Concita De Gregorio, Cosa pensano le ragazze

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Concita De Gregorio, Cosa pensano le ragazze, Einaudi, 2016, € 16,00, ebook € 9,99

di Irene Fontolan

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Non mi trucco e diffido delle donne che lo fanno. Un trucco è un trucco, no? Lo dice la parola. È un inganno. Perché sono bella così? Non lo so.

Fotinì sta in copertina. Così come è: niente trucco, pelle chiara, capelli neri, occhi giovani, sopracciglia folte e bocca carnosa. Presta il suo volto per dire cosa pensa lei che è una ragazza. La sua storia, che profuma di caffè e domeniche mattine, è una delle mille interviste fatte a ragazze italiane raccolte nell’arco di due anni. Sono storie, pensieri, vissuti, progetti, episodi, emozioni impresse. Sono vite, tutte diverse per età, professione, interessi, voci e volti.
Un libro, un dialogo, un bisogno di condivisione e apertura verso l’altro nel quale ci si ringrazia a vicenda per aver raccontato di sé e aver creato così un flusso di ascolto, esperienze, emozioni e pensieri. “Questo libro è un’opera di narrativa che attinge dalla realtà ma si apre alla libertà di immaginare, da un dettaglio, vite e mondi.” Trentotto pezzi di vite delle quali non serve sapere tutto per capirle. Le domande sono semplici, prive di apprensione e giudizio. Parte tutto da un bisogno primario di essere ascoltati, sentiti e pensati ma anche di ascoltare l’altro e ascoltare se stessi.
Concita reinterpreta una riflessione di Daniele Novara: “Ognuno cresce se sognato”, dicendo che “In questo tempo ognuno cresce ed esiste se ascoltato”.
Per ascoltare ci vuole tempo. Se si cancella il tempo si cancella la responsabilità del fare le cose, del fare scelte. Il libro nasce anche da un bisogno di protesta: di non fare più le cose in fretta. La mancanza di tempo è mancanza dell’esclusività dell’attenzione. Tra le pagine si trova il prezioso filo delle relazioni che le persone tessono assieme ascoltandosi l’un l’altra.
Ragazze narratrici e protagoniste che sanno di futuro, sanno dove si sta andando. Ogni storia contiene un rimando alle altre e ciò ha permesso alle ragazze di diventare una comunità, da 1000 intervistate a 3000 che vogliono replicare il progetto. Sentirsi ragazze e identificarsi in una storia grazie alla parola scritta che non è limitata a un immagine o a una persona fisica. È una possibilità di ri-conoscersi, di tornare a conoscersi attraverso questo libro che è lui a leggere il lettore. Sono storie che riguardano tutti noi: storie di vicinanza, di riconoscimento. Non solo si viene letti ma anche guardati, tra le righe si avverte la percezione dello sguardo su di sé degli altri. Perché in fondo noi siamo ciò che vediamo riflesso negli occhi delle persone.
Due costanti percorrono i capitoli di Cosa pensano le ragazze: la prima è la solitudine, tutte le intervistate hanno confidato la loro paura a stare da sole.

Cosa mi rende felice. Che domanda. Per chi vive da solo la giornata più dura è la domenica mattina. Mi rende felice che la domenica quando mi sveglio ci sia qualcuno che mi porta un caffè a letto. Se non c’è resto lì fra le lenzuola e mi intristisco. (…) Poi a un certo punto ho davvero voglia del caffè, e mi alzo a farmelo da sola.

La seconda è il corpo, una lavagna su cui si scrive e si disegna la propria vita ma anche una spugna che assorbe quello che pensa di dover essere.

– Voglio dire. Quelle con le tette e il culo possono stare con chiunque, e chiunque può stare con loro. Quelle con la “personalità carismatica”, con il “carattere” invece hanno bisogno dell’amatore. Uno che ne abbia rispetto, capito come?
– Il rispetto è un concetto a lungo termine. Lì per lì non concludi, col rispetto.
– Va bene ma dico, meglio non concludere con certa gente, no? Cioè fai subito una selezione.
– Non ho capito.
– Una selezione naturale degli uomini che ci sono nella stanza. L’hai visto il documentario sulle cucciolate dei golden retriver?
– No, che dice il documentario.
– Per scegliere il cucciolo migliore si mettono tutti insieme e gli si fa un grande spavento. Ci sono quelli che si nascondono quelli che scappano e di solito ce n’è uno che sta lì fermo. Quello che non si spaventa vuol dire che è il più forte e te lo porti a casa. È un metodo, no? Se il tipo non si spaventa vuol dire che fa per te.
– Sì, o magari è sordo.

Molte ragazze pensano di avere più limiti rispetto ai ragazzi, pensano che a loro certe cose non sono permesse perché è sempre stato così e così deve continuare a essere, pensano che per essere ragazza si debba seguire quello che dicono gli altri e non quello che si pensa.

Da bambina cosa rispondevi quando ti chiedevano cosa farai da grande. Da piccola passavo tantissimo tempo con mio nonno. Impastavo la calce insieme con lui. Pensavo che avrei costruito le case, poi mi hanno detto che no, le ragazze si sposano e non stanno in cantiere. Allora farò la commessa, pensavo. Magari la cassiera.

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© Irene Fontolan

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