riviste

Nasce Argolibri (comunicato stampa)

 

NASCE ARGOLIBRI, IL NUOVO MARCHIO EDITORIALE DELLA RIVISTA ARGO A 20 ANNI DALLA SUA FONDAZIONE. TRA LE PRIME PUBBLICAZIONI: OPERE DI CORRADO COSTA, TESTI DI ANTONELLA ANEDDA E MARIANGELA GUALTIERI, E, NEL 2020 IL LINGUAGGIO ALIENO DI JACK SPICER E LA MIGLIORE POESIA EUROPEA.


SI RINNOVA ANCHE LA STORICA RIVISTA CON IL NUOVO MAGAZINE ONLINE, NELLA REDAZIONE ANCHE IL POETA E CRITICO LELLO VOCE.

Nasce Argolibri con una serie di opere irriverenti e illuminanti: scritti e disegni di Corrado Costa tratti dalla rivista satirica «Il Caffè letterario»; poesie di denuncia nate in un reparto psichiatrico e patrocinate dal movimento basagliano “Le parole ritrovate”; i sonetti protofemministi di Leonora della Genga e di altre grandi poète del Trecento in dialogo con Antonella Anedda e Mariangela Gualtieri; un trittico di Jack Spicer che si chiude con le sue 15 false proposizioni contro dio, dettate dai marziani,  in cui l’autore statunitense, già tradotto da Argo (After Lorca, premio Benno-Geiger 2018 per la traduzione), pone le basi per quell’etica poetica descritta dal verso «poeta, sii come dio».
Argolibri partirà con le seguenti collane: Talee, piccole gemme introvabili ma necessarie, curata da Andrea Franzoni e Fabio Orecchini; Fari, dedicata alle opere illuminanti e curata da Valerio Cuccaroni; Rizomi, dedicata ai nuovi media e curata da Giulia Coralli; Territori, dedicata alle monografie della rivista e curata da Rossella Renzi.
Argolibri nasce dalla ventennale esperienza editoriale di Argo, “una delle migliori riviste letterarie indipendenti d’Italia” («Il Libraio», 6/10/2017), fondata nel 2000 all’Università di Bologna sotto l’egida del compianto Guido Guglielmi. E nel 2020, per festeggiare i suoi 20 anni, uscirà per i tipi di Argolibri il numero 20 della rivista dedicato alla migliore poesia europea, realizzato in collaborazione con Alberto Bertoni, poeta e docente dell’Ateneo bolognese.
In occasione della nascita di Argolibri inizierà anche la nuova serie della rivista Argo e il nuovo magazine elettronico http://www.argonline.it, diretto da Marco Benedettelli (direttore responsabile) e Andrea Capodimonte (caporedattore); quest’ultimo coordinerà una redazione composta da antropologi, architetti, artisti, letterati, tra cui la celebre firma del poeta e critico Lello Voce.
Il giorno previsto per il lancio congiunto è il prossimo 3 Giugno.
Argolibri è un marchio editoriale dell’impresa creativa Nie Wiem, casa editrice della rivista Argo e organizzatrice del poesia festival La Punta della Lingua, co-diretto da Luigi Socci e Valerio Cuccaroni, e del film festival Corto Dorico, co-diretto da Daniele Ciprì  e Luca Caprara.
Parte dei fondi necessari per avviare Argolibri derivano dal contributo della Regione Marche ottenuto da Nie Wiem per aver vinto il bando per l’editoria 2018; a sostegno ulteriore delle attività ci saranno i lettori e gli appassionati che da sempre seguono la rivista e co-finanziano le pubblicazioni di Argo, in passato accompagnate da case editrici come Pendragon e Gwynplaine, e che ora, formalizzando la propria indipendenza e unicità, diviene editore.

