanzitutto, tenendo sempre presente che il lettore non è un idiota. Insomma quella pagina ci ha dimostrato una volta in più quanto gli ideali (con gli articoli presenti) non aggiungano nulla, e che sarebbe stato davvero simpatico che i critici intervistati avessero detto: la poesia? Ha un’idealità sempre fuori tempo, o più avanti o più indietro, quindi lasciamola nel suo pantano (e chissà, forse a qualcuno sarebbe venuta più voglia di acquistarla). E di spalla, Davide, avresti potuto fare una sintesi del discorso qui sopra, più realistico e sanguigno. Ma lo so, lo so, ci vuole sempre una certa eleganza. Io per me non ne sono capace, di essere elegante, anche questo vedo nello specchio. Però vedo anche le necessità (di un’illusione, diceva qualcuno), di molti, (non solo di rancore), e se mi espongo, in genere mi espongo sempre per suggerire che tali idealità non fanno bene né a noi stessi, né alla poesia. Sull’idea di “libertà” però, nutro sempre profondi dubbi. Come giornalista, non certo di giornali autorevoli come il “Sole”, ho comunque ricevuto suggerimenti e pressioni per recensire alcuni autori, si sa come vanno queste cose, tu fai un favore a me io ne faccio uno a te. Tutto regolare. L’ho fatto nei casi in cui condividevo il gusto dei libri in questione, non l’ho fatto quando i testi erano al di sotto della soglia di dignità. So per certo, per quel poco che mi conosco, che se accogliessi (anche) questo scambio di favori gonfierei il bacino delle mie insicurezze dicendomi che quello, o quest’altro, se mai mi dovessero aiutare (o recensire), lo farebbero solo perché mi dovevano qualcosa. In fondo quando si ha il coraggio di parlare bene di un libro brutto chi l’ha scritto, o chi l’ha suggerito, ti deve molto di più che se il libro fosse stato bello, perché recensire un libro bello mica è un favore, no? Ma è molto probabile, non perdendomi di vista, che quando sarò più sicura sarò più ben disposta a certe cortesie, si sa mai. Io per me ora scelgo la linea dura, non per qualche miraggio etico, come si può ben capire, solo per puro ed egopatico egoismo, nel senso che la sicurezza del mio io viene prima di tutto. Eppure, nonostante ciò, io non sono in grado di definirmi libera. Quindi cos’è la libertà? Non lo so. Io ancora non lo so. Bisogna essere molto cauti per acquistare sicurezza, ma occorre concedersi ogni tanto qualche gesto estremo, senza “rischio” non si arriva da nessuna parte.
    Mi preme solo non tirare in ballo quelle idealità di cui ho già trattato, e meglio, in altre forme. Quelle idealità da cui, se ci si fa tentare (per paura, comodo, utopia), ho il sospetto che non si capirà mai niente. Ma questo l’ho già detto.
    Sarebbe bello che almeno da grandi, non come alle elementari, qualcuno in più (di autorevole) ci dicesse come va il mondo, come si è costruito e inventato (penso ad alcune dichiarazioni e interviste – non solo ai romanzi – di Busi o Moresco o Parente, per restare in Italia); il mondo con tutti i suoi compromessi, buoni cattivi giusti sbagliati, e soprattutto per finirla di pretendere dal mondo (e dagli uomini) qualcosa di diverso. Tutto questo discorso apparentemente cinico non esclude la mia fede: per qualche strana convinzione, ne sono certa, le cose veramente belle, le cose alte che mirano all’eccellenza (rare e necessarie), fanno comunque la loro strada, a prescindere dalle nostre miserie o mancanze. Per cui anche questo nostro dibattere, a pensarci bene, appare piuttosto ridicolo. Ma ci si dovrà pur distrarre in qualche modo prima di morire. Quindi sul filo della distrazione, penso solo che si poteva scrivere di poesia, magari iniziando a distinguere tra poesia e realtà e chiederci quanto abbia a che fare, in termini di giustizia, una cosa con l’altra. Quali siano i compromessi necessari alla letteratura. E alla vita. Magari avvalendoci di chi ha già dato, in termini di “verità”, qualche spunto, basterebbe leggere con senno “Davanti alla legge” di Kafka.
    Io per me, mi dispiace, non ho nessuna voglia d scrivere al “Sole”, ho altro da fare. Cioè, mi spiego, scriverei al “Sole” solo se il “Sole” chiedesse (e pagasse) una mia opinione. Oltre al fatto che L’imbalsamatrice affronta in diversi punti le medesime questioni, quindi non vedo perché ripetermi. E per lo più gratis. Buon lavoro.

