Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 2 (rec. di Sara Vergari)

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 2
A cura di Giulia Martini
Interno Poesia

 

Continua l’indagine antologica di Interno Poesia attorno al mondo poetico dell’ultima generazione, quella dei nati tra gli anni ’80 e ’90. È da poco uscito il secondo volume dell’antologia Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90 curato come il primo da Giulia Martini, che ha scelto altre dodici voci di poeti editi e inediti introdotti ciascuno da altrettanti prefatori. Quando nel 1975 Berardinelli e Cordelli mettevano insieme le sessantaquattro voci esordienti negli anni ’70 – tra le quali Giuseppe Conte, Patrizia Cavalli, Elio Pecora – in quella che sarebbe diventata un’antologia cardine per la periodizzazione della poesia italiana, Il pubblico della poesia, sapevano di aprire un varco nel panorama dominante della Neoavanguardia proponendo voci nuove, diverse, difficilmente assimilabili in categorie critiche comuni. Certo Berardinelli parlava di «effetti di deriva» nel suo saggio introduttivo e chiariva come quest’antologia non avrebbe potuto imporsi un intento canonizzante, ma a posteriori ne conosciamo il valore nell’avere rappresentato il punto di partenza e di apertura alla pluralità di voci che contraddistingue la vivacità della poesia italiana contemporanea. L’augurio è che oggi, in tempi sicuramente diversi, Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90 possa dare un contributo simile nel tenere insieme, ugualmente senza intento canonizzante, la pluralità di una nuova generazione poetica che vuole essere e rimanere multiforme ma che può costituire una coralità armoniosa grazie anche al sapiente lavoro critico del suo curatore. Come scrive Sanguineti nell’introduzione a Poesia italiana del Novecento, un’antologia vuole essere un racconto a episodi dove ognuno gioca dialetticamente la sua parte. E Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90 racconta prima di tutto un sodalizio intellettuale, poetico e amicale tra editore, curatore, autori e critici, che a volte si scambiano i ruoli (alcuni poeti del primo volume sono presenti in altre vesti anche nel secondo volume) e che si chiamano in causa con un comune obbiettivo, quello di dar voce alla poesia. L’antologia stessa d’altronde, sia come genere che come espressione editoriale, si predispone a essere un luogo adatto al dialogo per la sua natura divulgativa e in quanto strumento di trasmissione. Un racconto che è anche una comune ricerca che ognuno persegue attingendo al proprio universo biografico e intellettuale. Verrebbe quasi da chiamare in causa il verso di Luzi «Amici ci aspetta una barca» per dare il senso di questa condivisa avventura poetica e di vita. A sua volta anche il lettore ha la possibilità di un ruolo ermeneutico attivo, interrogando le parti, ovvero i singoli componimenti degli autori, e il tutto, la poesia di una generazione. Con questa totale interazione l’antologia realizza lo scopo di una poesia viva che agisce nel presente e sul presente prima ancora che in senso storicizzante.
Nelle prefazioni di entrambi i volumi dell’antologia Giulia Martini riconosce un’insistenza comune sul tema della lotta contro un’assenza e su quello del ritorno a casa, declinato in differenti espressioni tematiche, formali e linguistiche. I dodici poeti infatti – Maddalena Bergamin, Ophelia Borghesan, Marco Corsi, Tommaso Di Dio, Gianluca Furnari, Marco Malvestio, Franca Mancinelli, Lorenzo Marinucci, Giusi Montali, Francesco Ottonello, Mariachiara Rafaiani, Francesco Terzago – adottano scelte stilistiche ben differenti, così come diverso è il posizionamento dell’Io autoriale, ma tutti si interrogano alla ricerca di una direzione, sia questa un ritorno, uno sradicamento, una ricerca di senso o di se stessi. Tutti con il medesimo mezzo, la poesia: «per un duro ansare, per un violento andare si stabilisce/ la direzione, il clinamen, lo schiudersi delle soste» (Montali); «Non parlarmi sto tentando/ di capire qual è il suono, quale/ la stagione/ ricordare le riportate luci/ la sensazione spenta di tornare» (Rafaiani); «noi ci perderemo/ perché molte sono le luci e gli ostacoli invisibili» (Di Dio); «Non resta che cercare il tuo/ abito. Scivolare come un raggio, fino al calare della luce» (Mancinelli).

© Sara Vergari

 

 Alcuni testi estratti dall’antologia

 

Marco Corsi

doveva riprendere prima o poi
l’usanza di mandarci cartoline
o forse codici, messaggi più sottili
quando il tempo affonda
e nessuno torna per nessuno.
un rigo appena per finalmente dire
che molto più ci sopravvive
il saluto giunto da lontano,
che va tutto bene, che la vita
piano piano diventa
un gesto inutile nell’aria

(da Pronomi personali, Interlinea 2017)

 

Maddalena Bergamin

Se tutto va bene poi si sta male
dopo le strette di mano, le pacche
le forti emozioni si aprono valli
di vuoto, strapiombi, desolazioni
Se ti alzi voglia il cielo dal letto
sei costretto a respirare l’aria
mattutina, a sopportare la brezza
il caffè, la moina del buongiorno
dei pimpanti: avanti! Sempre
avanti! Contro il risucchio
tenebroso della notte, darsi
regole fissare appuntamenti
per restare sull’elenco
dei presenti

(da L’ultima volta in Italia, Interlinea, 2017)

 

Francesco Ottonello

Dopo i venti

Il giardino della nostra casa
ha alberi morti accasciati al suolo.
Residui di indolenza, così mia madre
pensa e io – io che faccio le radici
per essere staccato, per portarmi via.
Arriveranno domani ripuliranno il giardino

 

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