Polesìa (51 poeti per la democrazia)

premio-letterario-trivio-20171

 

Domenica 18 novembre ore 10,30 a “Il tempo del vino e delle rose”, Piazza Dante, Napoli, verrà presentato il 4° numero delle rivista «Trivio» (Oèdipus) ovvero Polesìa (antologia di 51 poeti italiani per la democrazia).
Interverranno: Bernardo de Luca (poeta e critico), Francesco G. Forte (editore), Antonio Pietropaoli (direttore della rivista «Trivio»), Ferdinando Tricarico (curatore del fascicolo), oltre ad alcuni dei poeti antologizzati.
Trivio, o trivium, in epoca medievale indicava le tre discipline liberali filosofico-letterarie e il loro insegnamento: grammatica (lingua latina), retorica (l’arte dell’oralità), dialettica (filosofia). Con la denominazione «Trivio» è stata fondata a Napoli una rivista semestrale che si occupa di poesia, prosa e critica edita dalla casa editrice salernitana Oèdipus di Francesco Forte e diretta da Antonio Pietropaoli. Il quarto numero della rivista, che ha come titolo Polesía, è curato dal poeta Ferdinando Tricarico e si presenta eccezionalmente come un volume monotematico sulla “democrazia”, volume che coinvolge un folto numero di poeti. La scelta nasce dalla considerazione del direttore scientifico Antonio Pietropaoli (si veda la sua breve Premessa al volume, a p. 5), secondo cui se una rivista culturale deve “da un lato godere della più ampia libertà di movimento” deve anche, “dall’altro, … lasciarsi incalzare dagli eventi della realtà esterna”: una realtà di grave disagio politico e civile, nella quale “non solo il sistema democratico mostra evidenti crepe, ma il concetto stesso di democrazia viene revocato in dubbio, è entrato in crisi … ultimo effetto perverso della globalizzazione, che ha inoculato in tanti, in troppi, la convinzione che la democrazia fosse solo quella degli integrati, degli inclusi, degli (ad) agiati, e si fosse dunque trasformata in odiosa oligarchia”.
L’intento di quest’ampia riflessione sulla democrazia, come forma di potere, ma soprattutto come forma di convivenza civile e culturale è spiegato dal curatore del numero, il poeta e critico Ferdinando Tricarico: “ Lanciare il sasso nello stagno del disincanto politico, pur essendo, nell’era della globalizzazione finanziaria, la crisi della democrazia ed il tentativo di rigenerarla, questione cruciale per il vivere civile, non è stato facile. Dubbi sul convocare i poeti in modo così esplicito a dire in versi ciò che è ostico inquadrare a sociologi, filosofi e politologi, dubbi sulle antologie tematiche come antidoto all’impossibilità di quelle per autori o per tendenza, dubbi sulla possibilità di selezionare testi molto differenti per modi e forme mantenendo una qualche coralità. Eppure, l’effetto straniante e qualche volta disturbante dei miei inviti, (qualche rifiuto per delusione da militanza, insospettati timori di adeguatezza, eccessi di aspettativa in senso positivo o negativo) mi hanno convinto, già in corso d’opera, sempre di più, della necessità di insistere nel simposio poetico. […] Sono tante, invece, le strutture formali adottate: l’apologo, la fiabetta, la ballata, il dialogo, la riscrittura, il monologo, il cut up, il sonetto, la canzone, la prosa poetica, il frammento, la sequenza seriale, la filastrocca, le tante possibilità della tradizione e delle avanguardie più recenti di manipolare la plastica e malleabile lingua letteraria italiana. Non mi dilungo su cose finemente commentate da Francesco Muzzioli e Giso Amendola in pre e post-fazione, ma si legge chiaramente che agli autori la crisi della rappresentanza appare definitiva, al meglio si indicano ipotesi di partecipazione diretta come uscita collettiva dalla crisi o ricerche di ambiti piccoli e privati dove esprimere bisogni di uguaglianza e giustizia. In ogni caso, per conflitto, disillusione, negazione fino al nichilismo, i poeti cercano l’inedito, comprendono il mutamento epocale, non abusano del passato quale ancoraggio ma navigano nel mare aperto oggidiano con le sue inquietanti oscurità. Infine, la lingua e la sintassi, davvero ci dicono della fine delle dicotomie novecentesche: canone e avanguardia, prosa e poesia, armonico e dissonante: senza doversi auto-etichettare, i versi si mostrano per quello che sono, non c’è ricerca spasmodica di spiegarsi, di dirsi altro, di chiudersi in casematte, non ce ne sono di bunker sicuri e i poeti democratici l’hanno capito”. (altro…)

