PoEstate Silva #46: Stefano Vitale da “La saggezza degli ubriachi”

 

Viviamo tra le ombre
talpe senza orientamento
scriviamo parole invisibili
su una lavagna trasparente
col sangue delle nostre vite
misuriamo il perimetro del buio
tracciamo i confini del nostro continente
ascoltando il gracchiare d’una persiana
il tintinnare di un bicchiere
cercando l’esatto bagliore
di un istante già dimenticato.

 

Così giriamo in tondo
ritti sulla nostra rotta
di un viaggio storto in cerchi di giostra.
Nuvole basse e grigie
ci accompagnano da lontano
ventre d’acqua che ci ha generato
e dove torneremo svaporando
rapidi e silenziosi
come questo sangue scuro
che intanto macina nelle nostre vene
e agita le nostre sere.

 

L’idea della perfezione
ci perseguita implacabile
azzanna i nostri pensieri
bestia della notte che s’aggira
dissimulata in comandi, precetti e avvertimenti
che proteggono dall’angoscia e dalla morte
ma ci consegnano al nemico
fuoco nero nascosto sotto al cimiero
rostro che strappa le carni indifese
tarlo che rode l’occhio di legno.
Così dimentichiamo che siamo come il pane
fragranza impura che di vita profuma
colpo di tosse che increspa il silenzio
pietra d’inciampo che riporta la luce.
Sulla cima dell’imperfezione si staglia il profilo
del nostro viso, calmo e disteso,
in attesa del prossimo, duro,
combattimento.

 

La lezione dei fiori è nel loro colore?
O forse è nel lento
invisibile viaggio verso la luce?
Nel silenzio del loro respiro
di creature sagge e leggere?
Oppure nel loro profumo
liberata essenza di sé
disordine dei nostri sensi rappresi e sorpresi?
La lezione dei fiori
è nel loro essere fiori, e questo basta,
mondo che rinasce
nella pura insolenza del vivere.

 

Nella mattinata calma e distesa
respira l’aria se stessa
senza stupori né malinconie
solo la meraviglia e la nostalgia
del necessario passare
di ogni nota rotonda
spada di luce che affonda
nella nostra mente.
Tutto è al suo posto.
D’improvviso siamo smarriti
sull’orlo dell’orizzonte vacilliamo
le mani sudate, nel buio che azzanna
la nostra misera carne.
Brivido e vertigine senza una ragione.
L’inquietudine nasce dalla leggerezza
non serve battere i pugni, strapparsi i capelli
basta l’incanto d’una carezza
per rendere terribile lo sguardo.

(Wolfgang Amadeus Mozart, Quartetto per archi in do maggiore K. 465‒ delle dissonanze)

 

Stefano Vitale, La saggezza degli ubriachi, La Vita Felice 2017

3 comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.