Nader Ghazvinizadeh, Metropoli (nota di Sandro Abruzzese)

Metropoli di Nader Ghazvinizadeh (nota di Sandro Abruzzese)

Leggere Metropoli (edizioni cfr poiein), di Nader Ghazvinizadeh, è stato come essere per un attimo dentro e fuori al mondo contemporaneamente. Non è un caso. È lo sguardo spaesato e tuttavia completamente a fuoco di Nader a dare questa sensazione:

Hanno ancora chiuso il paese/ con le case rovesciate che tolgono i campi alla piazza/ porta di una pianura/ dove scomparivano le macchine agricole/ e appariva la cuoca con la testa di lepre

È questo suo mettere insieme luoghi e sagome, l’apparente confusione, che in realtà decifra il paesaggio urbano e rurale e ne percepisce il movimento, a descrivere e abbozzare la nuova forma del mondo circostante. La città e la pianura, i colli, Bologna o la bassa, in Nader sono continua fonte di impercettibili rilievi sulla via di una nuova ricerca di senso:

Saremo nuovi nella città/ in silenzio nel vento tra le case/ la vertigine nelle palazzine e l’esitazione/ la tua vecchia città non ha parole/ nello sguardo a vuoto del ristoratore/ la sera la stanchezza varrà come il bere/ tu non sei sabbia di mare, ma di fiume
Case canili, uomini muri, cingono la città di grano/ necropoli di fattori, anfiteatri cantieri/ uomini di calce, grembiuli furgoni/ le donne della città sempre impolverate Nel crocevia dei prati/ i piani intersecati agli orizzonti/ Galeazza, Camposanto, Palata, Bevilacqua/ lontano l’ultimo quartiere/ le mie decumane gelate come spiagge/ che hanno la piazza in mare/ come relitto in sacca la cattedrale/ vive di buio la luce greca, opale/ d’architravi l’avanguardia alle scale/ uomini argentati le periferie: armature.

C’è poi, nello scrittore bolognese, dell’etnografo, la consapevolezza che viviamo in una compresenza dei tempi, a cui egli risponde con una continua misurazione dello spazio, o con il lento incedere verso il perimetro e i confini di luoghi ormai adiacenti e sovrapposti. Emerge, così, il mondo di Ghazvinizadeh, in ciò che si compenetra e rimescola: i campi e la piazza, il Po e le golene, l’asfalto, i palazzi. È una tensione continua tra passato e presente.
Infine, c’è la vita in Nader Ghazvinizadeh, e forse le condizioni della sua esistenza hanno fatto di lui uno scrutatore in bilico sui suoi stessi margini.
Certo, il suo è lo sguardo di chi mette radici nella scrittura, e finisce per abitare nel suo stesso bisogno di orientarsi.
L’editore, il compianto Gianmario Lucini, ha scritto che questo suo atteggiamento, è di sicuro il motivo principale per cui vale la pena leggerlo e rileggerlo.

© Sandro Abruzzese

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