La rivista “Il Mangiaparole”

È nata una nuova rivista, Il Mangiaparole. Il sottotitolo recita: “Trimestrale di poesia, critica e contemporaneistica”

È nata una nuova rivista. Si chiama Il Mangiaparole, che già nel titolo richiama l’idea di questo Leviatano che deglutisce miliardi di parole al secondo, tale è la velocità dei nostri mezzi di comunicazione di massa e dei social network, oggi. Le parole, i miliardi di parole del nostro modo di vita vengono introiettate ed annientate nel buco nero di un mostruoso Leviatano. Siamo consapevoli che una nuova rivista ha senso soltanto se contribuisce alla creazione del nuovo linguaggio della «nuova poesia», altrimenti è bene che venga fagocitata anch’essa dal Leviatano globale.
Nella poesia che si fa oggi vale un unico motto: Loquor ergo sum, parlo dunque sono. L’«io» si auto produce per partenogenesi e si riproduce come una metastasi invincibile: la poiesis è diventata una musa di massa. Non è neanche di plastica la «poesia» che si scrive oggi, è un chewing gum che si mastica e si mastica e sta sempre lì… anche per confezionare una «poesia di plastica» occorre del talento, in mancanza del talento ci si accostuma a fare una poesia-chewing gum buona per tutti gli usi.
Certo, la grammatica garantisce un ordine, una ratio, una civiltà, deve essere adottata da tutti. La sintassi è la legislazione della lingua, è il patto che tutti i cittadini devono rispettare. Sempre più spesso, leggendo la poesia dei nostri contemporanei, c’è da chiedersi se la «poesia» voglia veramente rappresentare la problematicità dell’uomo di oggi. Il vero problema è se ci si può esprimere in quello pseudolatino internazionale che è il minimalismo acritico dei nostri tempi.

(altro…)

Trent’anni di Poesia (di Sara Vergari)

Poesia_01_18

È tempo che si sappia!
Trent’anni di Poesia

 

(…)
È tempo che si sappia!
È tempo che il sasso acconsenta a fiorire,
che l’ansia abbia un cuore che batte.
È tempo che sia tempo.

È tempo.

(Paul Celan, n.102, gennaio 1997; trad. di Gianni Bertocchini)

Solo con parole poetiche, con le più celebrative e intensamente piene di vita, è possibile omaggiare una rivista che all’apertura del nuovo anno compie trent’anni. È tempo che si sappia dunque, che «Poesia» di Crocetti editore arriva oggi ad un traguardo a cui pochi avrebbero creduto e anche a buon diritto, viste le difficoltà che un progetto simile incontra inevitabilmente nel suo percorso. È tempo che le fatiche di quei cuori battenti, primo fra tutti Nicola Crocetti, e la passione dei fedeli collaboratori e lettori fioriscano in un numero speciale, il 333, che ripercorre una storia di ricerca e proposta continua. «Poesia» è evidentemente un fenomeno editoriale anche in termini di cifre; da gennaio del 1988 la tiratura della rivista ha oscillato tra le 20.000 e le 50.000 copie offrendo oltre 36.000 poesie da 38 lingue diverse per un totale di 3.300 poeti spesso sconosciuti in Italia. Ma oggi possiamo permetterci di dire che il valore di «Poesia» non risiede davvero in questi numeri, seguendo quanto ha scritto Vivian Lamarque come augurio di compleanno.

Trent’anni di operazioni non in cifre,
in lettere.  Mai tornano i conti a Nicola
Crocetti, non lo amano i numeri.
Ma le lettere oh le lettere dell’alfabeto sì.
.  Lo inseguono come i topi il pifferaio
di Hamelin, come il mare Ulisse,
come gli invitati lo sposo e la
sposa, come le api i fiori,
come i poeti l’amore il dolore.

