proSabato: Luigi Cecchi, Scorched

©Luigi Cecchi

 

Scorched

1
Ti stai cucinando dei maccheroni all’amatriciana. Hai appena spento il fuoco sotto la pasta, e nel frattempo ti sei premurato di grattugiare un po’ di pecorino. Stai per scolare la pasta, quando un’esplosione, simile a quella di un petardo di Capodanno, ti fa letteralmente saltare in aria. Proveniva dal cortile, proprio davanti alla tua porta d’ingresso. Ansimando per lo spavento, lasci lo scolapasta con i maccheroni nel lavello, e ti dirigi verso la porta per controllare cosa possa aver provocato quello scoppio. Non appena sbirci oltre la soglia, ti accorgi che un bagliore simile a quello di un fuoco di paglia illumina le colonne di pietra del porticato. L’origine della luminescenza è un buffo cagnolino che se ne sta seduto sull’ultimo gradino davanti alla porta, osservandoti con tranquillità. Una tranquillità sospetta visto che il cane, un carlino dal manto insolitamente maculato, sta bruciando. Le fiamme si sprigionano dal suo corpo, vivide e brillanti, ma il suo pelo non sembra risentirne affatto e l’animale non pare nemmeno accorgersene.
«Tu sei Pietro Donatelli?», ti domanda il carlino.
Il fatto che il carlino parli, a questo punto, è la cosa meno incredibile di tutta la faccenda.
«Sì… sono io.» Rispondi timidamente.
«Sono Hauwoo, del clan dei Grigi-ma-con-la-punta-delle-zampe-bianca.»
«Ah.» È l’unica cosa che riesci a dire in quel momento. È chiaro che deve trattarsi di un sogno. Forse tornando dalla clinica, appena entrato in casa, ti sei addormentato sul divano, di colpo, senza nemmeno accorgertene. Sei ancora lì, che dormi. Il cane è nella tua mente.
Se chiudi la porta, comportandoti come se il carlino infuocato non esistesse, vai al paragrafo 20; se invece continui a parlare con quello strano visitatore, leggi il paragrafo 13.

2
«Utilizzando alcuni agganci che la nostra razza ancestrale aveva con popoli che voi non potete conoscere perché li avete sterminati prima ancora di imparare a scrivere, l’associazione Anima Lupis ha messo in atto negli ultimi due secoli un progetto titanico di riconversione genetica. Mi stai ancora seguendo?»
Hai nuovamente l’impressione che il cagnolino ti tratti come un essere inferiore, ma annuisci senza darci troppo peso. Lui tira su con il naso emettendo nuvolette di fumo dalle orecchie, poi riprende il suo discorso:
«In un laboratorio segreto… e per “segreto” intendo segreto per voi, visto che quasi tutte le altre specie del pianeta sanno benissimo dove si trova… abbiamo dato il via a una serie di sperimentazioni che sono giunte finalmente a conclusione: il virus TB-857 è stato sintetizzato con successo.»
«Un virus?» Esclami, basito.
«Un virus molto aggressivo. In pratica innesca un processo di riprogrammazione genetica che non ti sto a spiegare visto che sei solo un infermiere in una clinica veterinaria e non capiresti, ma opera sostituendo tratti di DNA con altro DNA. E vogliamo diffonderlo nel mondo.»
Per la prima volta, cogli un bagliore sinistro nello sguardo di Hauwoo. Hai paura.
Se corri in casa e chiudi la porta alle tue spalle, mettendo fine a questo stupido sogno (che ora si è trasformato decisamente in un incubo), vai al paragrafo 20; altrimenti cerca di controllare la paura e ascolta il resto di quello che Hauwoo ha da dirti, andando al paragrafo 10.

