Dietrich Bonhoeffer, Da buone forze

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All’alba del 9 aprile 1945, settanta anni fa, Dietrich Bonhoeffer veniva impiccato nel campo di concentramento di Flossenbürg. Mia intenzione è ricordarne qui la figura attraverso la traduzione di alcune sue poesie, raccolte nel volume Von guten Mächten. Gebete und Gedichte (Da buone forze. Preghiere e poesie; l’edizione alla quale si fa riferimento qui è del 1994). Il volume raccoglie scritti del 1944, anno in cui Bonhoeffer era in carcere a Tegel. (A.M. Curci)

*

In mir ist es finster, aber bei dir ist Licht
ich bin einsam, aber du verläßt mich nicht
ich bin kleinmütig, aber bei dir ist die Hilfe
ich bin unruhig, aber bei dir ist Frieden
in mir ist Bitterkeit, aber bei dir ist Geduld
ich verstehe deine Wege nicht, aber du weißt
den rechten Weg für mich.

(da: Morgengebet, Preghiera del mattino, p. 6)

In me è buio, ma da te c’è luce,
io sono solo, ma tu non mi lasci
son pusillanime, ma da te c’è aiuto
sono irrequieto, ma da te c’è pace
in me c’è amarezza, ma da te pazienza
le tue vie non comprendo, ma tu conosci
la retta via per me.

Dietrich Bonhoeffer
(traduzione di Anna Maria Curci)

*

Wer bin ich?

Wer bin ich? Sie sagen mir oft,
ich träte aus meiner Zelle
gelassen und heiter und fest
wie ein Gutsherr aus seinem Schloß.

Wer bin ich? Sie sagen mir oft,
ich spräche mit meinen Bewachern
frei und freundlich und klar,
als hätte ich zu gebieten.

Wer bin ich? Sie sagen mir auch,
ich trüge die Tage des Unglücks
gleichmütig, lächelnd und stolz,
wie einer, der Siegen gewohnt ist.

Bin ich das wirklich, was andere von mir sagen?
Oder bin ich nur das, was ich selbst von mir weiß?
Unruhig, sehnsüchtig, krank, wie ein Vogel im Käfig,
ringend nach Lebensatem, als würgte mir einer die Kehle,
hungernd nach Farben, nach Blumen, nach Vogelstimmen,
dürstend nach guten Worten, nach menschlicher Nähe,
zitternd vor Zorn über Willkür und kleinlichste Kränkung,
umgetrieben vom Warten auf große Dinge,
ohnmächtig bangend um Freunde in endloser Ferne,
müde und zu leer zum Beten, zum Denken, zum Schaffen,
matt und bereit, von allem Abschied zu nehmen?

Wer bin ich? Der oder jener?
Bin ich denn heute dieser und morgen ein anderer?
Bin ich beides zugleich? Vor Menschen ein Heuchler
und vor mir selbst ein verächtlich wehleidiger Schwächling?
Oder gleicht, was in mir noch ist, dem geschlagenen Heer,
das in Unordnung weicht vor schon gewonnenem Sieg?

Wer bin ich? Einsames Fragen treibt mit mir Spott.
Wer ich auch bin, Du kennst mich, Dein bin ich, o Gott!

(p. 16)

Chi sono?

Chi sono? Spesso mi dicono
che esco dalla mia cella
sciolto e sereno e saldo
come un signore dal suo castello

Chi sono? Spesso mi dicono
che parlo con i sorveglianti
libero e cordiale e franco
come se avessi da comandare.

Chi sono? Mi dicono anche
che i giorni porto della malasorte
imperturbabile, sorridente e fiero,
come chi è uso alle vittorie.

