John L. Stanizzi, Poesie

John Stanizzi, Poesie*
Traduzione di Angela D’Ambra

Foto di © J.L. Stanizzi

 

BRIEF RETURN

They arrive where they intended
and it is good, the greens and yellows
and shadowy blacks, the brown bones
of branch and stem and trunk.
And when they arrive, famished,
they consume the landscape
and sip water from the pond.
And when it is time to depart
they will depart so quietly
that it won’t be until later
that the silence will seem to whisper
They are no longer here.

RITORNO BREVE

Arrivano dove intendevano
ed è bene, i verdi e i gialli
e i neri ombrosi, le ossa brune
di ramo e stelo e tronco.
E quando arrivano, affamati,
consumano il paesaggio
e bevono sorsate d’acqua dallo stagno.
E quando sarà tempo di partire
talmente piano partiranno
che solo molto dopo
il silenzio parrà sussurrare
Non sono più qui.

*

Foto di © J.L. Stanizzi

 

FAWN

A depilated dog would not look well.
Dress up! Dress up and dance at Carnival!
“The Pink Dog”, Elizabeth Bishop

In the carnival of lights and shadows at dawn,
a small bony dog stands in the road,
Elizabeth’s dog, watching me curiously
from the center line, so I slow for her,
and then I see the dabs of softened white.
Her right ear twitches a wary cautious twitch,
and she lopes into the woods, leaving me with
a sense of joy at seeing this tiny fawn.
But just as I am about to leave, I hear
her squawk, and see her just behind the scrub
at the side of the road, where she is watching me,
her wise and fearful eyes too big for her.
What are you doing, I say, and where is your mother?
She hears my voice, and steps back to the road;
looking me straight in the eyes, she bleats a question,
but before I can respond, another car
comes speeding by and off she runs for good,
before I even have the chance to say
that I would lie down near her in the woods
while she slept, sheltered on a nest of leaves,
and when her mother returned, then I would go,
having kept her safe from the likes of me.

 

CERBIATTA

Un cane senza pelo non ha un bell’aspetto.
Mascherati! Mascherati e balla al Carnevale!
“Cane rosa”, Elizabeth Bishop

All’alba, nel carnevale d’ombre e luci,
una cagnolina tutt’ossa se ne sta sulla strada,
il cane di Elizabeth, e m’osserva curiosa
dalla linea spartitraffico, così rallento per lei,
ed è allora che vedo i tocchi di tenue bianco.
L’orecchio destro le freme d’un fremito cauto, circospetto,
e balza via nel bosco, lasciandomi con
un senso di gioia per la visione di quest’esile cerbiatta.
Ma proprio quando sto per ripartire, odo
il suo verso roco, e la vedo proprio dietro la fratta
che costeggia la strada, da dove mi osserva,
gli occhi savi e timorosi troppo grandi per lei.
Che fai qui, le chiedo, e dove è tua madre?
Al suono della mia voce, si muove verso la strada;
guardandomi dritto negli occhi, bela una domanda,
ma prima che io riesca a rispondere, un’altra auto
sfreccia rapida e lei fugge per sempre,
prima ancora che io abbia modo di dire
che vorrei sdraiarmi nel bosco accanto a lei
mentre dorme su un nido di foglie, al riparo,
e che, al ritorno di sua madre, me ne andrei,
dopo averla protetta dai miei simili.

*

SNAKES

It’s August and I haven’t touched the kayak
since early June when I couldn’t leave it alone;
the school year over, summer had begun,
the river up and stocked, the days becoming
warmer and longer. The process of unwinding
was now my job, and every day I worked
to get it right, drifting on the copper
colored river that slowed and grew more shallow
every day. But soon my focus changed,
and I moved on to chores around the house:
unclog the gutter, clean the cellar out,
re-cement the crumbling steps in front.
And before too long the goldenrod appeared
and Sweet Joe Pye was roughing up the wetland.

When I finally flipped the kayak to wash it out,
there you were, the wriggling two of you,
moving in every direction away at once,
nothing like the evil symbolism,
temptation manifest, that we were taught.
You were more like lovers I’d disturbed,
who couldn’t vanish fast enough into
the shade of the weltered bittersweet that grew
up and through the ash tree by the pond,
and so I stood in the wake of your hasty departure
as you rippled off, less like Caril and Charles,
Fred and Rosemary, or even Bonnie and Clyde,
and more like Lancelot and Guinevere,
or Adam and Eve running away from fear
before something happened they could not change.

SERPENTI

È agosto e non ho toccato il kayak
dai primi di giugno, quando lo usavo sempre;
l’anno scolastico era alla fine, l’estate agli inizi,
il fiume in piena e ripopolato, i giorni
più caldi e più lunghi. Il mio lavoro ora era
l’iter di sdipanamento, che ogni giorno m’impegnavo
a fare bene, alla deriva sul fiume
colore del rame, ogni giorno
più lento e meno fondo. Presto l’interesse mutò,
e passai a lavori di cura della casa:
distasare la grondaia, ripulire la cantina,
ricementare i gradini sgretolati all’ingresso.
Non ci volle molto che la verga d’oro apparve
e la canapa acquatica¹ prese a scarmigliare la palude.