3
Quando le fiamme stanno per raggiungerti, colpisci il carlino con tutta la tua forza. La padellata sulla faccia lo solleva in aria e lo scaglia come una meteora in mezzo al cortile.
«Stupido cane di merda! – Gli gridi. – Il nostro posto nel mondo ce lo siamo guadagnati con il sudore e la sofferenza di generazioni! Siete voi cani che avete deciso di seguirci, affezionarvi a noi, sottomettervi! Cosa vi aspettavate, che vi avremmo servito e riverito come piccoli sultani senza riversare su di voi tutte le nostre frustrazioni? Ebbene, no… non è così che funziona la specie umana! Noi spezziamo il becco dei polli così possono starsene chiusi in cento in un metro quadrato senza forarsi la carne a vicenda per la pazzia! Noi inzeppiamo le mucche di antibiotici così possono resistere alle infezioni procurate loro dai macchinari per succhiargli via il latte! E poi sai che c’è? Quel latte nemmeno ci piace! Io ad esempio lo voglio parzialmente scremato, senza lattosio e con aggiunta di calcio. E se non ti sta bene cosa abbiamo fatto alla tua razza, sparisci da questo pianeta! È nostro!»
Gridando come un forsennato rincorri il povero carlino fino alla strada, laddove lo vedi brillare intensamente per qualche attimo e poi scomparire. Per qualche secondo ti fermi a contemplare l’asfalto nero coperto dalle foglie di castagno, ripensando a quanta crudeltà c’era nelle tue parole. Temi che se quello che hai vissuto oggi non sia stata una strana allucinazione causata dai fumi del soffritto che stavi cucinando quando è iniziata, un futuro cupo e nero potrebbe profilarsi all’orizzonte. E non solo per te. Per tutta l’umanità. Rientri in casa sconsolato e vai a letto sperando che il sonno ti conceda incubi meno complicati di quelli che fai ad occhi aperti.
FINE

4
Il volto di Hauwoo si illumina di piacere quando si accorge che non hai paura di lui.
«Oh, bene! Speravo che il mio aspetto non ti intimorisse!», esclama, mentre ti siedi vicino a lui. Non troppo vicino, tuttavia, perché riesci a sentire sulla pelle il calore delle fiamme che si sprigionano dal suo corpo. Notando la tua cautela, il carlino si affretta ad aggiungere:
«Mi dispiace per le fiamme. Sono provocate dall’attrito.»
«L’attrito?» Domandi.
«Sì, l’attrito tra l’aspetto del mio spirito, e la forma del mio corpo. Materia fisica e materia spirituale non collimano, e questo genera un forte attrito, che si manifesta come un’emissione di energia. Non posso farci niente.» Ti spiega, leggermente desolato. Ma tu scuoti la testa.
«Non preoccuparti. Basta non accarezzarti.»
«Oh, questo è verissimo! – Esclama Hauwoo sollevando la zampina. – Accarezzarmi aumenterebbe ancora di più l’attrito, e diverrei una specie di palla di fuoco, per pochi attimi! So di essere puccioso, ma per favore, trattieniti.»
Annuisci con la testa. Il cagnolino torna a sedersi composto, e si rivolge a te con fare serio:
«Bene, e adesso andiamo al punto.»
Prendi nota da qualche parte di aver appreso la “nozione di attrito trans-materia”, poi prosegui andando al paragrafo 8.

5
«Scusa se ti interrompo, Hauwoo… ho lasciato la pasta nello scolapasta, e ormai sarà fredda. Siccome oggi non ho pranzato, ho decisamente fame. Se vuoi te ne porto un po’ senza aggiungerci la salsa all’amatriciana, che so che a voi potrebbe far male…»
Lo sguardo di Hauwoo si fa severo, ma non per il tuo gesto gentile. È chiaro che quello che hai appena detto ha ridestato nel suo animo un sentimento di orgoglio perduto che lo brucia e lo divora con prepotenza. Il carlino inizia a ringhiare, le fiamme sul suo corpo si ingrandiscono, lambendo il soffitto del portico e annerendone l’intonaco.
«Ci fa male! Ci fa male! – Ripete furioso. – Quando eravamo creature erranti che si trascinavano sul dorso della terra, nulla poteva farci del male! Durante i lunghi inverni ci nutrivamo di radici, tuberi, carcasse, ossa consunte… e d’estate ci abbeveravamo con l’acqua fangosa trattenuta dalle rocce! Adesso rischiamo di strozzarci con un osso di pollo, o di consumarci di dissenteria per una polpetta troppo speziata!»
«Beh sì… – Rispondi cautamente. – Ma è pure vero che allora campavate cinque o sei anni, mica il doppio come è la norma per i cani addomesticati.»
Le fiamme sul corpo di Hauwoo si affievolirono, anche se il suo sguardo rimase severo. Era chiaro che non gli importasse di vivere tanti anni. Bramava la vita dei suoi antenati, quella che gli era stata in qualche modo riportata, un’esistenza quasi leggendaria in un mondo che non esiste più.
«Vabbé, io la pasta me la mangio. Aspetta qui.»
Velocemente torni in cucina, versi la pasta collosa e scotta nella padella, la mescoli con la salsa, copri il tutto con un abbondante strato di pecorino e torni nel portico tenendo in una mano la padella con l’amatriciana e nell’altra una forchetta. Hauwoo è ancora lì. Sembra essersi calmato. Metti in bocca la prima forchettata di pasta. È uno schifo ma non importa. Lui ha già ripreso a parlare.
Prendi nota da qualche parte che possiedi “padella e forchetta” e che hai acquisito le “reminiscenze oscure di Hauwoo”, poi prosegui a leggere andando al paragrafo 2.

