Il demone dell’analogia #57: Caino

«Una strana amicizia, i libri hanno una strana amicizia l’uno per l’altro. Se li chiudiamo nella mente di una persona bene educata (un critico è soltanto questo), lì al chiuso, al caldo, serrati, provano un’allegria, una felicità come noi, esseri umani, non abbiamo mai conosciuto. Scoprono di assomigliarsi l’un l’altro. E ognuno di loro lancia frecce, bagliori di gioia verso gli altri libri che sembrano (e sono e non sono) simili. Così la mente che li raccoglie è gremita di lampi, di analogie, di rapporti, di corti circuiti, che finiscono per traboccare. La buona critica letteraria non è altro che questo: la scoperta della gioia dei libri che si assomigliano».
Mario Praz

Collage digitale by Dina Carruozzo Nazzaro, De Chirico + R. Rimbert

 

CAINO

Ma se sono diversa. Se non posso
applaudire con voi, se non odio
quello che odiate – ho colpa?
Io, lo confesso, lascerei sul podio
il vincitore; io la mano
vorrei stringerla al vinto.
Voi fate gran compianto per Abele,
per lo scaltro innocente, così certo
del consenso divino.
Ad un buio sudore io penso, al fiele
d’un cuore nella polvere respinto.
Io piango l’altro: Caino.

da La folle tentazione dell’eterno
di Fernanda Romagnoli

 

CAINO

Corre sopra le sabbie favolose
E il suo piede è leggero.
O pastore di lupi,
Hai i denti della luce breve
Che punge i nostri giorni.
Terrori, slanci,
Rantolo di foreste, quella mano
Che spezza come nulla vecchie querci,
Sei fatto a immagine del cuore.
E quando è l’ora molto buia,
Il corpo allegro
Sei tu fra gli alberi incantati?
E mentre scoppio di brama,
Cambia il tempo, t’aggiri ombroso,
Col mio passo mi fuggi.

Come una fonte nell’ombra, dormire!
Quando la mattina è ancora segreta,
Saresti accolta, anima,
Da un’onda riposata.
Anima, non saprò mai calmarti?
Mai non vedrò nella notte del sangue?
Figlia indiscreta della noia,
Memoria, memoria incessante,
Le nuvole della tua polvere,
Non c’è vento che se le porti via?
Gli occhi mi tornerebbero innocenti,
Vedrei la primavera eterna
E, finalmente nuova,
O memoria, saresti onesta.

da Sentimento del tempo
di Giuseppe Ungaretti

 

CAINO

Ti ho ucciso fratello
ma non ne ho colpa

Dio ha mosso la mia mano
quando ti ha preferito a me

Insieme
i nostri doni gli offrivamo
ma Lui gradiva solo i tuoi
ed io, disperato, non capivo

Io sono umano
fatto di amore e odio
d’invidia e compassione

È scritto:
«Creati foste a Mia immagine e somiglianza»

Perdonami fratello:
l’averti ucciso non mi ha reso un Dio.

Inedito di Susy Savarese

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