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  9. grazie di nuovo mary, abbiamo fatto ogni tanto questo discorso e sono contento che tu l’abbia ribadito anche qui.
    Aggiungo un’ultima cosa al commento di rondoni, al punto in cui dice di aspettarsi che Azzurra D’Agostino scriva lettere anche agli altri giornali per criticare anche quelli e i poeti che ci scrivono. Perché? Mica è un obbligo? Se si manifesta una critica verso un giornale o un poeta o uno scrittore non è che per pareggiare i conti, si debbano criticare, per forza, pure gli altri. Non penso che una critica per essere valida debba essere pareggiata da un’altra. Buon lavoro e buona giornata a tutti

    gianni montieri

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  10. Ideologie, Idealismo, Idee. Sono temi caldi che meriterebbero un altro post, almeno.
    Ma qui vorrei riprendere l’analogia del fornaio perché mi è piaciuta molto. Come il fornaio per la scelta della pasta, il poeta ha o crede di avere un talento, cioè una “capacità intellettuale non comune associata a genialità o estro vivace” (secondo la definizione del Devoto-Oli). Qui inizia l’analogia e sono d’accordo. Ma dove finisce questo parallelo? Se il fornaio che crede di avere un talento sceglie ingredienti scadenti o scaduti, cerca di risparmiare sulla farina, l’acqua sporca, non conosce o sperimenta tempi di cottura che rendono il pane indigeribile, alza i prezzi, etc….ne risponderà a qualcuno, a chi ha assaggiato quel pane e non l’ha digerito. Non c’è il bene e il male, ma chi assaggia quel pane potrà dire se gli è piaciuto, se non gli è piaciuto e perché. Il fornaio può rispondere o decidere di perdere un cliente. Il poeta no, il poeta non ha clienti. Il poeta ha forse interlocutori ma è una sua scelta che fa in quanto uomo realista che prende atto della realtà e, senza per forza cadere nel manicheismo del bene e del male o nell’ andreottiano “il potere logora chi non ce l’ha”, cerca di ragionare sulla realtà per capire cosa gli piace e cosa non gli piace, e perché, e che possibilità ha di cambiare se stesso per assomigliare di più a ciò che gli piace e, come giustamente diceva Calvino, “dargli spazio e farlo durare”. Ma lo fa da uomo prima che da scrittore o da fornaio. Sono un idealista? Secondo quale definizione di idealismo e di realismo? Ora c’è chi pensa che un poeta possa anche essere un opinionista, un intellettuale per usare parole demodè. La poesia, ma parliamo più in generale di scrittura, che chi pensa sia un prodotto culturale privilegiato. Perché è lavoro sul linguaggio, sulla scelta delle parole e sulla loro relazione, sulle cause e sugli effetti. E le parole sono (anche, soprattutto) idee. Non si tratta di renderle più o meno libere ma di trattarle per quello che sono, con competenza, come con competenza deve essere giudicato il panino del fornaio. E con onestà. Certo che viviamo di contraddizioni e di contraddizioni stiamo parlando. A queste contraddizioni si può rispondere con un “me ne frego, parliamo d’altro”, con “beati i potenti, invidio il loro potere e potrei usarlo anche a fin di bene” oppure con lavoriamo insieme per cercare un compromesso, una soluzione che prenda in considerazione un certo modo indipendente (il più indipendente possibile) di concepire l’arte, di cui certo si può discutere. Senza idealismi ma con idee.

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  11. Ma siamo davvero ridotti così male che avere un’etica “professionale”, che ci obbliga a rispondere delle nostre azioni davanti all’opinione degli altri è diventata utopia, idealismo o (peggio) ideologia? Oppure ho capito male io?
    Perché di etica professionale parliamo, che dal mio punto è una cosa che ha uno stretto contatto dalla realtà. Se devo farmi curare, m’importa relativamente se il medico è adultero, ladro, esibizionista ecc. finché ciò non interferisce con il suo mestiere. Ma se per raccomandazione o per mazzette segue certi pazienti e altri no, o se notoriamente confonde l’arsenico con l’aspirina m’importa eccome

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  12. per chi non avesse comprato il sole24 ore di ieri segnalo un proseguimento del dibattito in un articolo di Riccardi, appena trovo il link all’articolo lo metto qui

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  13. l’ho letto e per quanto mi riguarda non c’è alcuna prosecuzione di dibattito, che si sarebbe prodotta pubblicando questa, o altre repliche… anche nel pezzo di Riccardi, assai generico, sulla vitalità della poesia contemporanea si aggirano le questioni poste, e punto.

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