6
«Bene. – Ti sorride, Hauwoo. – Sapevo che Anima Lupis aveva scelto con cura il candidato unico. Ora posseggo tutti i dati di cui ho bisogno.»
«Come… cosa? – Balbetti. – Non dovresti iniettarmi il virus?»
Il carlino ridacchia. Piccoli sbuffi di fumo gli fuoriescono dal naso nero come il carbone, mentre il corpo è scosso dai fremiti della risata e le sue fiamme ondeggiano allegre.
«Ma no! Te l’ho detto, il virus è innocuo per l’uomo. E anche per tutte le altre specie. Sono decenni che ci lavoriamo. Lo abbiamo testato anche su diversi tipi di canidi, con il DNA estremamente simile al nostro, come le volpi, le papgnaps o gli sciacalli.»
«Cos’è una papgnaps?» Domani.
«Lascia stare.» Ti risponde. Adesso è chiaro: ti sta trattando da stupido.
«Non volevamo certo che tutti i canidi del mondo tornassero ad essere lupi! Ci interessava solo restituire dignità alla nostra razza. L’eugenetica umana ci ha deformati, l’uomo ha plasmato i nostri corpi selezionandone le deformità seguendo il proprio gusto o, nei casi meno gravi, le proprie esigenze. Finché i nostri corpi e le nostre anime non torneranno a collimare, le proiezioni delle nostre menti continueranno a bruciare, consumate dall’attrito.»
Lo sguardo di Hauwoo si fa triste, distante. Le fiamme sul suo corpo si affievoliscono. Hai la sensazione che adesso, volendo, potresti accarezzarlo senza farti alcun male.
Se possiedi la “nozione di attrito trans-materia” vai al paragrafo 18; se cogli l’occasione e accarezzi dolcemente Hauwoo, vai al 12; se rinunci ad accarezzarlo e resti in silenzio, vai al 9.

7
«Non ne ho idea.» Rispondi sinceramente.
«È proprio questo il punto. – Commenta sarcastico il cagnolino, mentre si volta verso di te. Un sorrisino maligno gli solca il muso schiacciato. – Alla fine, hai confermato i nostri sospetti. Voi umani non avete assolutamente idea di quello che fate. Valutate le conseguenze a posteriori, raramente gettate uno sguardo oltre il corso della vostra esistenza individuale. Per questo la fase due consisterà nel vostro sterminio.»
Spalanchi gli occhi esterrefatto. «Cosa?»
«Quando il nuovo regno dei lupi sarà una realtà, sarete sommersi dal maremoto che voi stessi avete generato agitando le acque della genetica. Tutti i cani del mondo, ormai tornati ad essere lupi, si comporteranno come i lupi che dipingete nelle vostre favole: vi sbraneranno.»
Lentamente il tuo stupore si trasforma in terrore. Quello di cui questo cagnoletto infame e fiammeggiante sta parlando è una sorta di genocidio programmato! Sei abbastanza certo che dargli una lezione non influirà sul piano di respiro secolare che Anima Lupis ha messo in piedi, ma muori dalla voglia di dare comunque una lezione a quella palla di pelo presuntuosa.
«Pensavo di aver passato il test!» Gli gridi.
«L’hai passato infatti, te l’ho detto. Confermando che come specie meritate l’oblio!»
Se nelle tue note trovi appuntato “padella e forchetta”, forse hai lo strumento giusto per assecondare i tuoi istinti, vai quindi al paragrafo 3; se non trovi nulla del genere nelle tue note, non ti resta che andare al 16.

