Ciò che disse il legno: Twin Peaks attraverso i monologhi della Signora Ceppo #15

Ogni episodio di Twin Peaks (in attesa dei nuovi, annunciati per quest’anno) è introdotto da un monologo di Margaret Lanterman, conosciuta da tutti come la Signora Ceppo perché gira abbracciando un ciocco di legno con cui si confida e dal quale ottiene rivelazioni. Potrebbe essere la pazza del paese, se a scarseggiare a Twin Peaks non fosse proprio la normalità. Quei monologhi, scritti dallo stesso Lynch, sono in definitiva una successione di poemetti in prosa, misteriosi, surreali, bellissimi. Hanno un valore poetico autonomo, e al tempo stesso sono una chiave di accesso al mondo immaginato dal regista e dai suoi collaboratori (Mark Frost, co-ideatore, su tutti). Dalle parole cercherò ogni volta di andare alla storia e ai personaggi, senza però svelare troppo per chi ancora ha la fortuna di non aver visto la serie. E tuttavia ogni spiegazione sarà solo l’inizio di qualcosa: nel linguaggio di Lynch, sia verbale che cinematografico, permane un residuo di non significato, un nodo di oscurità, un ceppo che non brucia e che parla.

fussli

[Episodio quattordici – Anime solitarie]
A poem as lovely as a tree:

As the night wind blows, the boughs move to and fro
The rustling, the magic rustling that brings on the dark dream
The dream of suffering and pain
Pain for the victim, pain for the inflicter of pain
A circle of pain, a circle of suffering
Woe to the ones who behold the pale horse

Una poesia adorabile come un albero:

Mentre il vento delle notti soffia, i rami sbattono avanti e indietro
lo stormire, il magico stormire che genera il sogno oscuro
il sogno di sofferenza e pena
pena per la vittima, pena per il boia
un circolo di pena, un circolo di sofferenza
dolore per quelli che vedono il cavallo pallido

(trad. di Andrea Accardi e Alessandra Zarcone)

..

Per la prima volta la Signora Ceppo si esprime in versi as lovely as a tree (e per Margaret  il legno è residuo dell’amore, e quindi la sua stessa poesia non potrà che parlare d’amore, ma in modo altrettanto residuale, raccontando cosa lo ha distrutto e portandone in salvo una reliquia). Twin Peaks è una città tra le foreste, circondata dal magic rustling degli alberi, una magia oscura che genera sofferenza e dolore per tutti, anche per chi quel dolore lo ha provocato fin dall’inizio. Sarà proprio così, la storia procede sempre più rapida verso la straziante soluzione del mistero. L’agente Cooper va alla Roadhouse in compagnia della Signora Ceppo, e lì avviene una seconda apparizione del Gigante, che gli annuncia che it’s happening again. Nell’apparizione precedente lo stesso Gigante aveva parlato molto più per enigmi, tra le altre cose di un hungry horse dove il violento Leo sarebbe stato chiuso in passato. Siamo ancora in una fase della storia nella quale il surreale della mente e il soprannaturale si confondono, ma anche quando quest’ultimo prevarrà esplicitamente la sensazione sarà sempre quella di una rappresentazione iperbolica della nostra interiorità misteriosa, abissale, spaventosa. Lo stesso pale horse della poesia sembra evocare l’inquietante cavallo di Füssli, che spia il sonno inquieto simile a una morte scomposta di una ragazza su cui poggia un piccolo mostro grottesco. Perfino le tende presenti nel quadro sembrano tornare in Twin Peaks, nell’episodio del nano ballerino. Quella tela si chiama proprio The Nightmare, un’opera straordinaria, adorabile come un albero.

@Andrea Accardi

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