Il demone dell’analogia #9: Lutto

«Una strana amicizia, i libri hanno una strana amicizia l’uno per l’altro. Se li chiudiamo nella mente di una persona bene educata (un critico è soltanto questo), lì al chiuso, al caldo, serrati, provano un’allegria, una felicità come noi, esseri umani, non abbiamo mai conosciuto. Scoprono di assomigliarsi l’un l’altro. E ognuno di loro lancia frecce, bagliori di gioia verso gli altri libri che sembrano (e sono e non sono) simili. Così la mente che li raccoglie è gremita di lampi, di analogie, di rapporti, di corti circuiti, che finiscono per traboccare. La buona critica letteraria non è altro che questo: la scoperta della gioia dei libri che si assomigliano.»
Mario Praz

Lutto

 

Atque in perpetuum, frater…

Quanto inverno, quanta
neve ho attraversato, Piero,
per venirti a trovare.

Cosa mi ha accolto?

.                             Il gelo
della tua morte, e tutta
tutta quella neve bianca
di febbraio – il nero
della tua fossa.

.                    Ho anch’io
detto le mie preghiere
di rito.

.                     Ma solo,
Piero, per dirti addio
e addio per sempre, io
che in te avevo il solo e vero
amico, fratello mio.

da Il franco cacciatore di Giorgio Caproni

 

Anne

A te, con gli occhi azzurri,
che preparavi il ruoto
di pasta al forno a luglio
per il pranzo in pineta
laggiù a Castelfusano.

A te, occhi nocciola
screziati e sorridenti,
mi insegnavi un dialetto
che era stato proibito,
e a cucinare senza

sbuffare di continuo.
Ecco, vorrei passare
questo giorno con voi.

Anna Maria Curci, 26 luglio 2012, inedito dal blog Cronache di Mutter Courage

 

Memoria

Gli uomini vanno e vengono per le strade della città.
Comprano cibo e giornali, muovono a imprese diverse.
Hanno roseo il viso, le labbra vivide e piene.
Sollevasti il lenzuolo per guardare il suo viso,
ti chinasti a baciarlo con un gesto consueto.
Ma era l’ultima volta. Era il viso consueto,
solo un poco più stanco. E il vestito era quello di sempre.
E le scarpe eran quelle di sempre. E le mani erano quelle
che spezzavano il pane e versavano il vino.
Oggi ancora nel tempo che passa sollevi il lenzuolo
a guardare il suo viso per l’ultima volta.
Se cammini per strada, nessuno ti è accanto,
se hai paura, nessuno ti prende la mano.
E non è tua la strada, non è tua la città.
Non è tua la città illuminata: la città illuminata è degli altri,
degli uomini che vanno e vengono comprando cibi e giornali.
Puoi affacciarti un poco alla quieta finestra,
e guardare in silenzio il giardino nel buio.
Allora quando piangevi c’era la sua voce serena;
e allora quando ridevi c’era il suo riso sommesso.
Ma il cancello che a sera s’apriva resterà chiuso per sempre;
e deserta è la tua giovinezza, spento il fuoco, vuota la casa.

Poesia di Natalia Ginzburg, pubblicata per la prima volta in «Mercurio», dicembre 1944

2 commenti su “Il demone dell’analogia #9: Lutto

  1. Che ci fa umani e sudici.
    Vittime e carnefici. Sommersi e salvati.
    L’analogia, questo demone…
    Una forma politica, la poesia, che ci identifica, tra epoche diverse, negli anni dell’infanzia, dell’amore, della vecchiaia, della guerra, della morte, dei ricordi. A parità di età, le stesse sensazioni, la stessa ispirazione. Dicevo politica, pensando alla poesia, per il minimo comune che ancora pare appartenerci, la voglia di dialogo appunto.
    Una politica ridotta ai minimi termini, ad un dialogo apparente, virtuale.
    Potessimo liberarci delle nostre età, dai confini
    di noi stessi, faremmo la nostra piccola, ispirata, politica.

    Ho sentito tutto l’odore
    autunnale, delle nocciole,
    nel verso della poesia di Anna Maria Curci.

    Un caro saluto a tutti.

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