8
«Faccio parte di un’associazione, per così dire, che si occupa di riportare noi cani ai fasti di un tempo. – Ti racconta il carlino infuocato. – Casomai non lo sapessi, “anima lupis” vuol dire “anima del lupo”. E Anima Lupis è anche il nome dell’associazione. Chiaro, fin qui?»
Aggrotti un po’ le sopracciglia. Sembra proprio che quel cane ti sta prendendo per scemo. Ma lui continua senza badare al tuo disappunto.
«Devi sapere che ogni cane di questo pianeta possiede dentro di sé uno spirito ancestrale, quello di un lupo selvaggio. Tutti noi eravamo creature libere e orgogliose, un tempo. Sollevavamo ululati potenti rivolgendo il naso appuntito al manto di stelle, mentre il vento ci accarezzava il pelo composto, e la selva si apriva al nostro incedere.»
A quel punto lo sguardo di Hauwoo si fa triste.
«Tutto questo… prima della dominazione. Prima dell’oscurità.»
In quel momento, ti ricordi che hai lasciato la pasta nel lavello. Ormai si sarà scotta, e il sugo sarà freddo. Hai fame, ma temi che sembrerebbe scortese interrompere il discorso del carlino per andare a prendere qualcosa da mettere sotto i denti…
Se attendi che il carlino termini il suo discorso, vai al paragrafo 2; se chiedi scusa un attimo per entrare a prendere qualcosa da mangiare, leggi il paragrafo 14; se pensi che anche Hauwoo possa essere affamato e vuoi offrirgli qualcosa, prosegui leggendo il paragrafo 5.

9
«Sai, c’è una cosa che non ti ho confessato. – Dice Hauwoo, riemergendo dai suoi pensieri. – C’è un piano, che seguirà alla diffusione del virus. In realtà il virus è una sorta di “fase uno”. La fase due tuttavia è stata lasciata appositamente variabile. Nessuno di noi se la sentiva di prendere una decisione, quindi abbiamo estratto il nome di un essere umano a caso. È uscito il tuo nome. Sulla base delle tue risposte avremmo optato per una soluzione o per l’altra, nell’ambito della fase due. Riesci a immaginare quali erano le due opzioni?»
Se tra le tue note hai appuntato le “reminiscenze oscure di Hauwoo”, allora leggi il paragrafo 11; se non risulta nulla del genere nelle tue note, vai al 7.

10
«Tranquillo, tranquillo. – Ti dice il cagnolino fiammeggiante. – È un virus molto aggressivo, ma solo con i cani. I cani infettati diverrebbero vettori del virus infettando altri cani e così via, fino a che il virus non sarà presente in tutti i cani del mondo. Ci vorrà qualche decennio, secondo le nostre previsioni.»
«E… cosa succederà ai cani infettati?»
«Niente. Il virus non agisce sul DNA degli ospiti, bensì su quello dei loro gameti. La prima mutazione sarà visibile quando nasceranno i primi cuccioli da genitori infetti.»
«Saranno… dei mostri?»
La tua affermazione sembra ferire il cuore di Hauwoo, che ti lancia un’occhiataccia di rimprovero.
«Siamo noi, i mostri. – Ti risponde. – I cuccioli saranno sempre più simili ai nostri antenati ancestrali, di generazione in generazione. Il virus sarà ereditato e passato ai loro figli. Abbiamo calcolato che nel giro di tre o quattro generazioni il “cane domestico” sarà una specie estinta.»
Hauwoo rivolge lo sguardo verso il cielo.
«Tutti noi… torneremo ad essere lupi.»
«Ma… l’uomo continuerà ad allevarvi, ad incrociare cucciolate diverse per ottenere nuove “razze” di cane! Avrete riazzerato il contatore, ma fra qualche migliaio di anni avrete di nuovo lo stesso problema. Sempre che qualcuno, prima, non individui il virus e non trovi il modo di eliminarlo.»
Le tue obiezioni sembrano lasciare Hauwoo indifferente. D’altro canto, non sembra che il suo piano sia stato progettato in pochi giorni, né che lui ne sia l’unico esecutore. Non è suo compito raccogliere obiezioni. A quel punto però, una domanda si insinua nel tuo cuore: qual è il suo compito?
«Anima Lupis è in procinto di dare il via all’operazione, Pietro. Ma abbiamo bisogno di te per un test… un test molto importante. Dobbiamo testare il virus sull’uomo, per essere sicuri che non abbia alcun effetto su di voi. L’associazione ha selezionato te come cavia tra miliardi di persone. Volevamo qualcuno che fosse consapevole di essere una cavia e che accettasse di provare sul suo corpo l’innocuità del virus. Cosa rispondi?»
Se accetti di fare da cavia, scopri cosa succede nel paragrafo 6; se rifiuti, prosegui al paragrafo 17.

