Philip Fried, Sei poesie da “Poesie Paramatematiche” (trad. di Angela D’Ambra)

 

PHILIP FRIED
Sei poesie da Math-related Poems (Poesie Paramatematiche)

 

God, the Younger

Open the brackets of the empty set

God sneaked into the master closet, to fit
His boy’s foot into someone’s larger shoes—
A larger people will need a bigger God,
He reasoned, but, for now, it’s a bit wobbly.

Perched on a throne of chair and telephone books
At the dressing table, beneath bright burning suns,
And magnified in the mirror, God affixes
A creator’s mighty beard with spirit gum.

After a dull and rainy day in heaven,
The picture window breaks out in a rash of speckles,
Marks that mean nothing, but he imagines one smudge
Is the island that will grant him courage and love.

Not until high school would he learn about sets
From his teacher E. Integer, a checkers whiz.
They contained all or nothing, and everything
In-between, but the coolest one was named empty

Or null, a word pronounced with the disdain
And pride that made a rigorous theory viable.
What power in None, the cape that adorned your utter
Absence. What could he not create from under

That cloak when he grew up … Close brackets.

 

Dio, il Giovane

Aperte le parentesi dell’insieme vuoto …

Dio s’è insinuato nell’armadio grande, per infilare
Il suo piede di ragazzo nelle scarpe di uno più grosso —
Gente più grossa avrà bisogno di un Dio più grande,
Supponeva, ma, per ora, è un tantino malfermo.

Appollaiato su un trono di sedia ed elenchi telefonici
Alla specchiera, sotto scintillanti soli roventi
E ingrandito nello specchio, Dio si applica
una maestosa barba da creatore con collante spirituale.

Dopo un giorno tedioso e piovoso in paradiso,
La finestra istoriata esplode in un rash di puntolini,
Segni privi di senso, ma lui immagina che uno sbaffo
Sia l’isola che gli concederà coraggio e amore.

Non avrebbe appreso gli insiemi che al liceo grazie
al suo professore E. Intero, un mago degli scacchi.
Contenevano tutto o niente, e ogni cosa
Nel mezzo, ma il più favoloso era detto vuoto

O nullo, parola pronunciata col disprezzo
E la boria che rendeva attuabile una teoria rigorosa.
Quale potere nel Nulla, cappa adornante la tua assoluta
Assenza. Cosa non avrebbe potuto creare da sotto

Quel manto una volta cresciuto … Chiuse parentesi.

 

Squaring the Circle

It’s a little-known fact that God’s headgear—
A magician’s collapsible silk top hat,
When viewed from Earth, from the bottom up—
Is, sub specie aeternitatis,

A pluperfect halo, both circle and square,
And a premonition of this truth
Spurred on an ancient philosopher,
Anaxagoras, to make numerous vain

Attempts to approximate the circle
Of his concerns with the square of the cell
He was jailed in for impiety.
Doomed calculations which God acknowledged

By doffing then pancaking his topper.
He was still bareheaded millennia later,
When he learned of von Lindemann’s proof that Pi
Is not the root of a polynomial

With rational coefficients, hence
Squaring the circle’s impossible.
God un-collapsed, re-donned his hat!
But—it was 1882,

Progress was a juggernaut
And the public had no patience for “proof.”
From below, God’s gesture looked like a signal
For all hat- and cap-wearing men,

Proper in their headgear, for nations,
Well-stocked with helmets for delicate brain-work,
To take up “the compass and straightedge”
And prepare for a singular all-out attack

On this seductive conundrum, so men
Enlisted en masse in Geometry’s army,
Tossing up and away all hats
Of cloth, opaque haloes, hurray!

 

Quadratura del cerchio

Pochi sanno che il copricapo di Dio —
Un cilindro da mago, pieghevole e in seta,
Se visto dalla Terra, dal basso in alto —
è, sub specie aeternitatis,

Alone più che perfetto, sia cerchio sia quadrato,
E una premonizione di questa verità
Spronò un filosofo antico,
Anassagora, a fare numerosi quanto vani

Tentativi per ricondurre il cerchio
dei suoi pensieri al quadrato della cella
Dove era incarcerato per empietà.
Calcoli destinati a fallire che Dio rimeritò

Togliendosi il cilindro e schiacciandolo.
Era ancora a capo scoperto millenni dopo,
Quando seppe della prova di von Lindemann per cui π
Non è la radice di un polinomio