È tempo che sia il tempo della poesia, del potere giusto delle parole contro tutte quelle scagliate al vento in direzione sbagliata. È tempo di un gesto forse anacronistico, quello di comprare una rivista cartacea che offre esclusivamente poesia, che ci impegna a leggere, a sentire, a capire.
332 numeri sono difficili da contenere in qualsiasi discorso celebrativo ma sicuramente senza «Poesia» ci sarebbe in Italia meno poesia e più silenzio, mancherebbe cioè una voce che sappia dare con dignità un volto alle forme più imprescindibili del nostro essere uomini. Per capire quanto ha fatto e continuerà a fare basta scorrere le pagine di questo numero speciale di gennaio, dove al passare del tempo si affianca una passione letteraria che mai si è scissa dalla vita stessa. Parlare di «Poesia» significa chiamare in causa tutti quegli autori che hanno dato vita alle pagine della rivista, cercando in loro il significato stesso dell’esperienza lirica. Difficilmente potremmo trovare un angolo di mondo in cui, in questi trent’anni, la rivista abbia ignorato la voce di un poeta, creatura senza peso a cui è dato rubare anche le vergini agli dèi. Il poeta rompe gli argini, a lui è permesso vedere qualcosa che agli altri non è concesso, per riportare in parole una conoscenza irrazionale che pure aiuta a vivere. La poesia arriva da altezze sconosciute, è un istinto cieco, una mania nel senso platonico del termine. (altro…)

Gianni Montieri, poesie da Versodove n. 19

 

Le giacche dove si consumano
i vecchi
mi hai detto, guardavamo
un video del professor Raimondi
che con frasi perfette a braccio
a mente raccontava la sua vita
la sua lingua. Il cuore si è fermato
per un attimo quando ho pensato
che l’unico miracolo l’ultima
bellezza sarebbe il consumarmi
dentro una vecchia giacca
regalatami da te.

 

*

Qualcuno mi ha detto che Giugliano
brucia: c’è stato un altro incendio
di notte in via Epitaffio, lì dove
a maggio i fedeli vanno “a prendere”
la Madonna; un capannone dicono
vicino alle case è tutto rosso tutto
arancio è fumo nero, in infradito
in pigiama la gente è in strada,
qualcuno gira un video, altri
nemmeno se ne accorgono
ma è la morte che incombe di nuovo.
La morte che ci accompagna
senza vanto, senza fortuna.

 

*

Milano, ultima

(a Giordano, che sa)

Eccola la mia città di nuovo
comparire istante dopo istante
tetto dopo tetto, il giallo
smunto delle case di Lambrate
le imposte un poco consumate.

Eccola insieme a quel che ricordo,
a quel che dimentico, prima un
ponte poi un’intuizione, sapere
sotto al binario cosa passa cosa
è passato cosa – infine – passerà.

Eccola in un piano sequenza
lungo il giusto, colori
mai uguali, un pensiero
un battito mancato sotto
al cuore alle nove del mattino.

Eccola mentre si accosta
e mi riconosce e mi accoglie
un’altra volta, da vent’anni,
per poi sparire e lasciarmi
come tutti alle cose da fare.

(altro…)

Tu se sai dire dillo 2017 (VI edizione)

L’immagine è di Biagio Cepollaro, Narrazione n.3, 2016. Tecnica mista su tela, cm 50 x 70

TU SE SAI DIRE DILLO 2017
VI EDIZIONE

Libreria Popolare, Via Tadino, 18 – MIlano

5, 6 e 7 ottobre

Rassegna a cura di Biagio Cepollaro

La VI edizione di Tu se sai dire dillo si svolgerà presso la Libreria Popolare di via
Tadino e si articolerà intorno ai temi: la poesia di Giuliano Mesa; il lavoro delle
riviste on line (Ulisse) e cartacee (storica come il Verri e relativamente recente come
la napoletana Levania); le nascenti collane di poesia Autoriale e Perigeion della
Dot.com Press; la questione della drammaturgia poetica; alcuni spunti di
riflessione teorico-politica. A contorno della rassegna sarà allestita la mostra di
pittura di Biagio Cepollaro Piccola fabrica dedicata alla memoria di Giuliano Mesa

