Luca Angeli – Inediti

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Canzone per un poeta morto

Signor Guido Gozzano,
mentre stringo il suo libro,
mi dica cosa sia tenere in mano,
tra le dita sudate,
sotto gli occhi affamati,

qual tesoro, qual pomo
d’altissimo sapore
la vita per me affine d’altro uomo,
compressa in cento pagine
da un duo di laureati.

Io postumo fanciullo,
con questa carta postuma
che tra le mani dolcemente cullo,
sto qui seduto a chiedermi
se le è dolce il sorriso

che riverso sui versi
dalla sua mano nati;
se le è conforto, tra gli unti e gli aspersi,
l’umana comprensione
ch’emerge sul mio viso.

Chi l’ha mai visto in volto?
Io no, no di sicuro,
né la sua voce udito e nemmen tolto
lacrime dalle guance
sue deluse e abbattute:

ma le insoddisfazioni,
mi creda, ancora oggi
hanno il sapore stesso dei bocconi
e delle tante amarezze
da lei già conosciute.

Che importan queste adesso?
Che importano le mie?
Io son qui, rendo omaggio lieto presso
le vostre ossa di carta:
e tanta gloria possa,

Signor Guido Gozzano,
tenere un giorno anch’io:
che in un tempo lontano,
penna alla mano, un postumo fanciullo
sorrida alla mia fossa.

.

Preda

Sente comprimersi i tessuti in petto
ad ansimargli nuovo e caldo orrore,
già può sentire al collo il predatore
e la speranza farsi vago oggetto.

Terrore.

Gli spasmi del cuore
rallentano il battito…

Si fanno dolore
i brividi freddi…

Terrore.

Ecco, corrotto dal suo stesso germe
vien dilaniato da uno schiocco secco.
Ecco, scempiato dal tremendo becco
duro d’un corvo, quale è muore un verme.

.

La pallina

In un recesso sperduto del cosmo
c’è una pallina nera
tutta ossi e fame
chiusa in sé stessa,
fetale, a sognare.

In un recesso sperduto del cosmo
sogna che quella morsa
alle sue caviglie
molli di colpo,
che tutto attorno sappia

che nonostante si ignori il suo nome
c’è una pallina nera
che vuole esistere
senza il lavoro a piegarle la schiena.

Vorrebbe un suono che le sia rivolto,
se un nome non può avere,
tutta ossi e fame,
stentatamente
operando ciabatte

che non permettonle di vegetare;
cuce come il dottore
che mai sarà,
chiusa in sé stessa
e un destino già scritto.

Così da giorni digiuna nel vuoto,
e da lavoro e fame
spinta tra gli ossi,
l’anima perde,
fetale, a sognare.

.

Voce per strada

Leva il suo salmo alla vita con timida
sfrontatezza, sofferto
grido d’un re buffone,

Esce per strada con andata insipida,
sistemandosi il colletto,
privo di passione.

Roco ululato nel buio del giorno,
tra vetrine d’artisti
e insensibili passanti:

Avanza, tira dritto senza attorno
volgersi; volti tristi
lo seguono per tratti,

Insiste, cresce, bastardo messia
dei miseri, il suo canto,
il suo pizzicare offeso

spenti lampioni a incorniciar la via.
Un gufo sporco e stanco
racconta il loro evo

s’una chitarra ferita e tremolante.
S’alza il suo sguardo basso,
davanti passa un uomo…

Coscienza coglie, colpisce le tasche,
le sfiora. Breve tratto,
loro respinge nel vuoto

…E riprosegue come tutti gli altri.
I suoi sogni corrosi
lo riarpionano a terra

senza la voce,che sfuma trai passi
annoiati ed accidiosi.
Sarà a casa per cena.

.

Una maschera al teatro di Pompei

Guitto bifronte tornato alla luce
ghigna all’eternità.
Il suo naso adunco e la sua occhiata truce
ne slancian la criniera
verso un ruggito leonino, che scuote
il tempo e scuote la morte.
Echeggia il riso delle bocche vuote
da quelle gonfie labbra.

.

.

.

Luca Angeli ha pubblicato tre poesie nell’antologia Cinquecento poeti dispersi dell’editore La Lettera Scarlatta, nel 2014, e una poesia nell’antologia Dedicato a… poesie per ricordare dell’editore Aletti, nel 2015.

One comment

  1. Tutta la musica del passato si ritrova in queste belle poesie, un po’ crepuscolari un po’ scapigliate e con un occhio alle ballate quattrocentesche. Un saluto.

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