Con coefficienti razionali, di conseguenza
La quadratura del cerchio è impossibile.
Dio riespanse, re-indossò il cappello!
Ma — era il 1882,

Il progresso era un autotreno
E il pubblico non aveva pazienza per “prove”.
Dal basso, il gesto di Dio parve un segnale
Per tutti gli uomini con cappello e berretto,

Decorosi nei loro copricapi, per nazioni,
Ben forniti d’elmetti per fini lavori cerebrali,
per dedicarsi “alla bussola e al righello”
E preparare un insolito attacco globale

A tale seducente rompicapo, così gli uomini
S’arruolarono in massa nell’armata della Geometria,
Gettando in aria e liberandosi di tutti i cappelli
Di stoffa, aloni opachi, evviva!

 

Late in the Game

In heaven’s bleachers, it’s the 7th-inning
Stretch. God and Gödel, standing side by side,
Cap on head, Bible and scorecard on seat,
Are gazing down at the green in America’s soul.

Want a dog and a tall cold one? asks God.
Thanks, no, Gödel demurs, I never indulge.
I am, I admit, sparing in what I eat.
But, as I was saying, the incompleteness theorem
“Knocked the legs out from under,” is that the idiom?,
Russell and Whitehead’s quest for an unbroken, logical
Basis for mathematics.
.                                  Just what I did
To the snake, says God. That slithery hissing devil,
That terrorist …
.                           By the way, I proved you exist,
Ontologically, by using an ultrafilter,
Together with a modal plenitude principle.
—Awesome!
.                        But I’ve discovered a logical flaw
In the Constitution, an inner contradiction
That could make a dictatorship legal.
.                                              You’re a good citizen,
On earth as in heaven. Can’t give you a Halo Dog?
—It’s in the section about executive power.
You see, Mr. God, or President? …
.                                                          Just then,
The Seraphim finish their cover, to loud acclaim,
Of “God Bless America,” the boisterous crowd
Of the blessed, re-seated, is stirring, and He is purring,
That’s ok, kid, but let’s get back to the game.

 

In finale di partita

Negli spalti del cielo, siamo allo “strappo” della 7ma
Ripresa. Dio e Gödel, in piedi, fianco a fianco,
Berretto in testa, Bibbia e segnapunti sul sedile,
Fissano in basso il verde nell’anima dell’America.

Vuoi un Würstel  e una bibita fredda? chiede Dio.
Grazie, no, Gödel declina, non mi concedo mai lussi.
Faccio economia sul cibo, ammetto.
Ma, come dicevo, il teorema di incompletezza

“Ha tagliato le gambe”, è così che si dice?,
alla ricerca di Russell e Whitehead di una integra, logica
Base per la matematica.
.                                           Proprio ciò che ho fatto
Al serpente, dice Dio. Quello strisciante sibilante demonio,
Quel terrorista…

.                                  A proposito, ho provato che Lei esiste,
Ontologicamente, usando un ultrafiltro,
Unitamente a un principio modale di perfezione
.
Grandioso!
.                                Ma ho scoperto un vizio logico
Nella Costituzione, una contraddizione intrinseca
Che potrebbe rendere legale la dittatura.
.                                                                       Sei un buon cittadino,
In terra come in cielo. Ti posso offrire un Wurstel-Etereo?
– È nella sezione sul potere esecutivo.
Vede, Signor Dio, o Presidente?

.                                                                          Proprio allora,
I Serafini terminano la loro difesa, per acclamare forte,
Di “God Bless America”, la folla chiassosa
Dei beati, rimessasi a sedere, è in fermento, e Lui sussurra,
Va bene, ragazzo, ma ritorniamo alla partita.

 

The Full Treatment

Algebrista y Sangrador

Barbering, bonesetting, bloodletting, it’s all
In the equation, the unknown revealed, the patient
Healed, as proclaimed by the helical red-and-white pole,
Sign of a site of bandages and blood,
Where stubble’s harvested, the left sideburn
Leveled with the right, a bubo lanced,
A famine lamented, the whispers of new belief
Drowned out by the slap of the blade on a leather strop,
As the neck’s interrogated in a close
Shave, accenting the trim and pointy beard,
Blood’s drawn in quantity from the crook of the arm,
Hair cut short and bobbed for a market economy,
Molar extracted, hernia repaired,
No amputation necessary, as yet,
Bone broken by heresy reset, to knit
Almost smooth and intact, and God is groomed
Cured, powdered, sprinkled with eau de cologne, back-slapped
And sent out to succeed in a new era.