Giovedi 5 ottobre 2017

ore 18.30
Inaugurazione della Mostra di pittura di Biagio Cepollaro Piccola fabrica dedicata a
Giuliano Mesa; Biagio Cepollaro e Gianni Montieri leggono Giuliano Mesa

Ore 19,00
Italo Testa e Stefano Salvi: la rivista Ulisse

Ore 19,30
Intervallo

Ore 20.00
Leggono Milli Graffi e Giulia Niccolai

Ore 20,30
la rivista il Verri
Con interventi di Paolo Zublena e Angelo Petrella

Venerdi 6 ottobre 2017

ore 18.30
Creazioni politiche
A cura di Pino Tripodi e Jacopo Galimberti

ore 19.00
Chi è l’autore
Giuseppe Carrara e Giovanni Renzi

ore 19,30
Intervallo

ore 20,00
La Collana Perigeion: Nino Iacovella, Christian Tito, Giusi Drago in
conversazione con Luigi Metropoli

ore 21.30
I racconti di Giorgio Mascitelli

Sabato 7 ottobre 2017

ore 18,30
La rivista Levania
A cura di Eugenio Lucrezi
Carmine de Falco, Emmanuel di Tommaso , Paola Nasti,
Antonio Perrone e Enza Sivestrini.

ore 19,30
La collana Autoriale
Andrea Inglese: l’autoantologia.

ore 20.00
Peli di Francesco Forlani , Fefè, 2017 –

ore 20,30
Intervallo

ore 21,00
Drammaturgia poetica
a cura di Laura Di Corcia e Vincenzo Frungillo

Vito Bonito, Odio l’estate (da Versodove n. 19)

*

Nel tuo silenzio io mi perdo

D’estate aumentano vertiginosamente le preghiere non esaudite.
Ci chiediamo perché. Ma cercare una risposta che soddisfi la nostra strenua e sì aguta interrogazione è cosa vana: sotto il sole di fine luglio le risposte muoiono come uccellini dentro una vertigine di luce.
Allo stesso modo e con la stessa irragionevole esattezza gli uccellini medesimi chiedono al vento perché noi ci poniamo simili domande.
Tace il vento (caldo dell’estate): sulle ossa, sulle tamerici, tra le luci e le feci, sulla nostra demenza, sulla stupida favola della nostra impotenza.

Il vento piange, piangono gli uccellini incantati, piangono i preganti, gli astanti, piange pure il telefono – ormai amico estinto di giorni perduti.

*

A casa i vivi non ritornano più.
Nei letti dei bambini sussurra la cenere: su su su, è ora di andare – noi siamo la cenere, un muover di ciglia e il vuoto che dentro ci pispiglia, siamo il pappo e il dindi, il quinci e il quindi, specie segnata, caligine affannata.

 *

E così, dopo aver comprato Il libro contro la morte di Canetti, lo guardo – chiuso in sé. Nel paradosso di un libro finito dalla morte stessa.
Ma l’amico Jonny Costantino mi porge, dentro una conversazione pomeridiana, una fulminante sentenza che l’autore di Auto da fé scrisse per la nascita della figlia. Ma sfogliando il libro, mi accorgo dell’aforisma successivo:

 

O bambina mia, bambina mia, per quanto tempo ancora potrò essere tuo padre?

Non ho di che lamentarmi perché sono riuscito a conoscerti. Ho assistito ai tuoi primi passi e udito le tue prime parole. Nemmeno questi passi e queste parole ho meritato, non ho meritato nulla perché non ho preservato nessuno dalla morte…

*

Sotto il sole di fine luglio
tornando a casa
mi accorgo che

gira il mondo gira
nello spazio senza fine
nella gioia e nel dolore
nello spasimo biancore

il mondo
non si è fermato mai un momento
la notte insegue sempre il giorno

e se il giorno è solo un girotondo
la morte non è affatto il piatto forte

semmai proprio il suo contorno.

*

© Vito Bonito

*

Versodove n. 19, settembre 2017, sommario:

*

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

La prima presentazione di Versodove n. 19, sarà a PordenoneLegge domenica 17 settembre alle 0re 15,00