11
«Comprendo la rabbia che covi dentro di te, Hauwoo. – Dici, quasi mormorando. – È una rabbia rivolta all’intera nostra specie, all’umanità. A volte la scorgo negli occhi dei cani che vengono portati presso la clinica veterinaria dove lavoro. In quanto infermiere, spesso mi ritrovo a curare animali maltrattati, abbandonati, feritisi a causa dell’incuria e della disattenzione dei loro padroni. Persone che dicono di amarli. Tu ti starai chiedendo come è possibile amare qualcuno, considerarlo “il miglior amico dell’uomo”, e poi giocare a incrociarne le razze fino a ridurlo a una deformità di valore. Quindi posso immaginare quali siano le alternative per la fase due del vostro piano. In una delle alternative, voi ci tollerate. In un’altra, diveniamo la vostra preda.»
Il carlino chiude per un momento gli occhi, e un filo si fumo scivola via dalle sue narici, verso il cielo notturno.
«Sei saggio, Pietro Donatelli. La tua empatia ha salvato la tua specie. Sopravviverete.»
Per qualche secondo restate in silenzio. Hauwoo bruciando senza bruciare, tu digerendo la pasta all’amatriciana più schifosa della tua vita. Poi ti accorgi che il cagnolino fiammeggiante sta scomparendo: la sua figura si fa evanescente, il suo sguardo sempre più vuoto.
«Aspetta, ho un ultima domanda da farti!» Gli gridi, sperando che possa ancora sentirti.
«Dimmi pure.» Ti risponde lui, con timbro flebile.
«Hai parlato di anima e di corpo, di come convivono in te. Quindi non sei né anima né corpo. Cosa sei?»
Hauwoo abbozza un sorriso forzatissimo, tentando di rispondere prima che sia troppo tardi:
«Sono il sogno di un carlino cinese. Siamo tutti sogni, noi di Anima Lupis.»
Poi la fiamma si spense, e il porticato tornò nel buio.
FINE

12
Non appena avvicini la mano al corpo del cagnolino, questo scatta in piedi digrignando i denti. Il manto di fuoco che lo avvolge si intensifica fino quasi ad accecarti, ma attraverso le fiamme riesci ancora a vedere la sua espressione delusa.
«Come osi? …come osi ridurmi a un oggetto degno di coccole? Non è bastato, alla tua specie, ridurmi in questo stato? Massacrare le forme sinuose ed eleganti che la selezione naturale ci aveva donato, per poterci infilare in una borsetta o esporci in un salone di bellezza?»
Improvvisamente Hauwoo comincia a farti paura.
Corri al paragrafo 17.

13
«Possiamo accomodarci in casa?» Ti chiede il cagnolino, accorgendosi delle tue difficoltà a rivolgergli la parola. Ma subito dopo ci ripensa: «No, meglio di no… potrei dar fuoco a qualcosa inavvertitamente. A proposito scusa per quel boato di poco fa, temo di essermi avvicinato troppo a una delle castagne cadute sul tuo vialetto.»
«Ma certo, non preoccuparti.» Lo rassicuri. Spingi lo sguardo verso il vialetto, per controllare la situazione. In effetti è un po’ che necessita di essere pulito. Il castagno sul margine della strada lo ha quasi coperto di foglie secche e ricci spaccati. Qualcuno, entrando, potrebbe scivolare e farsi male.
«Immagino che tu possa rispondere alla mia richiesta di aiuto anche restano sulla soglia della sua porta di casa, – prosegue il carlino – per quanto, ti posso assicurare, io non abbia alcuna intenzione di farti del male. Ti invito pertanto a sederti sul gradino del suo porticato assieme a me, sicché si possa discutere più comodamente della mia proposta.»
Se accetti l’invito e ti siedi sul gradino di pietra, vicino a lui, prosegui con il paragrafo 4; se ancora non ti fidi e resti in piedi sulla soglia di casa, vai al 19.

14
«Scusa se ti interrompo, Hauwoo… ho lasciato la pasta nello scolapasta, e ormai sarà fredda. Siccome oggi non ho pranzato, ho decisamente fame… ti dispiace se intanto che parli, mangio?»
«No, fai pure.» Ti dice il carlino.
Velocemente torni in cucina, versi la pasta collosa e scotta nella padella, la mescoli con la salsa, copri il tutto con un abbondante strato di pecorino e torni nel portico tenendo in una mano la padella con l’amatriciana e nell’altra una forchetta. Hauwoo è ancora lì. Sembra essersi calmato. Metti in bocca la prima forchettata di pasta. È uno schifo ma non importa. Lui ha già ripreso a parlare.
Prendi nota da qualche parte che possiedi “padella e forchetta”, poi prosegui a leggere andando al paragrafo 2.