 

Trattamento completo

Algebrista y Sangrador

Sbarbatura, ortopedia, flebotomia, è tutto
Nell’equazione, l’ignoto rivelato, il paziente
Risanato, come proclamato dal palo a spire rosse e bianche,
Insegna d’un sito di bendature e sangue,
Dove si mietono barbe irte, il favorito sinistro è
Pareggiato con il destro, un bubbone inciso,
Una carestia deplorata, i brusii d’un nuovo credo
Smorzati dallo schiaffo della lama su coramella di cuoio,
Mentre il collo è interrogato in una rasatura
accurata, che accentua la barba rifilata e a punta,
Sangue s’estrae in gran copia dall’incavo del braccio,
Chiome tagliate alla maschietta corte per economia di mercato,
Molare estratto, ernia sistemata,
Amputazione non necessaria, per ora,
Ossa rotte da eresia ricomposte, perché si saldino
Lisce e intatte, o quasi, e Dio è azzimato, curato
incipriato, spruzzato d’eau de cologne, con pacche sulle spalle
spedito fuori per sfondare in una nuova era.

 

Cloud of Knowing

God’s a committed statistician,
An acolyte of decision science,
Intent on minimizing risk,
Constantly seeking optimization,
Cognizant of each fallen sparrow,
The regrettable fact of collateral damage,
But figuring outcomes for the flock.

With his green plastic gambler’s visor—
A nod to nostalgia’s not amiss,
A wink at the old theory of forms—
In a room as far from Plato’s cave
As warmer-toned fluorescence can take him,
Cocooned by arrays of supercomputers
Galloping at an exaflop rate,
With a single index finger, he inputs
Commands for drones named for archangels.

Anyway, a cave’s down below
Somewhere, while he’s in a floating, nowhere
Cloud…
.              Often, he’ll don a big pair of headphones
To tune in on, and monitor,
The earthly chatter from everywhere.

 

Nube di Conoscenza

Dio è un studioso di statistica engagé,
Un adepto di decisionologia,
Teso a minimizzare il rischio,
Costantemente in cerca di ottimizzazione,
Consapevole d’ogni passero caduto,
La deplorevole questione dei danni collaterali,
Ma prevedendo gli effetti per il gregge.

Con visiera in plastica verde da scommettitore —
Un cenno alla nostalgia non è fuori luogo,
Un ammicco alla vecchia teoria delle forme —
In un luogo così lontano dalla grotta di Platone
quanto una fluorescenza dai più caldi toni può portarlo,
Imbozzolato da schiere di super-computer
Galoppando a ritmo esavalente,
Col solo dito indice, egli immette
Comandi per droni dai nomi d’arcangeli.

In ogni modo, c’è una grotta laggiù in basso
in qualche luogo, mentre lui se ne sta in una fluttuante,
Nube che non c’è…
.                                  Sovente, indossa un paio di grandi cuffie
Per sintonizzarsi, e monitorare,
Il chiacchierio terrestre da ogni luogo.

 

Hallucination

Grandma was hoovering, mopping, brooming her three-
Room cosmos, feather-dusting the fine debris,
Furbishing the tarnished samovar,
When she heard a man crooning, “That Boolean Algebra
Has me in its spell…” —crowned with pith helmet, upright,
Unicycling on a ray of light,
Juggling the numerals 0-1-0—clown?—
“… that you know so well …”—ogling postman?

But would she who had skewered a masher with a hatpin
On the trolley, with Victorian fury, give in
To the enticements of spacetime, to juggled bits
Of data? Defending Newtonian absolutes—
Yardstick, pendulum clock, and well-tucked bed—
She broom-whacked illusion’s silky web.

 

Allucinazione

Mentre nonna passava aspirapolvere, straccio, spazzava il suo
Cosmo di tre stanze, spolverava minutissimi detriti,
Lustrava il samovar ossidato,
sentì un uomo canticchiare, “Quell’Algebra booleana
m’ha preso nel suo incanto…” — coronato di casco coloniale, dritto,
andava in motociclo su un raggio di luce,
prestigiando i numeri 0-1-0 — un clown? —
“… che tu ben conosci…” — postino adocchiante?

Ma avrebbe lei, ch’aveva schidionato uno schiacciapatate con spillone
Sul portavivande, in preda a furia vittoriana, ceduto
Agli adescamenti spazio-tempo, a brani prestigiati
Di dati? In difesa degli assoluti newtoniani —
Criterion, orologio a pendolo, e letto ben rincalzato —
Distrusse a ramazzate la serica ragna d’illusioni.

