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I poeti della domenica #257: Samuel Beckett, da “filastroccate”
Continua a leggere: I poeti della domenica #257: Samuel Beckett, da “filastroccate”silenzio così che ciò che fu prima non sarà mai più dal bisbiglio lacerato d’una parola senza passato per avere troppo detto non potendone più giurando di non tacere più [traduzione di Gabriele Frasca] silence tel que ce qui fut avant jamais ne sera plus par le murmure déchiré d’une parole sans passé…
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Testi da ‘Abbiamo fatto una gran perdita’ di Alberto Cellotto
Continua a leggere: Testi da ‘Abbiamo fatto una gran perdita’ di Alberto CellottoHotel Misa, Marzabotto Domenica 28 settembre pomeriggio Caro Lucio, non credo resterò qui a dormire stanotte. Sono partito ieri, ho dormito in Veneto, e stamattina ho voluto visitare ancora la città etrusca e la necropoli. Mi soffermo sempre sulle ciotole e sugli aghi. Ho ripensato a Montreux e al museo della città, dove c’è…
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Due poesie di Mila Lambovska (tradotte da Emilia Mirazchiyska)
Continua a leggere: Due poesie di Mila Lambovska (tradotte da Emilia Mirazchiyska)Violoncello capriccioso domenica Conto le cornacchie sto impaludendo fa’ le cose giuste un gargarismo mi arrotondo come lo senti, così pronuncialo eludiamo responsabilità esprimendo i sentimenti con attenzione desideriamo a volte crolliamo in silenzio scaviamo cavità sempre più fonde sempre più addentro per evitare l’incontro pronuncialo anche se di fuoco giugno è quasi luglio passa…
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Intervista ibrida a Gabriele Galloni (di I. Grasso)
Continua a leggere: Intervista ibrida a Gabriele Galloni (di I. Grasso)IN CHE LUCE CADRANNO Intervista ibrida a Gabriele Galloni di Ilaria Grasso Per la raccolta di Gabriele Galloni, In che luce cadranno, ho realizzato qualcosa di diverso dal solito perché ero incuriosita dal fatto che un poeta così giovane si interessasse alla morte tanto da scriverne un’intera raccolta per cui ho contattato Gabriele Galloni…
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Luigia Rizzo Pagnin, Chi ti scolpì sapeva…
Continua a leggere: Luigia Rizzo Pagnin, Chi ti scolpì sapeva…Chi ti scolpì sapeva la forma che può prendere straziata la materia di un bronzo. Sapeva come aggricciare nella figura le pieghe e le piaghe della tua resistenza. Partigiana, portata poi sulla riva dell’acqua perché venisse la continua onda a lambirti e a rifarti viva. Quale ragazza a Venezia sa dove ora tu giaci? Quale…
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Lucia Guidorizzi, Icelandia (inedito)
Continua a leggere: Lucia Guidorizzi, Icelandia (inedito)ICELANDIA Ti devi rallegrare di questa conoscenza pesante raggiunta fra banchi di ghiaccio Harry Martinson, Le erbe nella Thule Da fuoco e gelo contrapposti Scaturiscono contrastate armonie Alla fine dell’aurora Inizia una nuova notte Tra lembi di luce sottile “Quale occhio umano potrebbe guardare attraverso il suo velo intessuto di nero?” Percorriamo vie luminose…
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Festival dei Matti 2018: il programma
Continua a leggere: Festival dei Matti 2018: il programmaFestival dei Matti – IX edizione 17-20 maggio 2018 Venezia A margine. Abitare luoghi comuni. Si parlerà del fatto che follia (quale che sia il senso che diamo a questa parola) è da sempre l’effetto di una messa a margine, a fondo pagina di discorsi che reggono soltanto bandendo il fuori campo. Una questione di spazi separati,…
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I poeti della domenica #250: Eugenio Montale, Il sogno del prigioniero
Continua a leggere: I poeti della domenica #250: Eugenio Montale, Il sogno del prigionieroIl sogno del prigioniero Alba e notti qui variano per pochi segni. Il zigzag degli storni sui battifredi nei giorni di battaglia, mie sole ali, un filo d’aria polare, l’occhio del capoguardia dallo spioncino, crac di noci schiacciate, un oleoso sfrigolìo dalle cave, girarrosti veri o supposti – ma la paglia è oro, la lanterna…
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I poeti della domenica #249: Eugenio Montale, Notizie dall’Amiata
Continua a leggere: I poeti della domenica #249: Eugenio Montale, Notizie dall’AmiataNotizie dall’Amiata Il fuoco d’artifizio del maltempo sarà murmure d’arnie a tarda sera. La stanza ha travature tarlate ed un sentore di meloni penetra dall’assito. Le fumate morbide che risalgono la valle d’elfi e di funghi fino al cono diafano della cima m’intorbidano i vetri, e ti scrivo da qui, da questo tavolo remoto,…