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(tutte le citazioni da Moby Dick traduzione Cesare Pavese, Adelphi 1987) «Ora, siccome l’occupazione di stare sulle teste d’albero a terra e in mare è molto antica e interessante, diffondiamoci qui un tantino.» C’è in questo romanzo di vertiginose profondità marine qualche brusca virata in altezza, che contribuisce allo stordimento. Non basta rollare e beccheggiare, leggendo Moby…
Un paese ci vuole? Su come citare Pavese a sproposito Una delle pagine più citate di Pavese, nella Luna e i falò, è la parte finale del suggestivo, lungo incipit, dove l’io narrante dice: “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere…
La passeggiata Ti saluto, monte dalla cima rosseggiante! Ti saluto, sole che amabile lo rischiari! Anche te saluto, animato campo, e voi, tigli fruscianti, e il coro gioioso, che si culla fra i vostri rami, e anche te, placido azzurro, che infinito ti effondi intorno all’oscura montagna, sul bosco verdeggiante, e intorno a me, che,…
In una poesia – in ogni poesia – si scopre sempre un verso capace di imprimersi nella mente del lettore con particolare singolarità e immediatezza. Pur amando una poesia nella sua totalità, il lettore troverà un verso cui si legherà la sua coscienza e che lo accompagnerà nella memoria; il verso sarà soggettivato e anche…
I pini della Salaria Attento. Ogni poesia potrebbe esser l’ultima. Le parole s’ammùtinano. Comincia un insolito modo con le cose di guardarsi d’intendersi scavalcando le parole in una vile dolcezza. Ahi, e avevo un cuore che voleva abbaiare tutte le notti alla luna e alle pietre. Sì, i cappellini d’edera dei lampioni notturni, le…
Tutto ciò che ti dono Tutto ciò che ti dono non t’interessa. Guardi le grandi siepi gialle, e il ponticello senz’acqua o la grottesca ira del pungitopo, e pensi a un cielo più alto, non quello su cui corrono pattinando i miei occhi, o le gare fra case e erba, e i gialli e rossi…

Nulla di vero è stato mai completamente reale.
Ogni vicenda ha più versioni, più verità, più bugie, più io, le narrazioni sono doppie, non c’è un filone, c’è l’estro. Uno spazio etereo fra realtà e immaginazione, lì vale tutto per noi.
Ci sono storie, poesie, racconti, critiche, autrici e autori che non vivono di un’unica interpretazione. Che non la vogliono e non la cercano, un’unica interpretazione.
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