Simona De Salvo, La camiceria brillante dei miei anni

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Simona De Salvo, La camiceria brillante dei miei anni, Marco Saya, 2016, € 10,00

*

L’aritmetica della pazzia

Prendete una villetta con giardino, un cane, una famiglia,
parenti affettuosi,
amici numerosi, vacanze al mare. Prendete un padre buono
e una madre accondiscendente.
Togliete la villetta con giardino e mettete una stanza allagata
e scrostata.
Togliete il cane e mettete un vibratore.
Togliete la famiglia e mettete una badante rumena che non
lava i piatti, un padre disagiato,
una madre depressa.
Togliete i parenti affettuosi e mettete datori di lavoro
esigenti.
Togliete gli amici numerosi e mettete solitudine.
Prendete un uomo che vi completa.
Ed ora toglietelo.

*

Quando scende la sera l’Apocalisse si avvicina
ed ogni istante viene spiato muoversi
dai vetri del tram
con occhi spalancati dallo stupore
silenzioso, interrotto solo a tratti dal miagolare di un gatto
tenuto in gabbietta sulle ginocchia
di uno studente.
Quando scende la sera
inizia a piovere sulle pareti
e i vecchi morti si bastonano le gambe
con reciproci inchini al Malvasia
occhi di lupo
mentre quelli di trent’anni restano
con il mento in mano a fissare lo scorrere del paesaggio
post-industriale dipinto
sugli zaini, pochi, del rientro.

*

Una notte in Via Flarer
con le chiavi nel reggiseno
mentre cadeva il governo come una scarpa
rotta tirata dall’ultimo piano,
con la fottuta voglia di esistere
e di tornare a casa di aprire il cancello di fare l’amore
e di mangiare cereali in scatola sospesi sulla superficie di un
:::::::::::::bicchiere di latte
con una bella luna da qualche parte, e un uomo
addormentato sul divano
a pancia in giù
in un Paese che era lo stesso di vent’anni prima
mentre noi eravamo cambiati da cima a fondo,
quella notte che potevano succedere
miliardi di bellissime cose, io camminavo
sorridendo al buio
il semaforo lampeggiava l’allarme suonava
tirava il vento come se dovesse
venire un temporale, arrivata al portone
girai la chiave con il cuore in mano,
alla fine, mi pare
non successe niente.

*
Dice che vent’anni sono comunque troppo pochi
e che le cose si fanno in due. Si pulisce
la bocca nel tovagliolo
piegato a cono
del ristorante.
Appartiene al passato. Adesso le foglie
rotolano
nel porticato, e viene sera velocemente.
Ho una casa immensa, un vecchio pianoforte a coda
e un uomo
in blue jeans e maglietta
che dorme coricato al mio fianco.
Mi sembra tutto immobile.
Il pomeriggio non esiste.
Il peso degli oggetti è diminuito
drasticamente.

*

Quando scoppierà la prossima guerra
non mi sai dire dove saremo, dove sarai
non mi sai dire nulla
d’altro canto la guerra sarà domani o dopodomani
o domani l’altro ancora
(e io resto davvero a piegare i miei vestiti da quattro soldi
con cura?)
ad ogni modo non ci lascerà sorpresi
continueremo a lavorare dodici ore al giorno
anche se dove, esattamente, ora non me lo sai dire.

*

© Simona De Salvo

 

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