Matteo Maria Orlando: tre poesie

berlino foto gm

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Jorge la città parla
di melagrane aperte spaccate
del taglio che recide;
Jorge la pietra è muta
ma mi chiama.

 

C’è una luce che morde i colonnati
insegue i balconi appollaiati
tra i rosoni ciclopici dei vicoli.
Lecce di zenzero faccia di paglia
i fianchi avvolti in una tovaglia
di terra, dalle narici ti cola
un’ora lunga lunga d’agonia
una moria di lingue spezzate
spiaggiate tra le pietre in Santa Croce.
Lecce mia donna tu Lecce fanciulla
voce non hai se non quella, irrisolta
dei santi annegati alla tua porta.

 

Ho licenziato tutto: il sole alto
di mezzogiorno a picco sui vigneti
pronti, per i palmenti; questa costola
di terra smorta incastrata tra
mare e mare ancora. La mia colpa
è stata la speranza.

 

© Matteo Maria Orlando

* La seconda e la terza poesia appaiono nell’antologia Parole Sante, Kurumuny 2015

 

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