Mario Capello – L’appartamento

appartamento_cover_HR

Mario Capello – L’appartamento – Tunué edizioni – € 9,90

 

Molti anni fa mi è capitato di vendere case: appartamenti e le famose villette a schiera. Ho sempre avvertito negli appartamenti, specie se non arredati, una sensazione di inadeguatezza, che ogni tanto diventava angoscia, non ho mai capito perché. La stessa sensazione ritornò, parecchi anni dopo quel periodo, quando andai a visitare piccoli monolocali, perché mi stavo separando. La mancanza d’aria del secondo periodo la capivo, però, e ho sempre pensato che tra le due titubanze (perché queste erano) ci fosse un legame, che non riuscivo a mettere a fuoco; poi mi è arrivato L’appartamento, opera prima di Mario Capello, e mi è sembrato che tutto tornasse. Prima di questo, però, devo parlarvi di un’altra cosa.

Devo dirvi di un giovane padre, che di nome fa Angelo, che una mattina va a prendere suo figlio Marco per portarlo a pesca, poco fuori Cortemaggiore (siamo nella provincia di Torino). Angelo e Marta, la madre del ragazzino, sono separati, la pesca è una delle famose occasioni per passare del tempo insieme, padre e figlio. Vedete, cari lettori, le pagine che vanno dall’arrivo di Angelo a casa di Marzia, e quindi del bambino che sale in macchina, e dei silenzi, delle domande del padre, di qualche risposta a monosillabi, di qualche risposta più lunga, di qualche domanda del figlio, la sosta in un bar per la colazione, una sigaretta fumata da Angelo che somiglia alla quiete, che pare qualcosa di sereno, poi l’arrivo, la pesca, la giornata, il ritorno, sono pagine degne di alcuni grandi narratori americani. Perfino il paesaggio e l’atmosfera, in alcuni istanti, sembrano abbandonare il Piemonte per trasferirsi in qualche posto americano, o comunque più lontano, più percettivo che reale. Un luogo ideale. Mi è venuto in mente Richard Ford e il suo protagonista de Il giorno dell’indipendenza (lo stesso di Sportswriter e  di Lo stato delle cose). Frank Bascombe, ne Il giorno dell’indipendenza, vende case, è divorziato, e tenta di instaurare un rapporto con il figlio. Tra i tentativi di Frank c’è la pesca. Bascombe è stato un cronista sportivo, Angelo faceva l’editor. Cosa vuol dire mollare la penna e mettersi a vendere case?

Quindi abbiamo un ex editor, un matrimonio finito presto, un figlio, anni passati a Torino, gioventù e post gioventù, due o tre cose che non sono andate come dovevano andare. Angelo mollerà il lavoro di editor, mollerà proprio i libri, si disabituerà alla lettura, e tornerà al paese in provincia di Torino in cui è tornata anche Marzia. Mollare la letteratura e mettersi a vendere case. Significa indossare un abito più rassicurante, significa abituarsi alla monotonia, perché quella monotonia ti serve. Ti serve essere il più normale possibile. Ti occorrono orari certi e la possibilità di passeggiare di notte intorno alla casa dove vive tuo figlio. Ti serve mascherare le tue ansie (porvi rimedio) attraverso gesti ripetuti. Frasi ripetute. Quotidianità. Tentare di vendere appartamenti porta con sé una buona dose di routine (la ripetizione dei concetti, il gesto del mostrare, la capacità di convincere) e l’imprevisto. Vendi a delle persone, conoscerai delle persone. Ferrero, così si chiama l’uomo che Angelo conoscerà. Un rapporto nato in un appartamento vuoto, costruito con delle passeggiate, con le sigarette, mischiando due storie insieme e queste a una storia più grande e ancora oscura, quella della nostra nazione.

Ansia e quiete sono le due parole chiave di questo libro. Mario Capello pare voglia dirci che non si può sfuggire alle cose che ci portiamo dietro, che, ovviamente, tocca fare i conti, ma che esistono dei luoghi (dei momenti) in cui si può ricominciare a respirare, quando di colpo ci è chiaro quel che vogliamo fare. L’appartamento è un romanzo molto interessante, quando uno scrittore è bravo (e Capello lo è), riesce a far succedere molto muovendo, in apparenza, molto poco. Non occorre che soffi la tramontana per veder volare i cappelli.

Tornando a “i miei appartamenti”, ho capito che l’inadeguatezza era dovuta alla mia poca voglia di trovarmi lì. Angelo, forse, non è entusiasta, ma sa che quello che sta facendo è ciò che gli occorre.

©Gianni Montieri su Twitter @giannimontieri

3 comments

I commenti sono chiusi.