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I poeti della domenica #216: Fabio Orecchini, da “Per Os”
Continua a leggere: I poeti della domenica #216: Fabio Orecchini, da “Per Os”(Dalla sezione: Per os / somministrate parole) A togliere via dai resti le macerie, le carni dalle vesti a togliere via le bocche recuperare i denti a togliere via le lingue le gole dai tormenti Lasciare intatti gli occhi, intoccate le orecchie i corpi materia dell’acedia, le zone interdette il fuoco di parole che…
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Andrea Peverelli, da ‘Il boia stupendo’. Inediti
Continua a leggere: Andrea Peverelli, da ‘Il boia stupendo’. IneditiGround zero A night at the renowned disco Xibalba odore dolciastro viso tetro-cannabinolo da sceneggiato mediaset. una corte costituzionale di mosche ti annulla la libertà di sottrarti a te stessa, come putrefatta di costumi e torte bicolore. eppure stavi lì a incarnare verità, fantasma lieviti bianchi di paura anemica, l’anemia dolce dell’essere mediterranei di notte…
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Costanza Lindi, da ‘Accordatura della stasi’
Continua a leggere: Costanza Lindi, da ‘Accordatura della stasi’. Confonde il rumore della parola. Nel cellophane le parole giuste di una volta un attimo fa, …………..là fuori. Tutto fila liscio là fuori, come la pellicola. Qui una casa immobile e muta. * Condizioni mutate nell’incondizionato affetto, ………….come lo chiami. Paura di amare il caso che mi ignora. Sorridi nella paura non farlo…
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Andrea Chinappi, da ‘Poesie d’ansia e di giovinezza’. Inediti
Continua a leggere: Andrea Chinappi, da ‘Poesie d’ansia e di giovinezza’. Inediti1 Il tragico è stanco È uno stormire di volti nella mia terra stanchi lividi sotto gli olivi rigonfi in autunno. Un profumo di teste bruciate si mischia ai fiori pestati teste riarse dal sale vecchie necessarie. ……………………..Ma si muore, nella mia terra, nell’ora della clessidra girata come trafitti dall’incupirsi al neon come una vecchia…
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Francesca Fiorentin, da ‘Gli alfabeti intatti’
Continua a leggere: Francesca Fiorentin, da ‘Gli alfabeti intatti’Gennaio 2016 La macina ha un potere venti ne ha lo Stato Le mie mani senza frumento di maggio ottanta ne ha la banca Tre giocatori rubano il sonno posseggono macchine truccate Gocce notturne sul viso cadono sulla posidonia il mio funerale quasi indiano. * Gennaio 2016 Le lettere in fondo alla borsa, chiuse,…
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Salvatore Azzarello, da ‘Le cose che esistono’
Continua a leggere: Salvatore Azzarello, da ‘Le cose che esistono’Non mi stravolge se getti tra le fiamme un occhio o un braccio, ma a patto che non sia tutto fuoco, che mi tieni fermo il passo tra le mischie inutili, le cose fatte male, che congegni tra i miei muscoli un riscatto la forza prodigiosa che hanno i corvi di sollevarsi da un fiume,…
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Anna Boero, Quattro poesie
Continua a leggere: Anna Boero, Quattro poesieLa foto E ancora osi tra la terra e il cielo esistere, nel quadro che ti racchiude si ri creano i vasi, la quiete ornamentale delle foglie, e il letto assorbe ancora nel guanciale il tuo volto. Mi trovavo nel bosco in cui da tempo un lago accoglie la tua foto estrapolata da pellicole, semiemersa…
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Antonio Merola, quattro inediti
Continua a leggere: Antonio Merola, quattro inediti… allora ho acceso la luce: una donna compare oltre le mura come una felicità che non aveva gli occhi verde speranza; sembra ubriaca e cade: quante volte abbiamo creduto insieme alla vita o l’irrompere dei mostri, la fuga oltre il rito azzurro come la saliva di un sogno a parteggiare la vertigine e dimenticare…
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Su “Ophelia” di Cristina Babino
Continua a leggere: Su “Ophelia” di Cristina BabinoCristina Babino, Ophelia Carteggi Letterari, 2017 Se ci si fermasse al solo titolo e alle inevitabili implicazioni shakespeariane che esso evoca, di questo poemetto di Cristina Babino perderemmo molto se non tutto. Composto in italiano e tradotto in inglese dalla stessa poeta (auto-traduzione che rende inscindibile il legame con la tradizione poetica inglese), Ophelia…
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I poeti della domenica #213: Mario Socrate, Per due voci
Continua a leggere: I poeti della domenica #213: Mario Socrate, Per due vociPer due voci E sia. Tiresia ha chiuse le persiane. Dalle notti fallaci e reticenti – quei cieli pieni d’astri e così spenti – torna a salde ombre pomeridiane. Tocca ad altri affacciarsi: a queste umane nostre nature doppie e divergenti fiutando venti siderei e eventi. Alziamo allora il nostro sguardo da cane agli abissi…