Quando infine capovolsi il kayak per ripulirlo,
eccovi là, voi due, a contorcervi,
guizzando all’istante in ogni direzione,
con niente del maligno simbolismo,
tentazione manifesta, su cui siamo stati edotti.
Sembravate più due amanti disturbati,
non abbastanza svelti da svanire dentro
l’ombra dell’intricato celastro cresciuto
in alto lungo il frassino vicino allo stagno,
così me ne stetti lì, nella scia della vostra rapida partenza
mentre a onde ve la filavate, non come Caril e Charles,
Fred e Rosemary, o anche Bonnie e Clyde,
ma piuttosto come Ginevra e Lancillotto,
o Adamo ed Eva in fuga dal terrore
prima che accadesse l’evento per loro immutabile.

¹A Roma: erba di santa Bibiana

*

Foto di ©  J.L. Stanizzi

 

FRONT

Disastrous drought they’re calling it,
nothing more than a trace of rain in two months,
but yesterday’s rumor of showers crackled
over radios and televisions,
and in anticipation, the ordering of things began:
gather up the stray tools, put the tractor away,
tell the geraniums that soon, soon it will be all right,
and go to bed with one ear open, listening
for the sympathetic whisper of rain in the trees,
and the silent sigh of the landscape
and everything hidden there.

Now the pacific hiss of morning rain,
sun held down under clouds and fog,
and the rooms of the house soften with dusky shadows.
May it rain all day long and never brighten,
not even for a moment.
And may the plants lift their faces,
streaked with dusty rain water,
and like children running around the yard,
catch the drops in their open, smiling mouths.

SISTEMA FRONTALE

Rovinosa siccità la chiamano,
niente più d’una parvenza di pioggia in due mesi,
ma ieri la notizia di rovesci crepitava
alla radio e in televisione,
e nell’aspettativa, si iniziano a sistemare le cose:
raccogli gli attrezzi spersi, rientra il trattore,
di’ ai gerani che presto, presto tutto si risolverà,
e vai a letto con un orecchio aperto, ascoltando
il sussurro simpatetico di pioggia negli alberi,
e il silente sospiro del paesaggio
e di tutto ciò che vi si cela.

Ora il sibilo pacifico di pioggia mattutina,
il sole sotto una cappa di nubi e nebbia,
e le stanze della casa soffuse d’ombre scure.
Piova l’intero giorno senza una schiarita, mai,
neppure per un istante.
E le piante sollevino il loro volto,
striato di polverosa acqua piovana,
e come bambini che corrono per il cortile,
catturino le gocce nelle bocche aperte, sorridenti.

*

THE LANGUAGE OF TREES

If the trees speak in the forest
and no one is there
is the language of trees audible,
or do the words drip from the leaves
down the rough lengths of their bodies
and seep into the round,
the roots,
and is that language then
as simple as holding hands in the dark,
never speaking a single word?

LA LINGUA DEGLI ALBERI

Se, nella foresta, gli alberi parlano
e non c’è nessuno,
è la lingua degli alberi udibile,
oppure le parole stillano dalle foglie
giù lungo le ruvide lunghezze dei loro corpi
e s’infiltrano tutt’intorno,
le radici,
ed è, allora, quella lingua
così semplice come tenersi per mano al buio,
senza dire neppure una parola?

______________

John L. Stanizzi è l’autore della plaquette Windows. Sue raccolte complete sono Ecstasy Among Ghosts, Sleepwalking, Dance Against the Wall  pubblicate da Antrim House Books, After the Bell e Hallelujah Time! Pubblicate da Big Table Publishing Company. Le sue poesie sono apparse su Prairie Schooner, il New York Quarterly, Tar River Poetry, Rattle, Passagges North, The Spoon River Quarterly, Poet Lore, The Connecticut River Review, Freshwater, Boston Literary Review, e molti altri periodici. John ha dato letture in molti luoghi dell’intero Connecticut, tra cui The Sunken Garden Poetry Festival, RJ Julia Booksellers, e l’Arts Cafe Mystic, e la sua opera è stata pubblicizzata su The Writer’s Almanac di Garrison Keillor Almanacco. Al momento è professore a contratto di inglese presso il Manchester Community College. John è attualmente al lavoro su Alleluia Time! -Volume II, il seguito del recente Hallelujah Time!. Vive con Carol, sua moglie, a Coventry, Connecticut.

_____________

*La prima poesia è tratta dalla raccolta di J. STANIZZI, Ecstasy among Ghosts, Antrim House, Tariffville, CT, USA, 2007 © – John Stanizzi. La silloge consta di un proemio e tre sezioni, ognuna delle quali introdotta da un frammento poetico in corsivo: I. you will face; II. quietly now; III. the sun closet around our sorrow. La prima sezione comprende 8 testi; la seconda 11; la terza 24. Le altre poesie sono tratte dalla raccolta di John L. Stanizzi, Dance against the Wall, Antrim House, Simsbury, CT, 2012. Tutti I diritti sono di proprietà dell’autore. La raccolta si articola in 4 sezioni: I. THE ROAD HOME (11 poesie); II. MOWING THE APPLES (15 poesie); III. AFTER ELLIS ISLAND (11 poesie); IV. MORE THAN ENOUGH (9 POESIE).

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