I me medesimi n. 18: Paolo

Amsterdam, foto gm

Amsterdam, foto gm

Paolo sale sull’autobus, si siede e apre il libro. Guarda fuori dal finestrino, sta per piovere. C’è un cielo nero. Va a cena da un amico e non aveva voglia di guidare. Prima della fine di questa serata prenderò l’acqua, pensa. Il bus è quasi vuoto. Un posto indietro, sull’altro lato, c’è una ragazzina. Le dà un’occhiata, avrà sedici anni. Paolo si mette a leggere fra gli scossoni e il rumore del traffico. Pochi secondi dopo sente la ragazzina alzarsi rumorosamente. La vede passargli di fianco, andare a sedersi nella parte davanti dell’autobus. Paolo non ci fa caso, continua a leggere. Poi sente la ragazzina parlare a qualcuno, ha la voce nervosa. Alza la testa e vede la ragazzina e una signora che lo guardano. La signora ha una faccia strana, gli fa gli occhi brutti. Paolo si guarda dietro, non c’è nessun altro, poi si rimette a leggere. Sente la signora che parla con l’autista. L’autobus continua fino a capolinea e si ferma.
Paolo finisce di leggere il paragrafo e scende. La ragazzina e la signora sono già scese, anche l’autista è andato. Fuori piove. Giù dall’autobus, sotto la tettoia della fermata c’è la ragazzina con due amici. Altri ragazzini, con la giacca a vento e le teste rasate. C’è anche l’autista in piedi che fuma. Parlano tutti insieme. Quando vedono Paolo smettono di parlare e lo fissano. L’autista fa no con la testa.
Paolo si chiude la giacca, tira su il cappuccio e si avvia sotto la pioggia. L’amico sta lì vicino. Poco dopo sente dei passi dietro di lui. Con l’acqua per terra fanno rumore. Qualcuno quasi corre per stargli dietro. Porco! Sente. Porco! Ehi porco? Dicono le voci di due maschi. Ma ce l’hanno con lui? Porco oh? Ti fermi? Paolo si ferma e si gira. Sono gli amici della ragazzina e c’è anche lei. Sei un porco di merda! Gli dice. Ma che cazzo volete? Fa Paolo. I due ragazzini gli sono addosso. Uno lo spinge. Paolo perde l’equilibrio, barcolla. L’altro gli tira un pugno in faccia. Paolo inciampa e cade. La ragazzina gli sputa addosso e tutti e tre corrono via. Bastardi, vorrebbe gridare Paolo ma la voce non viene. Si alza e va a casa dell’amico.

Entra e dice, scusate il ritardo. È tutto bagnato di pioggia, fradicio, zuppo. Gli amici a tavola hanno già iniziato la cena. L’amico gli dice, scusa che non ti abbiamo aspettato, e già sta per ridere di Paolo, tutto bagnato. Fa per dargli la mano, la stringe. Paolo fa, ahia, e la ritrae. Paolo! Cos’hai fatto, gli dice l’amico. Paolo non è solo bagnato, è sporco di fango su tutto un lato del corpo. Ma sei caduto? Cos’è successo? Paolo alza la faccia e guarda l’amico, ha un livido viola sotto l’occhio.
Mi hanno menato. Siediti, dice l’amico e gli toglie la giacca. Paolo si siede, tiene la testa bassa. Le ragazze lo guardano in silenzio. Paolo gocciola a terra, sulle piastrelle della cucina. Non parla.
Ti hanno rubato qualcosa? Dice l’amico. Bevi dai, bevi un po’ di vino. Paolo beve, fa di no con la testa.
Ma cos’è successo? Vuoi andare in ospedale? No, non so… Ma niente, dei ragazzini stronzi… Ma come? Così? Dal niente? Ma sì, dal niente, ero in autobus che mi facevo i cazzi miei. Stavo leggendo un libro… E tira su la testa.
Le ragazze sempre in silenzio. Una si è portata la mano alla bocca. Cos’è che stavi facendo? Gli chiede l’amico che ha cambiato tono. È freddo adesso, meccanico. Leggevo, leggevo… Paolo si tira su la maglietta e tira fuori il libro. L’aveva infilato nella cintura per non farlo bagnare. Un libro, dice, e lo sventola davanti agli amici.
Quando lo appoggia sul tavolo la ragazza che si era coperta la bocca si alza di scatto. La sedia striscia per terra, fa quel rumore fastidioso. Guarda gli altri due e dice, scusate. Poi vola verso l’ingresso, afferra la giacca, neanche la mette, e infila la porta. La fidanzata dell’amico lo guarda. Fai qualcosa gli dice, poi si alza anche lei e va in un’altra stanza. Sbatte la porta, la chiude a chiave.
Paolo guarda l’amico. Il livido sullo zigomo inizia a fargli male. Anche l’occhio si sta gonfiando. L’amico lo guarda, sembra che tenga il respiro. Hai mai visto un libro a casa mia? Chiede alla fine. Paolo si guarda intorno e fa istintivamente no con la testa. E allora? Dice l’amico. Cosa ti salta in testa?
Paolo riprende il suo libro dal tavolo, lo infila in una tasca della giacca. Guarda ancora l’amico e dice, mi fa male, me lo dai uno strappo al pronto soccorso?
In ospedale è meglio che non ci vai, dice l’amico, è meglio anche per te.

*

© Paolo Triulzi

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