 

“Knee on concrete…”

Knee on concrete, finger flicking
marble or bottle cap, and I
am that glide to infinity, stopped only

In numbers all the hairs on your head
In numbers what is whole and fractured

… by friction. The taut rope hauls me up
to the ceiling. I’d keep on climbing but
it swivels, loosens my grip and burns

In numbers the scrupulous decimal
In numbers the endless irrational

… on the rapid descent. In baseball the vertigo
of sensation, green that bursts on the eye,
heft of ash-wood bat, aroma

In numbers proof as victory
In numbers perfect uncertainty

… of leather. Dark avatars glide against
each other: backlit paper is stage
and scrim for my shadow puppetry.

In numbers all snared in conception’s net
In numbers the empty or null set.

 

“Ginocchio sul cemento…”

Ginocchio sul cemento, il dito fa schizzare
biglia o tappo di bottiglia, e sono
io che scivolo verso l’infinito, frenato solo

Nei numeri tutti i capelli sulla tua testa
Nei numeri ciò che è intero e frazionato

… dall’attrito. La corda tesa al limite estremo
mi strattona. Seguiterei l’ascesa ma quella
rotea, m’allasca la presa e brucia

Nei numeri lo scrupoloso decimale
Nei numeri l’infinito irrazionale

… nella discesa rapida. Nel baseball la vertigine
della sensazione, verde che erompe sull’occhio,
peso della mazza di frassino, aroma

Nei numeri la prova come vittoria
Nei numeri l’incertezza perfetta

… di cuoio. Avatar scuri scivolano uno addosso
all’altro: la carta retroilluminata è scena
e telone per la mia farsa fantasma.

Nei numeri tutto adescato nella rete del concetto
Nei numeri l’insieme vuoto o nullo.

 


Traduzioni di Angela D’Ambra


Biografia dell’autore
Philip Fried è un poeta newyorkese. Ha pubblicato sette libri di poesia, i più recenti dei quali sono Interrogating Water and Other Poems (Salmon, 2013) e Squaring the Circle (Salmon, 2017). Among the Gliesians, il suo ottavo libro, sarà pubblicato da Salmon nel corso del 2020. La sua rivista internazionale di poesie, «The Manhattan Review», è stata definita dalla critica “eccellente” e “briosa”. Fried ha anche collaborato con sua moglie, la fotografa d’arte Lynn Saville, alla realizzazione di Acquainted with the Night, libro che combina la fotografia notturna di Lynn con la poesia di tutto il mondo.


Studi
Workshop MFA degli scrittori dell’Università dello Iowa


Pubblicazioni

Antologie
In the Black, In the Red, a cura di Gloria Vando (Helicon Nine Editions, 2012)
Token Entry: Poems of the New York City Subway, a cura di Gerard LaFemina (Smalls Press, 2012)
Dogs Singing, a cura di Jessie Lendennie (Salmon Poetry – Ireland, 2011)
In the Criminal’s Cabinet, a cura di Todd Swift (Nth Position, 2004)
Poetry After 9/11: An Anthology of New York Poets, a cura di Dennis Loy Johnson e Valerie Merians (Melville House, 2002)
2001: A Science Fiction Poetry Anthology, a cura di Keith Daniels (Anamnesis Press, 2001)
And What Rough Beast: Poems of the End of the Century, a cura di Robert McGovern e Stephen Haven (Ashland Poetry Press, 1999)
Acquainted with the Night (Rizzoli, 1997)

Libri
Squaring the Circle (Salmon Poetry – Irlanda, 2016)
Interrogating Water and Other Poems (Salmon Poetry – Irlanda), 2014)
Early/Late: Poems nuovi e selezionati (Salmon Poetry Irlanda, 2011)
Coorte (Salmon Poetry, 2009)
Big Men Speaking to Little Men (Salmon Poetry, 2006)
Quantum Genesis (Zohar Press, 1997)
Mutual Trespasses (Ion Books, 1988)


Premi
Poets Among Us Reader, Geraldine R. Dodge Poetry Festival, 1998
Robert Fraser Distinguished Visiting Poet, Bucks County, PA, Community College, 2003
Poem of the Week, The Guardian, 1/5/15-1/12/15: “Ballad,” da Interrogating Water, scelto da Carol Rumens
Poem of the Week, The Guardian, 11/20/17-11/27/17: “Yoga for Leaders and Others,” da Squaring the Circle, scelto da Carol Rumens

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