Davvero sono quello che altri di me dicono?
O son soltanto ciò che io stesso di me so?
Inquieto, nostalgico, malato, come un uccello in gabbia,
boccheggiante per un soffio di vita, come se mi strozzassero,
affamato di fiori, di colori, cinguettii,
assetato di buone parole, di calore umano,
tremante d’ira per l’arbitrio e la minima offesa,
tormentato dall’attesa di grandi cose,
invano trepidante per amici a distanza infinita,
stanco e troppo vuoto per pregare, per pensare, per fare,
fiacco e pronto a dire addio a tutto?

Chi sono? Questo o quello?
Sono forse oggi questo e domani un altro?
Sono entrambi al contempo? Dinanzi agli uomini un ipocrita
e per me stesso un debole piagnucoloso degno di disprezzo?
O forse ciò che è ancora in me assomiglia all’esercito in rotta
che arretra confuso dinanzi a vittoria già ottenuta?

Chi sono? Solitario porsi domande si fa beffe di me.
Chiunque io sia, Tu mi conosci, Tuo sono, o Dio!

Dietrich Bonhoeffer
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

*

 

Christen und Heiden

Menschen gehen zu Gott in ihrer Not,
flehen um Hilfe, bitten um Glück und Brot,
um Errettung aus Krankheit, Schuld und Tod.
So tun sie alle, alle, Christen und Heiden.

Menschen gehen zu Gott in Seiner Not,
finden ihn arm, geschmäht, ohne Obdach und Brot,
sehn ihn verschlungen von Sünde,
Schwachheit und Tod.

Gott geht zu allen Menschen in ihrer Not,
sättigt den Leib und die Seele mit Seinem Brot,
stirbt für Christen und Heiden den Kreuzestod
und vergibt ihnen beiden.

(p. 24)


Cristiani e pagani

Da Dio gli uomini vanno quando hanno bisogno
aiuto implorano, chiedono pane e buona sorte,
d’essere liberati da malattia, da colpa e morte.
Così fan tutti, cristiani e pagani.

Da Dio gli uomini vanno quando Lui ha bisogno,
lo trovan povero, oltraggiato, senza pane e dimora,
vedono come il peccato lo divora,
debolezza e morte.

Dio va da tutti quando hanno bisogno,
sazia il corpo e l’anima con il Suo pane
morte di croce muore per cristiani e pagani
e perdona entrambi.

Dietrich Bonhoeffer
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

*
Jona

Sie schrieen vor dem Tod, und ihre Leiber krallten
sich an den nassen, sturmgepeitschten Tauen,
und irre Blicke schauten voller Grauen
das Meer im Aufruhr jäh entfesselter Gewalten.

„Ihr ewigen, ihr guten, ihr erzürnten Götter,
helft oder gebt ein Zeichen, das uns künde
den, der euch kränkte mit geheimer Sünde,
den Mörder oder Eidvergess’nen oder Spötter,

der uns zum Unheil seine Missetat verbirgt
um seines Stolzes ärmlichen Gewinnes!“
So flehten sie. Und Jona sprach. „Ich bin es!
Ich sündigte vor Gott. Mein Leben ist verwirkt.

Tut mich von euch! Mein ist die Schuld. Gott zürnt mir sehr.
Der Fromme soll nicht mit dem Sünder enden!“
Sie zitterten. Doch dann mit starken Händen
verstießen sie den Schuldigen. Da stand das Meer.

(p. 32)

Giona

Dinanzi alla morte urlavano, e i loro corpi abbrancavano
le cime intrise d’acqua, frustate dalla tempesta,
e sguardi folli scrutavano colmi d’orrore
il mare nel tumulto di forze scatenate all’improvviso.

„O voi eterni, voi buoni, voi adirati dei,
dateci aiuto oppure un segno che a noi sveli
colui che vi offese con segreta colpa,
l’assassino o spergiuro o sbeffeggiatore,

che celando il suo misfatto è causa della nostra disgrazia
per il misero profitto del suo orgoglio!“
Così imploravano. E Giona parlò. “Sono io!
Dinanzi a Dio ho peccato. La mia vita è perduta.

