Paola Casulli, Sartie, lune e altri bastimenti

Paola Casulli, Sartie, lune e altri bastimenti, La Vita Felice 2017

Il titolo della raccolta più recente di Paola Casulli, Sartie, lune e altri bastimenti, introduce in maniera accattivante a temi, sfondi e contesti che hanno il pregio di assumere ruoli diversi con il  procedere delle liriche che la compongono.
Mare, vento, pioggia e isola – l’isola nativa, Ischia peraltro mai nominata, e poi una «Capri imprecisata», «l’isola perduta oltre ogni dire», «l’idea di un’isola» o, ancor più nettamente, l’isola tout court – sono infatti personaggi insieme agli amanti e al loro dialogo antico e pur sempre rinnovato, con continui mutamenti di prospettive. L’io lirico, in questo dinamico scambio di ruoli, sembra a tratti attribuire proprio a sé e agli altri umani il ruolo di imbarcazioni in un fluire che a volte trascina, a volte ristagna.
D’altro canto, come gli umani (e il tempo in cui vivono, «scafo mobile dei giorni») si fanno natanti, così gli elementi marittimi del titolo, sartie e bastimenti, prendono le forme di sentimenti umani. Le sartie vanno allora lette anche come legami e segnali di partenze e ritorni, pegni di attese e spie di quella nostalgia che qui abbraccia tutto l’etimo del termine italiano: desiderio acuto, anche doloroso, di tornare. I bastimenti, con la fantastica stiva del gioco di nomi e lettere iniziali che si faceva da bambini (“è arrivato un bastimento carico carico di…”), da un lato rimandano all’interrogazione permanente intorno alla parola, pertinente, “vera”, acuta, dall’altro, con il loro “arrivare”, espresso non a caso in francese, lingua nella quale il verbo ‘arriver’ significa sia arrivare sia accadere («Il arrive – Il est déjà arrivé»), alludono all’arduo incontro, non di rado scontro, tra parola e accadimento.
In un paesaggio nel quale l’elemento marino è dominante, l’azzurro si manifesta, così come all’occhio umano la distesa delle acque, in molteplici variazioni. Chi legge si imbatte spesso nella versione plurale dell’aggettivo cromatico, così come nel blu, ancora più profondo. Attenzione, tuttavia: azzurre e blu non sono solo le acque marine, ma caviglie umane, rocce e fiori, iris e genziane innanzitutto. E c’è un altro colore che prende la scena, con il suo carico di connotati e simbologie: il rosso, qui rappresentato nella complessità di indossare capi di questa tinta; il rosso, che al ristagno, alla bonaccia, oppone il carattere di decisione difficile.
Dinamiche e caratteristiche fin qui additate sostanziano, rendono felicemente complessi e arricchiscono i testi che in questa raccolta prediligo, i testi, vale a dire, che hanno nella incisività della formulazione la forza di sollevarsi a comprendere piani universali, i testi che condensano, con tocchi rapidi e sapidi, nodi dell’esistenza umana nella storia (il riferimento al passato ha, anche se solo per lievi tocchi allusivi, per la menzione di una stagione o di un mese, una collocazione storica alla quale è possibile risalire) e nella natura, nelle sue multiformi manifestazioni sul pianeta che abitiamo.

© Anna Maria Curci

E mi prende
la privazione di quel mare lontano
fatto di isole e pesci, pochi uomini.
Striate d’azzurro le notti stormiscono di melograni.
Meridiane vicende, che sanno
di balzi e di lucertole sull’urto del sole,
le nostre pietrose incomprensioni vanno
snodandosi tra genesi e naufragi
e ci tolgono all’amore, alla tensione del corpo nel corpo.
Mi prende la voglia di te,
dei rimorsi di maggio e l’acre intelligenza degli ideali.
Socchiudo gli occhi
e di quel mare che odora di luce non scordo
neppure la mia stessa voce che dice

————-addorméntati addorméntati

che dal vicolo spira il maestrale,
porta le voci e le ossa degli alberi chiari
porta cent’anni di sole e un’ora per

————————la rêverie nostalgica
—————————dei nostri passati.

 

*
Parlami di un’altra vita
che si innalza e getta pioggia nelle crepe dei portoni.
Tutt’intorno un mare aperto cieco di arcipelaghi
a scordare le nevicate dei pittori nei quartieri
e le immagini riflesse in brevi istanti negli specchi.

È accaduto che guardarti restare sveglio
all’alba di una Capri imprecisata
mi abbia dato l’ordine di un’isola perduta oltre ogni dire
a proteggere qualcosa rimasto fisso
sullo scafo mobile dei giorni, dondolante
nell’azzurro dei tuoi occhi
a svelare
il me in te.

 

*
E venne il vento
a tenerci la spina dorsale dritta. A noi
che in quel luogo non c’era mai stata casa,
solo porti, navi e notti che sapevano di fuga
con i versanti giù per il mare
o dritti su, verso il monte
in quel limite insuperabile del male.

Noi, a esser meno soli
a lasciarci indietro mattini di rivolta
a chiederci quale luogo potesse tuttavia
essere più chiaro e più tenue
di quello che pur ci ha lasciato andare.

 

*
Il rosso è difficile da indossare
quasi come accordare un violino.

E mi cadono gli occhi
sulle intonazioni sbagliate
a schiodarmi le suole dalle vecchie stagioni.

 

*
Il giorno che arrivai sulla spiaggia
con la mia onda all’incontrario e mani
protese contro la duna che sembrava franare.
Quel giorno dico,
ci fu l’abbandono del fuoco, la fuga dalla verità.
Io e te ci siamo perduti
nell’istante della pagina bianca,
il deterioramento di ogni parola
che non trova fibra, carta, mano
per dire Amore.
Ed io a chiedermi
oscuramente dove
la soglia dei nostri deserti.

 

*
E tu sei stato
una vita a somigliarmi.
Non so nemmeno quanto
a disegnarmi
l’idea di un’isola
la forma di uno stato di coscienza.
Quasi a evidenziare le rocce blu
laggiù, nell’innocenza che non si impara,
nel risveglio che ci abitava
quando godere o trascurare di aver goduto
era obbedire al rischio
l’errore di proclamare l’ignoto
catturato ed ingabbiato.
Dove girare lo sguardo ora?
Che vorremmo una mano posata sulla spalla
e il fiato della terra fare un passo indietro.
Niente più gabbiani sull’acqua.
Solo pochi sono rimasti, in questa città marina
a prendere il silenzio.

 

Paola Casulli nasce a Ischia ma vive da qualche tempo tra le colline del Monferrato. Poetessa, fotografa, giornalista, pubblica tre raccolte di poesia: Mundus Novus (Ed. Del Leone), Phitekoussai, racconti di un’isola (Ed. Kairos), Di là dagli alberi e per stagioni ombrose (Ed. Kolibris) e due brevi poemetti – MitoGrafie e Lontano da Itaca, quest’ultimo è stato portato a teatro con successo a Verona, con coreografia della stessa Casulli. Organizza eventi culturali in tutta Italia e scrive per varie testate giornalistiche. Incanto Errante è il suo blog di fotografia di reportage e di racconti di viaggio.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...