Fabio Donalisio, Il libro delle cose

 

1 / arte della guerra

 

I

che fai? niente mi do
assente

**

la decodifica sottesa
al fare assenza farla
con mani terse
di esigenza

**

mani che fanno in quanto tali
non strumento mani sempre due
ma in continuo aumento

**

non agire dicono vendetta invece
è catalogazione: troppe cose
fatte al netto dell’avocazione

**

non ti vedono, poco dopo non
ci pensano più; ma sei sempre
solo lì, sempre solo tu

**

quando sei visto non sai più
vedere; peggio poi se dello sguardo,
dici, ne hai fatto mestiere

**

capacità di essere assenza,
farla questa vita, non
altra: darla

**

non agire il perfetto del verbo
azione; con tanti saluti all’evento
della non contraddizione

**

dicono che il non detto non esiste
stolti autoreclusi in un esiste triste

**

chissà come sarà di là nel paese
del tutto è niente, chissa come
si fa quando la voce non si sente

**

puoi non vederla la loro paura,
ne hai facoltà, l’alternativa al ribasso
è sempre concessa (la dicono
libertà, anzi, addirittura) ma
paura rimane, sempre la stessa
empre più pura, e viva

**

sai che fortuna essere liberi, essere
possibili di libertà che sembrano…

e invece no
semplicemente non si può
e per ragioni, per giunta del tutto
incomprensibili

**

chi sei? non lo so, dice, nessuno
forse e se qualcuno quello sbagliato
non quello che cerchi tu, quello
che non c’era o comunque non
c’è più

**

ci sei? mi dispiace no e credi è mica
facile dar risposta a quel che chiedi
mica lo si sceglie di essere quello
che rosicchia terra sotto i piedi ma,
stai tranquillo, comunque lo si fa
e bene, lo si trova l’anello che non tiene

**

dire senza dir di sé né poco e tanto
meno niente: dire sempre e solo
il minimo importante

**

se questa smania vista ovunque è
coerente – e lo è – allora la risposta
è (qualcosa più di) niente: c’è

**

non hanno visto l’ora e aspettato
in piedi al sole mezza vita
l’altra mezza sono forse ancora
in tempo a viverla sparita

**
c’erano segni di terra smossa dove
avevano scavato la fossa due passi
discosta dal sentiero; seppellito
ogni abito insieme al morto, le tracce
di piedi portavano – lente – verso
il crinale torto

**

vederla dormire sembra il sonno
generalizzato, quello che non c’è
(ancora) stato; eppure è solo sonno,
il sette in più – non il bello – della primiera,
la baita in fondo alla mulattiera:
la vita che non volevi e che non
c’era

(un’altra c’era, però, l’unica
che dicevano che non si può

 

                            ogni parola nome di una cosa
                            è un fiume singolare della morte
                            tranne la vita che non è parola

*

                     non nulla come assenza di qualcosa
                   non morte come assenza di qualcuno

*

 fanciullo triste che sapesti nulla

 

il nulla dell’uomo è luminoso
ligio di esser visto
e poi sicuro, grandioso

**

fantasma del suo nome
in nessun dove che il suo nome
vuole, terra che rimane
dove l’acqua muore

**

non sa dire più le cose spesso
manco il nome; manca la cosa
e spesso anche il come

**

solo e pensoso ancora va
per la sua illusa terra; l’unica
cosa che non sapeva era
la guerra

 

Da F.Donalisio, Il libro delle cose, Nino Aragno editore 2018

 

 

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