Liberatevi di me! Mia è la colpa. Grande è l’ira di Dio nei miei confronti.
Il pio non deve perire insieme al peccatore!“
Tremavano. Ma poi con mani forti
buttarono giù il colpevole. Allora stette quieto il mare.

Dietrich Bonhoeffer
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

*
Von guten Mächten
1. Von guten Mächten treu und still umgeben
behütet und getröstet wunderbar, –
so will ich diese Tage mit euch leben
und mit euch gehen in ein neues Jahr;

2. noch will das alte unsre Herzen quälen,
noch drückt uns böser Tage schwere Last,
Ach Herr, gib unsern aufgeschreckten Seelen
das Heil, für das Du uns geschaffen hast.

3. Und reichst Du uns den schweren Kelch, den bittern,
des Leids, gefüllt bis an den höchsten Rand,
so nehmen wir ihn dankbar ohne Zittern
aus Deiner guten und geliebten Hand.

4. Doch willst Du uns noch einmal Freude schenken
an dieser Welt und ihrer Sonne Glanz,
dann woll´n wir des Vergangenen gedenken,
und dann gehört Dir unser Leben ganz.

5. Laß warm und hell die Kerzen heute flammen,
die Du in unsre Dunkelheit gebracht,
führ, wenn es sein kann, wieder uns zusammen!
Wir wissen es, Dein Licht scheint in der Nacht.

6. Wenn sich die Stille nun tief um uns breitet,
so laß uns hören jenen vollen Klang
der Welt, die unsichtbar sich um uns weitet,
all Deiner Kinder hohen Lobgesang.

7. Von guten Mächten wunderbar geborgen
erwarten wir getrost, was kommen mag.
Gott ist bei uns am Abend und am Morgen,
und ganz gewiss an jedem neuen Tag.

(p. 33)

Da buone forze

1. Da buone forze in fedeltà e silenzio avvolto –
mirabilmente al sicuro e confortato –
così questi giorni con voi trascorrere voglio
in un anno nuovo insieme a voi entrar scortato.

2. ancor ci vuole il nostro vecchio cuore angustiare,
ancor ci opprime il greve peso di giorni incattiviti
o Signore, da’ alle nostre anime spaventate
la salvezza per la quale ci hai creati.

3. E se ci porgi il calice, l’amaro, di dolore,
fino all’estremo margine già colmo,
grati lo accogliamo, senza tremore
dal tuo benevolo e amato palmo.

4. Eppure se gioia ancora ci vuoi donare
per questo mondo e per lo splendore del sole,
allora del passato ci vogliamo ricordare
e allor la nostra vita a te appartiene, a te solo.

5. Lascia calde e chiare ardere le candele,
che Tu fin nelle tenebre ci hai portato,
guidaci ancora insieme, se deve essere!
Noi lo sappiamo, la Tua luce la notte ha rischiarato.

6. Se il silenzio ora profondo intorno a noi si stende,
facci udire così il suono a piene note.
del mondo che invisibile attorno a noi si estende,
di tutti i figli tuoi il canto di lode.

7. Da buone forze tratti mirabilmente in salvo
fiduciosi attendiamo quel che accadere dovrà,
alla sera e al mattino Dio è al nostro fianco
e, questo è certo, in ogni giorno che verrà.

Dietrich Bonhoeffer
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Tutti i riferimenti di pagine per l’originale in tedesco sono tratti dal volume: Dietrich Bonhoeffer, Von guten Mächten. Gebete und Gedichte. Interpretiert von Johann Christoph Hampe, Kaiser 1994.

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Alla memoria di Dietrich Bonhoeffer il poeta W.H. Auden, che l’aveva conosciuto nel 1939 in occasione di un viaggio del teologo negli Stati Uniti, dedicò nel 1058 Friday’s Child, poesia che si può leggere qui.

 

Dietrich Bonhoeffer - Bundesarchiv, da qui

Dietrich Bonhoeffer – Bundesarchiv, da qui