Il demone dell’analogia #7: Senzatetto

IL DEMONE DELL’ANALOGIA

«Una strana amicizia, i libri hanno una strana amicizia l’uno per l’altro. Se li chiudiamo nella mente di una persona bene educata (un critico è soltanto questo), lì al chiuso, al caldo, serrati, provano un’allegria, una felicità come noi, esseri umani, non abbiamo mai conosciuto. Scoprono di assomigliarsi l’un l’altro. E ognuno di loro lancia frecce, bagliori di gioia verso gli altri libri che sembrano (e sono e non sono) simili. Così la mente che li raccoglie è gremita di lampi, di analogie, di rapporti, di corti circuiti, che finiscono per traboccare. La buona critica letteraria non è altro che questo: la scoperta della gioia dei libri che si assomigliano.» Mario Praz

Senzatetto

 

dal Mercantile di oggi, 11 ottobre 2014,
in un articolo siglato s.r.
vengo a sapere che la donna
spaurita e minuta che passa la vita
alla stazione di Brignole,
in un angolo tra la biglietteria automatica e l’edicola,
è così da quando il suo grande amore l’abbandonò.
Una brusca telefonata breve.
E poi sparito per sempre. E stop.
La carrozzina per bimbi
sgangherata e traballante
(modello inglesina anni sessanta)
piena di sacchetti di plastica
è tutto quanto le avanza.
E quando si sposta
non la spinge in avanti
quasi fosse un futuro
ma se la trascina dietro:
il passato e le sue piaghe.

Prova di fronte a simili miniature sbreccate
a farti le solite maledette domande.
Tanto risposte non ne troverai
se non da qualche voce impudente.
Tutt’al più si può sotto le dita sentire
come uno sbrego dolente
nel rovescio d’un antico tappeto.
Pelle calpestata da stivali sporchi:
esausta sino a farsi velo trasparente

da Cairn di Enrico Testa

 

Accorse ognuno; il volto
fu d’essenze spruzzato a la tua dama;
ella rinvenne alfin: l’ira, il dolore
l’agitavano ancor; fulminei sguardi
gettò sul servo, e con languida voce
chiamò tre volte la sua cuccia: e questa
al sen le corse; in suo tenor vendetta
chieder sembrolle: e tu vendetta avesti,
vergine cuccia de le Grazie alunna.
L’empio servo tremò; con gli occhi al suolo
udì la sua condanna. A lui non valse
merito quadrilustre; a lui non valse
zelo d’arcani ufici: in van per lui
fu pregato e promesso; ei nudo andonne,
dell’assisa spogliato ond’era un giorno
venerabile al vulgo. In van novello
signor sperò; ché le pietose dame
inorridìro, e del misfatto atroce
odiàr l’autore. Il misero si giacque,
con la squallida prole e con la nuda
consorte a lato su la via spargendo
al passeggiere inutile lamento:
e tu, vergine cuccia, idol placato
da le vittime umane, isti superba.

da Il giorno di Giuseppe Parini

 

POESIA

Domando che la razza umana
smetta di moltiplicare la sua stirpe
.                     e abbandoni la scena
.                     lo suggerisco

E come castigo & premio
per questo appello so
.                     che rinascerò
.                     ultimo umano
Morti tutti gli altri e io qui
vecchia donna che vaga per la terra
.                     mugolando in caverne
.                     dormendo sulle stuoie

E a volte ciarlerò, a volte
pregherò, a volte piangerò, mangerò & cucinerò
.                       al fornellino
.                       nell’angolo

«In tutti i modi l’ho sempre saputo,»
.                               dirò
Finché un mattino mi leverò dalla stuoia

Jack Kerouak, poesia contenuta in Beat generation 67 poesie

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