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La campagna dopo l’idillio – Edera e altre vergogne

Edera e altre vergogne, la raccolta con cui Leonardo Fortino esordisce per Interlinea, si presenta fin dal titolo come un libro costruito sulla frizione fra un elemento vegetale che avvolge e soffoca insieme, e una condizione di esposizione, quasi di nudità forzata, che percorre l’intero percorso in versi senza mai risolversi in una sintesi pacificata. Il volume è diviso in tre sezioni che funzionano meno come capitoli tematici distinti che come tappe di un unico movimento discendente: si parte da Eufe, ambientata in quella provincia piemontese compresa fra il Tanaro e la Bormida che la tradizione letteraria del secondo Novecento, da Pavese a Fenoglio, ha già reso un paesaggio carico di significati, per approdare a Nach Canossa, dove la memoria familiare e un’infanzia rurale si mescolano a scorci urbani e metropolitani, fino ad Altre vergogne, la sezione più scoperta e carnale, in cui il corpo smette di essere sfondo e diventa oggetto diretto dello sguardo.

La costruzione sintattica di Fortino rifiuta quasi sistematicamente la punteggiatura forte, affidando la scansione del verso a un accumulo di enjambement che spezzano il sintagma proprio nel punto in cui il lettore si aspetterebbe una pausa, così che il senso resta sospeso per due o tre righe prima di ricomporsi, quando si ricompone; è una scelta che produce un effetto di vertigine controllata, e che permette all’autore di far convivere nello stesso respiro un registro alto, quasi arcaizzante nel lessico, e improvvise cadute nel parlato più dimesso, comprese alcune irruzioni di volgarità che arrivano senza preavviso a interrompere la tenuta lirica del verso.


Il risultato è una lingua che sembra davvero costretta
a dirsi in quel modo
, e non semplicemente decisa a stupire


Il nodo tematico che tiene insieme le tre sezioni è la sostituzione della morte alla vita organica come principio ordinatore del paesaggio: l’edera del titolo torna più volte a ricoprire, letteralmente, superfici e corpi, in un gesto che è insieme funebre e voluttuoso, quasi che l’abbandono della carne alla vegetazione fosse l’unica forma di intimità possibile. E poi ci sono i funerali, le zie, la nonna, la casa di campagna, soggetti che vengono restituiti attraverso dettagli fisici e sensoriali, non per forza dipendenti da un commento emotivo esplicito, in linea con quello sguardo quasi chirurgico che Domenico De Martino individua nella sua presentazione, dove peraltro si sottolinea come la formazione letteraria e scandinavistica dell’autore abbia contribuito a orientare lo sguardo oltre i confini stretti dell’aneddoto personale.


Edera e altre vergogne, poesie scelte 

 

sono corso le dita minuscole a
coprire gli occhiali
la madre assopita, l’una prepara e condiziona l’altra

era giallo-autunno
le zie socchiuse le chiavi la caricavano
in corteo, una processione di quelle
rurali, sinistre…
il girasole tra le dita lavorate
ansimava il motore della ghiacciaia

*

dice che sono vecchi cenci, ma
maggio bruci i panni
stesi da capo a capo come strozzati
e senti l’esigenza di spiegarmi
cosa sia un funerale

sulla sinistra, abbacinato il feretro guardando,
la psicanalisi a uso adulterino
il pettegolezzo, la noia…

*

li avrai dimenticati

di tanto in tanto un vessillo
ti richiamerà a quei fallaci ricordi
e allora la macchina
infernale sarà compita
un altro cazzo sprecherà sgradevoli lacrime
per un posticcio deserto di chimere

*

ti farai pergamena
vecchia e senza valore
la stanza di orribili profumi effondendo
ora dove la musica è più empia
s’illumina il pavimento delle carni

a una a una staccherai
le foglie con la bocca:
spero tu non stia troppo
scomoda lì dentro

 


Leonardo Fortino (Novi Ligure, 1999) studia, scrive e traduce. Specializzato in tedesco e lingue scandinave, ha discusso una tesi su Collodi e Kafka. È stato insegnante e ha scritto un eserciziario di lingua ingle- se per la realtà virtuale; attualmente coordina gli eventi culturali di un cinema dell’alessandrino, collabora con “Requiem for a Film” e cura una rubrica settimanale sul cinema in una radio. Nel 2025 è stato finalista del Premio Interateneo di Traduzione di Poesia Civile Inedita in Italia, menzione per la traduzione più poetica. Edera e altre vergogne è la sua prima silloge.


In copertina: artwork by Mario Annone

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