Nota di lettura a ‘Il mito ritrovato’ di Ezio Settembri (a cura di P. Deplano)

 

Jackson Pollock, serigrafia

 

Ezio Settembri, studioso marchigiano, ha pubblicato nel giugno 2021 per le edizioni Industria & Letteratura il saggio Il mito ritrovato. La poesia di Umberto Piersanti.
È un volume snello e di agevole consultazione, diviso in tre sezioni che corrispondono – nella visione del critico – ad altrettanti periodi della vicenda artistica di uno dei maggior poeti italiani contemporanei.
Un autore, Piersanti, che ha spaziato dalla poesia, al romanzo, alla critica letteraria, alla cinematografia. Una figura, quindi, veramente mitica e, soprattutto fluida, di difficile catalogazione e classificazione. Settembri, con un lavoro puntuale e certosino che si evince anche dall’appendice bibliografica alla fine del libro, ha avuto il pregio di rintracciare in questa fluidità alcune coordinate che contraddistinguono il discorso artistico del poeta. La più rilevante – parere che ci trova concordi – è l’unicità di questo autore, la sua singolarità e il suo coraggio di essere sempre fedele a se stesso, senza farsi trascinare dalle peculiarità critiche dei vari periodi letterari che ha attraversato, a costo di essere tacciato, a volte, di inattualità e di scarso impegno politico.
Se essere inattuali significa seguire le orme dei grandi del passato – Pascoli in primis – ebbene sì, dice Settembri (trovandoci, ancora una volta, d’accordo) – Piersanti è inattuale, ma ciò è il segno di una poetica che pone al centro le cose eterne, come la natura che ci circonda, l’amore per la bellezza, il senso del ricordo, gli affetti familiari.
Settembri, col suo lavoro, rende un grande servigio al poeta che ne è oggetto, ma anche a tutti coloro che si vogliono avvicinare in modo sistematico alla sua opera. Egli non solo ha consultato con ammirevole puntualità i maggiori saggi sul poeta urbinate, ma anche articoli ormai pressoché introvabili su di lui. Alla base di questo lavoro critico, l’autore ha letto con traporto, diremmo quasi con amore, le opere di Piersanti, dalla giovanile La breve stagione all’ultima (per adesso) meraviglia: Campi d’ostinato amore.
Con questo lavoro paziente e appassionato Settembri fornisce al lettore un’idea generale delle opere stesse, anche attraverso un ampio ricorso a citazioni dirette di versi significativi e persino di intere liriche.
Altro punto a favore dell’attendibilità del volume è il fatto che qua e là, tra le sue pagine, occhieggia la figura di un Piersanti che non si limita ad essere oggetto di critica letteraria, ma viene personalmente incontro a chi sta scrivendo su di lui, chiarendo punti controversi e fornendo delucidazioni.  Del resto, non è un mistero il fatto che il poeta, come tutti i bravi professori, non è mai diventato un ex professore, ma soltanto un professore in pensione (cosa molto diversa). Egli continua la sua opera d’insegnamento non solo seguendo e consigliando voci nuove della critica e della poesia, ma anche portando avanti un discorso sistematico attraverso le lezioni della “Scuola di poesia e cultura poetica” dell’Associazione Sibilla, ormai arrivate all’ottava edizione.
Il saggio, sebbene recentemente edito, ha già ricevuto un meritato riconoscimento: l’inclusione nella rosa dei finalisti del Premio Nabokov, sezione saggistica.
Per questo e per i motivi già elencati non è esagerato dire che Il mito ritrovato, grazie alla sua solida struttura tripartita, alla chiarezza espositiva e all’abbondanza di materiale in esso contenuto è un saggio che aspira alla sistematicità ed è un’ottima introduzione allo studio di una delle voci più alte della poesia contemporanea.

Paola Deplano

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