Giuseppe Ceddia, Bestiario #8: Allodola

“Campo di grano con allodola” di Vincent Van Gogh

Giuseppe Ceddia, Bestiario #8: Allodola

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L’autore senese Federigo Tozzi apriva la sua raccolta di sessantanove frammenti, dal titolo Bestie (anno di grazia 1917), con l’allodola; lo stesso passeriforme chiude il testo nell’ultimo frammento, dimostrando in tal modo la struttura circolare dell’opera. Così scriveva Tozzi: «Che punto sarebbe quello dove s’è fermato l’azzurro? Lo sanno le allodole che prima vi si spaziano e poi vengono a buttarsi come pazze vicino a me? Una mi ha proprio rasentato gli occhi, come se avesse avuto piacere d’impaurirsi così, fuggendo».

Forse, in effetti, l’allodola conosce il punto esatto in cui si ferma l’azzurro, ciò che a noi umani non è dato sapere; umani che, come avrete notato, sono contraltare di questo bestiario, il quale dimostra – in molti casi – la loro inferiorità e la poca destrezza di fronte agli eventi, alla natura, alla stessa vita. L’animale sa vivere meglio!

Semi e vegetali sono i suoi pasti, a volte esagera con qualche insetto e si concede un meritato relax.

In passato questo uccello fu identificato con la figura di Cristo, soprattutto – come racconta Plutarco – nell’isola greca di Lemmo; il motivo derivava dal fatto che l’allodola si cibava di uova di locusta (che, in determinate simbologie, è emblema maligno).

Molto presente nella letteratura antica e moderna, l’allodola gioisce in cuor suo di tanta importanza e considerazione, a noi piace crederlo e ne sentiamo la sicurezza. Scriveva Baudelaire: «Felice chi può con un colpo d’ala vigoroso slanciarsi verso campi luminosi e sereni; colui i cui pensieri, come allodole, verso i cieli al mattino spiccano un volo – che plana sulla vita e comprende senza sforzo il linguaggio dei fiori e delle cose mute».

Potremmo andare avanti di molto, rimanendo in ambito letterario. Il canto armonioso di questo animale ha stregato le streghe stesse; non a caso il suo verso è suono e immagine, è il suono che osserva gli amanti nella separazione («Il grido dell’allodola domani | dall’amor nostro ci disgiungerà», D’Annunzio) ma anche il motivo del gonzo che dallo “specchietto per le allodole” si fa traviare.

 

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