Bruno Broccoli, Aburbecòndita

aburbecondita_bruno_broccoli

Bruno Broccoli, Aburbecòndita. Mardicenze de storia romana, Trevi editore, Roma 1979

PREMESSA

Non si scandalizzino i cultori della poesia romanesca se un napoletano di nascita, di tradizioni, di istinti e di tendenze osa commettere un doppio sacrilegio: scrivere un libro nel loro dialetto, non solo, ma usare per ciò il sonetto, la forma compositiva che a questo dialetto meglio si sposa nell’esaltarne gusto, sapori e sfumature.
Certo, se io fossi vissuto ai tempi di Papa Gregorio XVI, quando il sonetto romanesco era appannaggio di un certo Giuseppe Gioachino Belli, non avrei ardito tanto, vivendo in una città che pur chiamandosi pomposamente Caput Mundi, Dominante e Metropoli, altro non era in realtà se non un grosso borgo di centocinquantamila abitanti. ma centocinquantamila romani autentici, discendenti in linea diretta dai quiriti del Palatino; tra i quali un suddito di Ferdinando II (Dio Guardi) sarebbe stato altrettanto straniero di un francese o di un tedesco. Ma oggi?
Oggi, nella Roma di tre milioni e mezzo di abitanti, quanti sono i romani non dico di sette generazioni, ma anche soltanto di due?
Non tocca a me precisarlo, sappiamo però tutti che si tratta di una percentuale bassissima: e non a caso, per entrare a far parte dell’Associazione fra romani, bastano dieci anni di residenza nell’Urbe. Da questo punto di vista io, con oltre vent’anni tutti di fila, e almeno una trentina nel totale, debbo ritenere di avere le carte in regola per dichiarare orgogliosamente “Civis romanus sum”.
Ma poi, anche il cosiddetto dialetto romanesco, impastato e amalgamato con le innumerevoli inflessioni degli oriundi, è ormai tanto simile all’italiano corrente, da poter essere usato impunemente e senza timore reverenziale anche da chi non è nato entro la cerchia delle Mure di Aureliano. Esso è ormai res nullius, giuridicamente di pubblico dominio, talchè anche un povero immigrato napoletano può ragionevolmente sperare nella benevolenza del critico, se si lascia tentare a scribacchiare qualcosa imitando il grande Giuseppe Gioachino e i suoi epigoni.
A tal proposito, è bene chiarire subito che se il dialetto usato dall’autore è edulcorato, lisciato, forse un tantino svirilizzato, ciò non si deve a ignoranza, ma a precisa volontà. Chi scrive ha una certa familiarità con i 2279 sonetti del belliano monumento alla plebe, e gli sarebbe stato non dico facile, ma certamente possibile esprimersi usandone il lessico e anche la ormai ostica grafia fonetica nella quale “pace” diventa “pasce”, “quer” si scrive “cquer” e così via. Ma sarebbe stato un esercizio scolastico e nulla più. Molto meglio, a suo avviso, accodarsi a quel processo di addomesticamento del romanesco che da Belli, appunto, attraverso Pascarella, Trilussa, Zanazzo e via dicendo, ci ha portato alla parlata che oggi ascoltiamo sugli autobus o nei mercatini rionali, una parlata che dell’antico dialetto conserva intatte l’ironia e l’incisività, ma ha il pregio di essere comprensibile, grosso modo, dalle Alpi alla Sicilia.
Un’ultima precisazione, ed ho finito. Queste “Mardicenze de storia romana”, pur se si fregiano di citazioni autentiche tratte da autori classici, non sono raccontate da un professore in cattedra, ma da un popolano appena appena “ciovile” e instrutto. Inutile quindi cercare la perfetta aderenza alla realtà storica. E se la leggenda e la storia sono talvolta travisate più o meno leggermente vuol dire che l’autore “ci ha marciato”, o per suggestione, o per pigrizia, o per comodità di rima. Ne chiede pubblicamente venia.

Bruno Broccoli

*

ER DUBBIO

… rerum gestarum memoriae principis terrarum populi…
… il ricordo di ciò che fece il il popolo che signoreggiò il mondo…

(LIVIO, Storia di Roma, Prefazione)

– Questo che m’arricoconti, ce lo sanno
puro li regazzini de la scola,
però, Righe’, permetti ‘na parola?
Io, quanno ciarifretto, me domanno

si er romano, che annava in camiciola
puro d’inverno, e in segno de comanno
ciaveva in testa quella cazzarola,
era poi senza inghippo e senza inganno,

e se j’annava sempre tutto a cicio
come se legge drento li romanzi
tipo er « Quo Vadis », quello de Vinicio,

e se ‘sti superomini, ‘sti eroi,
erano poi davvero tutti ganzi,
oppure poveracci come noi!

