Pablo López-Carballo, La precisione dell’indifferenza

Pablo López-Carballo, La precisione dell’indifferenza, traduzione di Lorenzo Mari, Carteggi Letterari, 2016

di Francesco Caserta

 

La sensazione che emerge dalle pagine del libro di Pablo López-Carballo (León, 1983) è quella di essere trasportati in un’altra dimensione in cui il passato e il presente si mescolano in un attimo eterno, rarefatto al punto che si ha quasi la sensazione di galleggiarci dentro circondati da macerie e resti; vestigia di un passato pieno di errori. Errori che sono del singolo ma, molto più spesso, della collettività. L’io poetico si fa noi allorquando si elencano le colpe in Tirar del hilo, in un tentativo di autoindulgenza che si concretizza nella consolante prospettiva di condivisione delle responsabilità. È un delitto senza colpevoli ma abbondante di moventi quello che viene perpetrato ai danni della natura (Casi logramos controlar y dominar agua y fuego,/ destruimos naturaleza por ignota/ y lo creado se dio por contenido) e del prossimo (seguimos matándonos, muy pocos contuvieron las ganas) in uno scenario a tratti desolante in cui non sembra esserci luce in fondo al tunnel. Eppure a ben vedere, tra la trama e l’ordito dei versi di López-Carballo ci sono speranze, certezze e moniti per un futuro da ricostruire partendo da quelle rovine. Quando tutto crolla non esistono più limiti, significanti e significati si confondono e si mescolano e per questo mirar no es suficiente, debemos devanar/ con la ciencia del no tener. Accettare il fatto che manchino punti di riferimento è il primo passo per creare un ordine nuovo, per configurare uno spazio partendo dal nebbioso caleidoscopio di un paesaggio in rovina armati di sano scetticismo: Refuta/los hallazgos siempre/es un mundo nuevo.  

*

 

El blanco glacial puede ser madera
y las termitas se agolpan
en hilaturas inesperadas
y suelto el papel. Enjuicio
las veces que aclimataste
el escenario con piedras
arena y otras cuestiones
qué importa peinando
sin luz, cortando la madera
inmóvil el serrín el viento
moviendo los focos
las torres
caídas da pena dejarlo.
Exhalar en blanco
deja restos de otros árboles
junto al serrín que deja el viento.

Il bianco glaciale può essere legno
e le termiti si ammassano
in filature inattese
e io spargo la carta. Processo
le volte che hai acclimatato
lo scenario con pietre
sabbia e altre questioni
cosa importa pettinando
senza luce, tagliando il legno
immobile la segatura il vento
muovendo i fuochi
le torri
cadute rattrista lasciarlo.
Esalare in bianco
lascia resti di altri alberi
insieme alla segatura che lascia il vento.

*

SOLUCIONES APLAZADAS EN DESVELOS

Diferentes especies vegetales,
anoto los resultados, crecen.
Líneas rectas escasas entre cinturones,
acelerador de parábolas. En la cama
recién pescada aleteas. Desconsuela
ver cómo te secas; en el hielo
un pájaro se posa vuela
corta el tendido eléctrico.
Seres microscópicos la sorprenden
estaban ahí antes que ella.

SOLUZIONI DELLA VEGLIA RIMANDATE

Differenti specie vegetali,
mi appunto i risultati, crescono.
Ridotte linee rette tra le cinture,
acceleratore di parabole. Nel letto
ti dibatti appena pescata. Sconforta
vedere come ti essicchi; nel ghiaccio
un uccello si posa spicca il volo
taglia l’impianto elettrico.
Esseri microscopici la sorprendono
erano lì prima di lei.

*

Mirarse de nuevo
crear hacia el exterior desconocerse
en aparente principio
continuar abandonarlo salir
volver a entrar recibir al viento
cambiar de piel y de ojos
otro color otra espesura
el rastro: así nacen los desiertos.

Guardarsi di nuovo
creare verso l’esterno disconoscersi
in apparente principio
continuare abbandonarlo uscire
entrare di nuovo ricevere il vento
cambiare pelle e occhi
un altro colore un’altra densità
la traccia: nascono così i deserti.

 

*

Francesco Caserta (Benevento, 1991) ha conseguito la laurea triennale in Lingue e Letterature straniere e Mediazione Linguistica Applicata presso l’Università di Perugia. Vive attualmente a Pisa dove sta concludendo il corso di Laurea Magistrale in Linguistica e Traduzione, con una tesi di traduzione del romanzo Best Seller di Roberto Fontanarrosa. Ha recentemente tradotto il saggio introduttivo di Jaume Pont all’ultimo libro di Antonio Machado, La Guerra (Passigli, 2017), curato da Valerio Nardoni.

 

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