Heinz Czechowski, Sic transit gloria mundi

czechowski_sic_transit

 

Contro l’inanità: Sic transit gloria mundi di Heinz Czechowski

 

Traducendo Sic transit gloria mundi di Czechowski

 

Lo struggimento mi lascio alle spalle,
percorro la mia strada nella storia.
La lama che mi pende sulla testa
non separa colpevoli e innocenti,
l’alba del giorno una sollevazione
contro speranze dalla voce querula.
Tutto è già stato detto? Non lo so.
Più degli omissis temo le omissioni,
le sommosse mancate contro l’inanità.

Anna Maria Curci

 

Sic transit gloria mundi

 

Einmal muß
Beglichen werden die Rechnung:
Auch die Liebe
Ging ihren Weg in die Massengräber Asche
Häuft sich zu Asche,
Und selbst die schwache Stimme der Hoffnung
Kennt kein Erbarmen.
.                                         Vor den Gittern
Hebt sich der Tag
Mit Vogelgezwitscher und
Dem Scheppern der Müllcontainer.
Schuldige, Unschuldige –
Also auch wir –
Den Blick vom Pont des Arts
Auf die Apsis gerichtet,
Sind gezeichnet: von Angst, beispielsweise,
Daß alles gesagt ist, oder
Der Angst, daß das, was gesagt werden müßte,
Niemals gesagt warden kann.
.                                                     So verinnerlicht sich
Auch die Geschichte, Charlemagne
Tritt vors Portal des Domes zu Aachen,
Robespierre fällt Danton, Napoleon
Flieht aus dem brennenden Moskau,
Lenin warnt vor Stalin, Herr Hitler
Schickt seine Stukas nach Coventry,
Un irgendein Harry S. Brown aus St. Paul, Minnesota,
Klinkt seine Bomben aus über Rosenstraße,
Wo die Bilder des Malers Querner verbrennen.

Und immer noch stirbt
Tristan an Isolde oder Isolde an Tristan,
Und die Götter steigen herab zu Shen Te,
Und Herr B. empfiehlt uns,
Nicht gut zu sein, sondern dafür zu sorgen,
Eine gute Welt verlassen zu können.
.                                                                               Wie aber,
Wo doch täglich ein neues
Damoklesschwert über unsere Köpfe
gehängt wird?
.                                                                               Sic transit gloria mundi,
Begleitet von den Masurken Chopins,
Maschinengewehrsalven, Rauchpilzen,
Dem brennenden Kaisersarschen,
Der a-Moll-Fuge oder
Diesem Gedicht, geschrieben
Gegen die Vergeblichkeit.

 

Heinz Czechowski
(in: H.C., Die Zeit steht still. Ausgewählte Gedichte. Grupello Verlag, Düsseldorf 2000, 108-109; precedentemente la poesia era apparsa nel volume di liriche di Heinz Czechowski, Kein näheres Zeichen, Halle, Leipzig 1987, 52-53)

 

Sic transit gloria mundi

 

Una volta dovrà
Essere pareggiato il conto:
Anche l’amore
Ha percorso il suo tragitto nelle fosse comuni: cenere
Si ammucchia a cenere,
E anche la voce flebile della speranza
Non conosce misericordia.
.                                       Davanti alle inferriate
Si leva il giorno
Con cinguettio d’uccelli e
Lo sferragliamento dei cassonetti.
Colpevoli, innocenti –
Quindi anche noi –
Lo sguardo volto
Dal Pont des Arts all’abside,
Sono segnati: da paura, ad esempio,
Che tutto sia stato detto, oppure
Dalla paura che ciò che dovrebbe essere detto
Non possa mai essere detto.
.                          Così si interiorizza
Anche la storia: Carlomagno
Si para innanzi al portale del duomo ad Acquisgrana
Robespierre abbatte Danton, Napoleone
Fugge da Mosca in fiamme,
Lenin mette in guardia da Stalin, il signor Hitler
Manda i suoi Stuka a Coventry,
E un certo Harry S. Brown di St.Paul, Minnesota,
Sgancia le sue bombe su Rosenstraße,
Dove vanno al rogo i quadri del pittore Querner.

E ancora torna a morire
Tristano per Isotta o Isotta per Tristano,
E gli dei scendono sulla terra da Shen Te,
E il signor B. ci raccomanda
Di non essere buoni, ma di far sì
Che si possa lasciare un mondo buono.
.                                                                            Come, però,
Se ogni giorno una nuova
Spada di Damocle viene sospesa
Sulle nostre teste?
.                                                                            Sic transit gloria mundi,
Accompagnata dalle mazurche di Chopin,
Salve di mitra, funghi atomici,
Kaisersaschern in fiamme,
La fuga in la minore o
Questa poesia, scritta
Contro l’inanità.

