Francesco Guazzo, 13

Francesco Guazzo, 13, Edizioni Corte Micina, Premio Città di Fiumicino 2016

*

Non ho più avuto un gesto,
dopo che la partenza
si era fatta attesa del semaforo,
e mi addormentavo pensando,
perché si cambiasse luce,
ed era come se la gente
avesse cominciato ad accalcarsi,
in farmacia,
io a buttarmi sulle strade,
guardando le stelle e il cielo,
facendo liste delle cose
che non serve fare,
a chiedere di fretta
– quanto viene una rosa? –
e in molti ai tabacchi,
a grattare sui tavoli con le monete,
o a preparare i mozziconi
del significato, e – tu –
poi tutti a chiedere – tu
come ti vesti
per la fine di ogni cosa? –

*

A cadenza regolare, si è fatto
più urgente il desiderio
di invertire gli orizzonti,
e non è soltanto un sentimento
di esitazione per la monotonia
del giorno, stando almeno
alla spiegazione senza congetture
del ciliegio in fiore o al moto
perfetto del bambino dietro
la siepe, che gira su se stesso
con la bicicletta in mano

*

Una donna, al mio paese, sta seduta
su una carrozzella senza scelte,
verso la quarta parte del pomeriggio,
sotto il sole, e mi parla
della necrosi agli ossami del corpo,
io la interrompo con il successo dei sorrisi,
e lei mi mostra la contentezza
per la novità dell’ascensore,
che trafora il soffitto, e le pareti

*

A guardare le fila del mercato
dall’alto della finestra, tento
una soluzione dell’enigma,
con la stessa attenzione
del vecchio, che cerca, in ogni
passo, una novità nel marciapiede,
ma i frammenti di vetro, o forse
la donna con la cartella rossa,
certe pieghe dei cappotti o
delle giacche mi suggeriscono
di non sostare ancora, e scelgo
di tornare alle quarantasette
sedie vuote che ospitano
la speranza del mattino,
al colloquio con la tazza di tè,
con la rosa del tavolino

*
Ho saputo che per brevi momenti sei
stata nella noia dell’edicolante,
in un tempo poco definito
nella fuga scomposta del ricordo
al rumore incontrollato dei ferri sulla lana,
poi, dietro la finestra che si apre,
a guardarmi senza motivo,
nell’incavo della mano che nasconde le labbra,
nelle braccia alte, alla partenza,
verso la sfumatura del cielo,
forse anche nel vagare incostante
della penombra sulla faccia dell’autista,
o nella corsa in salita, senza verso

*

© Francesco Guazzo

*

Francesco Guazzo è nato a Bassano del Grappa nel 1998.

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