proSabato: Luigi Cecchi, Found

©Luigi Cecchi

 

FOUND

«Non correre per le scale che ti fai male!» Gli urlò appresso la mamma, mentre Robertino saliva le scale saltando i gradini due a due. Si fiondò in camera e cercò freneticamente una penna, un foglio e le tic-tac alla ciliegia (che lo aiutavano a stare concentrato). Era sporco di terriccio, sudato e aveva gli occhiali sporchi, ma quando un ragazzino di 12 anni ha fretta di combinare qualcosa, si sa, non c’è distrazione che possa frenarlo. Estrasse quello strano vecchio brandello di plastica che aveva accartocciato in tasca e lo aprì. All’interno c’era una nuvola di ghirigori strani, che sembravano incisi col pirografo sulla superficie del materiale lucido e scivoloso. «Un codice segreto!» Esclamò fra sé e sé Robertino. Adorava quel genere di giochi! Ogni settimana aspettava che la mamma gli portasse La Settimana Enigmistica per iniziare a risolvere ogni rompicapo dalla prima pagina all’ultima. Non amava molto i cruciverba né quelle cose stupide tipo “Colora gli spazi coi puntini”. No, lui andava in cerca di rebus, sciarade, indovinelli, anagrammi, crittografie. La “Pagina della sfinge” era la sua preferita. Per questo aveva riconosciuto subito uno schema in quegli scarabocchi! Non erano stati disegnati a caso, erano un codice segreto! Stringendo la matita in pugno e cercando di capire quale fosse la chiave, avvicinò il foglietto al naso. La decifratura fu molto difficile: gli ci volle un’ora solo per capire il modo in cui erano state crittografate le parole, dopodiché si ritrovò davanti una serie di frasi sconnesse che non appartenevano ad alcuna lingua, tranne che per poche parole alla fine. Quelle erano in inglese. Robertino non conosceva l’inglese così bene, aveva appena iniziato a studiarlo, a scuola, ma questo non lo fermò! Si arrampicò sulla libreria e recuperò un vocabolario, poi tornò in camera. «Robertino, allacciati la scarpa!» Gli gridò la mamma, vedendolo passare. Ma Robertino aveva altro da fare: tradusse velocemente la frase. Purtroppo aveva poco senso. Che quella fosse la soluzione? E dov’era il premio? Di solito la frase a cui si giunge risolvendo un enigma è un proverbio, una massima o il nome di un personaggio famoso. Quella roba lì non aveva alcun significato e non lasciava alcuna soddisfazione. Robertino prese il foglietto di plastica strana e scese le scale. Tornò in giardino, dove l’aveva trovato. Stava scavando per fare un tunnel, mentre giocava con le sue macchinine, ed era spuntato fuori questa specie di piccolo cappello metallico, ricoperto di terriccio nero. Robertino lo afferrò e lo scosse, per vedere se ne sarebbe uscito un altro foglietto, magari con un altro enigma. Ma niente. In compenso si accorse che dal fondo si era aperto un buco circolare. Ribaltandolo, ne uscì una specie di sacchetto trasparente nel quale era racchiuso uno scheletrino verde.
«Ma che cavolo…» Esclamò Robertino.
Rilesse la frase in inglese che aveva appena tradotto: “Rivendico questo pianeta in nome del popolo di Quasfx”. Si guardò attorno. In un angolo del giardino notò qualcosa che non aveva notato nessuno: una piccola bandierina consunta, conficcata nel terreno, vicino ad alcune pietre.
«Robertino, non ti sporcare che fra poco dobbiamo uscire!» Gli gridò la mamma, dal salotto. Robertino si avvicinò alla bandierina. Forse era lì da qualche mese. Forse quello strano scoppio in giardino, che udirono durante quella notte di fine agosto lui e sua madre e che avevano pensato fosse un petardo lanciato da Fabio e Valerio per dispetto, non era uno scherzo. Forse era stato lo schianto di un’astronave aliena che aveva impattato con la Terra, di cui i piloti prima di morire avevano reclamato la scoperta, lasciando un messaggio a coloro che ne avrebbero ritrovato i corpi!
«Robertino? Andiamo?» Lo chiamo la mamma, già pronta per uscire sul bordo del viale.
«Ok!» Rispose Robertino, e corse da lei, abbandonando quegli strani giocattoli in mezzo all’erba e ai sassi. Bobby, il loro Welsh Corgi, arrivò di corsa ansimando e ci pisciò sopra.

©Luigi Cecchi

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