 

Heinz Czechowski
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Fronteggia il tempo e i tempi la poesia di Heinz Czechowski, nel lungo componimento che sceglie come titolo la frase che, dai cortei trionfali dell’antica Roma alla cerimonia per il pontefice neoeletto, risuona come memento perenne alla transitorietà, pur spettacolare, delle cose del mondo: Sic transit gloria mundi. Le epoche e le personalità, gli eventi rievocati tra frasi lapidarie e pennellate al ritmo rapido di «mazurche di Chopin» si intrecciano a figure che, dalla mitologia (Damocle), dall’epos cavalleresco e dalla classicità moderna (Shen Te da L’anima buona del Sezuan di Bertolt Brecht), non si stancano di riproporre il contrasto tra destino e scelta, tra resa alla fatalità e resistenza, lucida e conscia dell’imparità nello scontro immane con chi usa armi di distruzione, sempre rinnovate, queste, e sempre rigorosamente improprie.
Apparsa nel volume che la casa editrice Grupello ha pubblicato nel 2010, Die Zeit steht still (delle poesie di Die Zeit steht still la casa editrice ha pubblicato nel 2012, con la cura e la traduzione di Paola Del Zoppo, una scelta che porta il titolo Il tempo è immobile), Sic transit gloria mundi fa parte del gruppo di liriche che, come documenta l’antologia, furono composte tra il 1974 e il 1986. La collocazione temporale fornisce ulteriori strumenti per leggere, oggi, questo componimento che ha la forza e la determinazione di un manifesto, privo tuttavia di qualsiasi orpello retorico, spogliato – verrebbe da pensare, rievocando l’immagine che Giotto dà di Francesco d’Assisi, a una rinnovata “rinuncia ai beni terreni”, che esclude, tuttavia,  una rinuncia alla responsabilità del dire poetico nella storia – da qualsiasi tentazione di facile fama. Una dichiarazione di poetica, un manifesto che dichiara, non roboante ma ben cosciente di sé, il proprio bersaglio, il nemico più tenace da sconfiggere: l’inanità. Sono gli anni nei quali gli intellettuali della DDR, e con essi, naturalmente, i poeti, si trovano a fronteggiare il volto arcigno, repressivo e censorio dopo la caduta di ogni maschera benevola, del regime di Erich Honecker, e, contemporaneamente, la progressiva perdita di peso specifico nella politica mondiale della Repubblica Democratica Tedesca. Questioni di identità, di ruolo e funzione dell’artista della parola, si affiancano, dunque, a considerazioni circa il senso e la sopravvivenza – anche del paesaggio naturale, così centrale per l’astuzia della ragione poetica nei “tempi brutti per la lirica”, così saccheggiato e devastato dall’incuria miope elevata al rango di delibera delle istituzioni politiche − di un intero paese, come ben sottolinea Paola Del Zoppo nell’introduzione a Il tempo è immobile. In tal senso non può essere taciuto l’accostamento di Sic transit gloria mundi a un altro componimento di Czechowski che risale allo stesso periodo, per la precisione all’inizio degli anni Ottanta, Ich und  die Folgen, Io e le conseguenze:

Oggi, un giorno qualunque/ del mio quaranteseiesimo anno, / Un giorno d’inverno / Davanti alla porta chiusa / Del vecchio cimitero ebraico / Constato:

Io
Fui risparmiato, ma
Sono marchiato a fuoco:
Il mio viso di bimbo barbuto
Rinnega la saggezza
Dei generi defuniti.[1]

Sic transit gloria mundi è manifesto, dichiarazione di poetica che costituisce, per ricorrere a un termine specifico del linguaggio dell’architettura, un vero e proprio marcapiano, perché segna il passaggio a una nuova fase di confronto tra poesia e storia e perché consolida, allo stesso tempo, il ponte verso scelte future insieme alla continuità con la produzione precedente di Czechowski e con i ‘capisaldi’ che la contraddistinguono (in particolare, il “marchio di fuoco” del bombardamento di Dresda del febbraio 1945, che il poeta visse da bambino, fuoco che qui ricorre con i verbi brennen e verbrennen, con Mosca in fiamme e i nomi di luoghi devastati dalle bombe, Coventry, la fittizia e simbolica Kaiserarschern del Doktor Faustus di Thomas Mann, la Rosenstraße, e la conversazione continua con i poeti amati – Hölderlin su tutti – lucidi ‘testimoni del tempo’ anche sulla soglia della follia), assicurando la solidità e l’armonia dell’intera struttura.

© Anna Maria Curci

 

__________

[1] Heinz Czechowski, Il tempo è immobile. Poesie scelte, Cura e traduzione di Paola Del Zoppo, Del Vecchio editore 2012, p. 135

 

L’articolo è apparso precedentemente nel blog “SenzaZucchero” – Del Vecchio editore – nella rubrica Marginalia.

4 comments

  1. Grazie per la tua lettura e il richiamo che fai a Benn, Renzo. Czechowski è senz’altro (attualissimo) “imperdonabile inattuale” come Gottfried Benn, come Cristina Campo definiva, in maniera felicemente complessa e provocatoria, Gottfried Benn.

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