Bustine di zucchero #13: Hermann Hesse

In una poesia – in ogni poesia – si scopre sempre un verso capace di imprimersi nella mente del lettore con particolare singolarità e immediatezza. Pur amando una poesia nella sua totalità, il lettore troverà un verso cui si legherà la sua coscienza e che lo accompagnerà nella memoria; il verso sarà soggettivato e anche quando la percezione della poesia cambierà nel tempo, la memoria del verso ne resterà quasi immutata (o almeno si spera). Pertanto nel nostro contenitore mentale conserviamo tanti versi, estrapolati da poesie lette in precedenza, riportati, con un meccanismo proustiano, alla superficie attraverso un gesto, un profumo, un sapore, contribuendo in tal senso a far emergere il momento epifanico per eccellenza.
Perché ispirarsi alle bustine di zucchero? Nei bar è ormai abitudine zuccherare un caffè con le bustine monodose che riportano spesso una citazione. Per un puro atto spontaneo, non si va a pescare la bustina con la citazione che faccia al proprio caso, è innaturale; si preferisce allora fare affidamento all’azzardo per scoprire la ‘frase del giorno’ a noi riservata. Alla stessa maniera, quando alcuni versi risalgono in un balenio alla nostra coscienza, non li prendiamo preventivamente dal cassettino della memoria. Sono loro a riaffiorare, da un punto remoto, nella loro imprevista e spontanea vividezza. (D.Z.)

bustina chiara - Hesse

In epigrafe a Demian, uno dei più famosi romanzi di Hermann Hesse, è riportata la seguente citazione: «Eppure, non volevo tentare di vivere se non ciò che spontaneamente voleva erompere da me». È di Emil Sinclair, l’alter ego di Hesse, che narra la sua giovinezza e l’amicizia con Demian. L’asserzione manifesta una tensione, una brama di conoscenza della sua vocazione nel percorso della vita. Vocazione e autocoscienza. È quanto Hesse ha voluto per se stesso, in particolare da dopo il ricovero in un sanatorio a Lucerna nel 1916 a causa di un esaurimento nervoso (Demian è stato, infatti, scritto l’anno successivo al ricovero e pubblicato nel 1919). I versi di Per via appartengono invece a quel gruppo di poesie degli anni precedenti (1903-1910). Nonostante la distanza temporale fra le poesie e il romanzo, Hesse resta fedele al suo pensiero; la lirica coltiva un’aspirazione interiore e una volontà di rinnovamento non prive di tormento, si prefigge l’autoconoscenza, innervandosi sulla ricerca del Sé. Tale ricerca implica inevitabilmente una riflessione sulla natura del desiderio che può essere sintetizzata nella domanda di Lacan, nota negli ambienti della psicanalisi e contenuta nel suo Seminario: «avete agito conformemente al desiderio che vi abita?». Vale ricordare che, durante il suo soggiorno in sanatorio, Hesse venne a contatto – sebbene avesse già familiarità con l’argomento – con la terapia psicanalitica di impronta junghiana. Senza dubbio il poeta, questa domanda, se l’era fatta più di una volta col passare degli anni, rendendosi conto man mano che stava assecondando non la sua vocazione, bensì le ambizioni altrui, sviluppando così un lacerante conflitto interiore. L’essere umano, che tenta la mediazione fra la sua volontà di essere e una realtà che richiede sacrificio, diventa ben presto conscio delle avversità di tale impresa. La poesia, in generale, ne registra il dissidio. Ci viene incontro l’eco montaliana della condizione negativa dell’esperienza («Codesto solo oggi possiamo dirti:/ciò che non siamo, ciò che non vogliamo»). Allora scalare metaforicamente una montagna è nell’ordine, mentale e archetipico, di colui che cerca una via di fuga, una “svolta di respiro”, e poiché le strade sono sbarrate, resta soltanto di salire per scoprire finalmente, in cima, un punto dove l’aria è più chiara, dove aleggia una brezza sulla fronte. E questo per ridare al proprio Sé una posizione nel mondo, nello sforzo di recuperare la propria esistenza. Se la narrativa configura un tempo umano, secondo Ricoeur, allora la poesia configura uno spazio: uno spazio di desiderio.

Bibliografia in bustina
H. Hesse, Poesie, Milano, Guanda, 1978 (2011), p. 51 (a cura di M. Specchio)
H. Hesse, Poesie, Milano, Mondadori, 1982 (2002), p. 45 (scelte da R. Fertonani, introduzione di F. Masini)
H. Hesse, Demian, Milano, Mondadori, 1983 (traduzione di E. Pocar)
J. Lacan, Seminario VII, Torino, Einaudi, 2008 (a cura di J.A. Miller e A. Di Ciaccia)
E. Montale, Ossi di seppia, Torino, Gobetti, 1925; ora in E. Montale, Tutte le poesie, Milano, Mondadori, 1984, p. 29
A. Prinz, Vita di Hermann Hesse, Roma, Donzelli, 2003 (traduzione di A. Baldacci e A. Mecacci)

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