Inediti di Noemi De Lisi

 

Mi sono ricordato che ti incontrerò
e faremo tutto daccapo.
Aspettami al nostro posto, il primo,
seduta sul gradino del marciapiede
di fronte i cancelli chiusi del teatro:
siediti lì ogni giorno, non ti voltare.
Voglio ricordare cosa ti dirò,
avere la stessa cantilena nella voce
quella che imiterai mentre ridi:
“Parli in un modo strano.”
“Perché te ne accorgi solo adesso?”

Non ti voltare prima che io ti raggiunga,
fa’ come se fossi un estraneo
non avere fretta, non rovinare tutto.
Accorgiti di me solo quando sarò vicino,
guardami con disprezzo, spera che vada via presto:
“Perché ci sediamo sempre nello stesso posto?”
Voglio incontrarti per la prima volta,
ricordare tutto come sarà,
vederti sempre avanti e mai indietro
coi gomiti sulle ginocchia, la testa china
mentre stai ferma eppure da lontano
sembri abbassarti, accasciarti sull’asfalto
spaccarti la fronte, sporcarti i capelli nella polvere,
chiudere le mani come se bussassi alla nostra casa.

*

Prima di crescere era verso te
che mi spingeva la corsa.
Battevo i piedi sull’asfalto disciolto
da lontano indovinavo la mia casa – la nebbia bollente la copriva
Mi sanguinava il ginocchio – dove ancora non c’era il segno
Cosa racconterò a mia madre:
“Sono caduto?”
“Hai scorticato la pelle fino all’osso.”

Arrivato al portone mi voltavo verso la piazza.
Tu più vecchia di me – i giorni ti si accavallavano
sporta sull’orlo arrugginito di un balcone
ti dilatavi nell’ombra alle tue spalle,
precipitavi lungo la facciata del palazzo,
segnavi il confine della piazza – poi ti spargevi
dentro il mondo, fuori dal mondo.

“Ti ho sognato nella piazza annebbiata,
il tuo corpo si scavava nell’afa, eri appena nato.
Mi sono accorta del sangue sul ginocchio – una macchia sgargiante
ho alzato le braccia, le ho frantumate in aria – gridavo per curarti
Sapevo che non c’era niente oltre il tuo margine,
la piazza finiva alle tue spalle – fuori dal mondo.
Guardavi verso di me ma non ti sei più mosso,
i confini si sfilacciavano, la tua corsa evaporava.
La mia vita non bastava per farmi riconoscere.”

 

Noemi De Lisi (Palermo, 1988). Nel 2017 esordisce con la raccolta di poesie La stanza vuota (Ladolfi Editore) Premio Solstizio, Premio Carducci. È redattrice della rivista Atelier on-line.

Un commento su “Inediti di Noemi De Lisi

  1. Una poetica dell’assenza che traccia risvolti nuovi, non facili in un momento storico che pare decadente. Esserci e non esserci si intrecciano in un dialogo tra possibilità. Patrizia Stefanelli

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