15
Vorresti proprio che la soluzione diplomatica funzionasse, ma non riesci nemmeno a parlare, investito come sei dalle ondate di calore emesse da quel piccolo bastardo (che in questo caso è una definizione quantomai accurata).
«Hauwoo, smettila! Voglio solo parlarti!»
«Sei stato messo alla prova, Pietro Donatelli! Hai fornito all’Anima Lupis tutte le informazioni di cui aveva bisogno!»
«Ti chiedo scusa! – Urli, accovacciandoti in un angolo per evitare le lingue di fuoco. – Scusa!»
D’improvviso la tempesta sembra placarsi. Spirali di fumo prendono il posto delle fiamme, e Hauwoo torna ad essere il piccolo carlino con il dorso in fiamme che era all’inizio.
Se sfrutti questa occasione per afferrare finalmente il rastrello, prosegui leggendo il paragrafo 20; se invece credi che Hauwoo ti stia ascoltando, puoi continuare a parlare con lui andando all’11.

16
La rabbia del carlino esplode in un turbine di fiamme che getta scie di fumo nero sulle pareti della casa e lungo le colonne porticato. Ti sembra impossibile ragionare con quel mostro, ma ti chiedi quale alternative tu abbia. Forse potresti raggiungere il rastrello che usi per raccogliere le foglie nel cortile e usarlo come arma… è un po’ distante, ma ti senti coraggioso. L’altra opzione è quella di cercare di convincere Hauwoo a smorzare la propria rabbia, parlandoci.
Se tenti di muoverti coraggiosamente verso il rastrello, vai al 20; se pensi di riuscire a convincerlo con le buone, leggi il paragrafo 15.

17
Il corpo di Hauwoo divampa di calore, mentre lingue di fuoco si allargano attorno al suo corpo.
«Mi hai deluso, Pietro! Ma Anima Lupis non sceglierà un secondo candidato. Anima Lupis proseguirà con il suo piano. Il test non consisteva nella contaminazione, bensì nella tua risposta alla nostra richiesta di aiuto. Gli umani dovranno affrontare un futuro da agnelli in un mondo di lupi.»
Il calore delle fiamme del carlino aumenta e si fa sempre più minaccioso, indietreggi verso casa fino a trovarti con le spalle al muro.
Consulta le tue note: se possiedi “padella e forchetta” vai al paragrafo 3; se non c’è nulla del genere nelle tue note, dovrai cercare di sfuggire alle fiamme correndo in casa, quindi prosegui leggendo il paragrafo 20;

18
Rinunci ad accarezzare il carlino fiammeggiante. Non tanto per il pericolo di ustionarti una mano, quanto per il fatto che lui stesso ti ha suggerito di non farlo, perché avrebbe alimentato il contrasto tra la sua anima e il suo corpo. Il momento di serenità e silenzio che segue ti conferma di aver fatto la scelta giusta.
Prosegui leggendo il paragrafo 9.

19
Il carlino solleva le sopracciglia, sospirando. Una piccola fiammella rossa gli spunta per un attimo dal naso. «E va bene. Non mi aspettavo che tu ti fidassi di me sin dal primo momento, ma credevo che i miei modi cortesi ti avessero rassicurato. – Ti dice. – Veniamo al sodo.»
Leggi il paragrafo 8.

20
«E così è questo il modo in cui hai deciso di concludere la storia. – Commenta il carlino, non appena si rende conto di quali siano le tue intenzioni. – Ho sempre giustificato ogni nefandezza umana con il fatto che, come specie, voi siate dominati da una insaziabile quanto sconsiderata curiosità nei confronti di tutto ciò che non conoscete, che temete, o che possa essere guarnito con del cioccolato. Ebbene, tu eri stato scelto. Da questa scelta sono derivate altre scelte, forse meno importanti per te, ma comunque significative per quanto riguarda ciò che accadrà. Purtroppo però, hai voltato le spalle al tuo istinto primordiale. Addio, stupido umano. Spero che tutte le domande che non hai saputo farmi restino a ronzare nella tua testa finché il cuore non smetterà di batterti nel petto.»
Detto questo, il corpo del cagnolino emette un potente lampo di luce, tale da raggiungerti sulla soglia di casa, bruciarti le sopracciglia e arricciare la lana del tuo maglione preferito. Un istante dopo, al suo posto, c’è solo un mucchietto di cenere al centro di una vistosa macchia di nero a forma di stella.
FINE

©Luigi Cecchi

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