*

GUAI AI VINTI

Q. Sulpicium tribunum militum et Brennum, regulum Gallorum conloquio transacta res est, et mille pondo auri pretium populi gentibus moz imperaturi factum.

Il tribuno Q. Sulpicio e Brenno, capo dei Galli, in un incontro al vertice vennero ad un accordo per il quale al popolo che di lì a poco avrebbe dominato il mondo fu imposto un riscatto di mille libbre d’oro.

(LIVIO, Storia di Roma, lib. V, XLVIII)

Er francese, sarebbe a di’ ‘sto Gallo
co’ le corna su l’ermo com’er toro,
battuta ch’ebbe Roma, a callo a callo
je fa’ paga’ un riscatto a peso d’oro.

Brenno, er capoccia, possin’ammazzallo,
te schiaffa ‘na bilancia in mezz’ar Foro,
e li romani, in fila pe’ pagallo,
locchi locchi ciammuccheno er tesoro.

Cusì li cuginetti de la Francia
(mo’ tu vatte a fida’ de li parenti)
ce fotterono grazzie a ‘sta bilancia,

da cui ebbe inizio er fatto negativo
de la bilancia de li pagamenti,
quella che ancora adesso sta in passivo.

*

LE FORCHE CAUDINE

Primi consules prope seminudi sub iugum missi; tum ut quisque gradu proximus era, ita ignominia objectus, tum deinceps singulae legiones.

Prima passarono sotto il giogo i consoli seminudi, poi ebbero la stessa ignominia tutti i graduati, infine le singole legioni.

(LIVIO, Storia di Roma, lib. IX, VI)

Quarc’anno appresso, annanno a cerca’ rogna
da li Sanniti, Roma fecer er botto.
Er vincitore decretò la gogna
e li sconfitti ce passorno sotto.

Ah, ‘ste Forche Caudine, che vergogna!
Tratta’ er sordato com’un galeotto,
e fa fa’ ‘na figura de carogna
a n’esercito onesto ed incorrotto!

Oggi è diverso. Sì, c’è l’intrallazzo
de li ministri da le mani sporche,
ce so’ le bustarelle e le mazzette,

però le Forze Armate, in quest’andazzo,
nun ce passano più sotto le Forche.
Passano solo sotto le forchette.

*

CALIGOLA

Cum omnibus sororibus suis consuetudinem stupri fecit…
Era aduso allo stupro di tutte le sue sorelle…

(SVETONIO, Caligola, XXIV)

Caligola era un granne imperatore
ma je mancava più de ‘na rotella.
Presempio, lui se mise a fa’ l’amore,
indovinatela un po’? … co su’ sorella!

Poi ciaveva un cavallo trottatore,
e un giorno, senti questa quant’è bella,
je butta via le redini e la sella
e decide de fallo senatore.

Tu dichi ch’era matto? Eh, caro amico,
sarà che mo’ ciavemo fatto er callo,
ma er monno d’oggi frega quello antico:

perché, dovenno fa’ parlamentari,
quello ar Senato ce mannò un cavallo,
ma noi, nun ce mannamo li somari?

*

ER VINO

Nos, nisi dannose bibimus, moriemur inulti.

Noi, se non beviamo fino a far danno, moriremo invendicati.

(ORAZIO, Satire, II 8, 34)

Io, frater caro, in de ‘sto monno zozzo
vivo tra fregature e bailamme,
e manco me ce provo a lamentamme
si nun ciò sôrdi e nun rimedio er tozzo.

Ma er vino, no! Sur vino nun ciabbozzo
e beverò, me possino cecamme,
fino a quanno funzionano le gamme,
fino a che nun s’attura er gargarozzo.

E quanno che la Morte accap’alletto
aspetterà che sgombri er materazzo,
quanno me ne starò cor culo stretto

che drent’ar bucio nun se cape n’aco,
no, l’Ojo Santo, no! Vinsanto, cazzo!
Cusì ciò er gusto de mori’ ‘mbriaco.

_________

Ho ricevuto questo libro prezioso dall’amico Franco, figlio di Bruno Broccoli (Napoli, 31 marzo 1922 – Roma, 24 novembre 2016). Ai due figli, Umberto e Franco, Bruno Broccoli dedicò questa sua opera del 1979. La mia scelta è un omaggio commosso e riconoscente all’autore di tante trasmissioni radiofoniche e televisive che hanno accompagnato i miei “anni meravigliosi”, quelli della fanciullezza e dell’adolescenza; è l’omaggio, ancora, a chi ha sempre conservato, e insieme condiviso, il dono del verso e dell’ironia, dello sguardo acuto e della musica della parola, ‘fino all’ultimo sonetto’.  (Anna Maria Curci)

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...