Francesco Tomada – Portarsi avanti con gli addii

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Francesco Tomada – Portarsi avanti con gli addii – Raffaelli Editore, 2014 – € 12,00

Lo scrittore cileno Roberto Bolaño una volta ha detto: «[…] La mia unica patria sono i miei due figli. […] e forse, ma solo in seconda battuta, certi istanti, certe strade, certi volti o scene o libri che porto dentro di me e che un giorno dimenticherò, che poi è la cosa migliore da fare con la patria.» (da L’ultima Conversazione, edizioni Sur, 2012); non mi stupirei se Francesco Tomada si trovasse d’accordo con questa affermazione. Il poeta friulano aggiungerebbe qualcosa in più, qualcosa che legherebbe al suolo il pensiero di Bolaño, qualcosa che nasce e che resiste.

L’Italia (è un melograno)

Io in vita mia ho comprato e trapiantato un unico albero
un melograno

ho scelto un angolo del giardino
da dove si vede la ghiera dei monti
dal San Gabriele fino al Nanos
quella cresta è stata Italia e Jugoslavia e poi Slovenia
è stata una terra dolorosa e di rancore

i confini dovrebbero essere come gli orizzonti
quando ti muovi si muovono anche loro
se ti fermi si fermano con te
ma ti fanno sempre sentire al centro esatto del mondo

e patria è dove
un uomo pianta un melograno
e può aspettare di mangiarne i frutti.

Entrambi danno una propria definizione di patria. Per lo scrittore cileno è l’affetto, è il ricordo. Per Tomada è la stessa cosa, con l’aggiunta della parola casa. Casa è dove stanno i tuoi figli, dove ti senti al tuo posto, dove scegli di stare, dove stanno i tuoi ricordi. Casa è dove scegli di piantare un albero. Entrambi rivendicano il diritto di scelta. La penultima strofa della poesia, che avete letto, introduce un elemento fondamentale della scrittura del poeta friulano: Il confine. Il confine è mobile come l’orizzonte, si ferma se tu ti fermi. Il confine non chiude, il confine apre. Il confine è una linea che ti segue, il confine allarga la tua visione delle cose. Il confine è accoglienza. Questo fa un poeta, rimodula un confine. Lo fa suo, lo varca e lo apre. Il confine sono le parole giuste. La sezione Terra di nessuno è la storia di molte frontiere. Quella della terra, quella delle quattro mura domestiche, quella della memoria, quella della fabbrica. È composta da sette poesie di rara bellezza e efficacia. Devastanti e commoventi. Tomada sa dove togliere, sa cosa vuole dire, sa come arrivarci. Si ha la sensazione che le parole siano a lungo meditate, per poi arrivare al lettore con la rapidità del lampo, con la naturalezza dell’incanto.

No Man’s Land

Qui
in mezzo ai cartelli stradali “Italia” e “Slovenija”
qui
sulla scarpata della ferrovia
crescono i cespugli

sono stati giovani sono stati semi
hanno avuto la pazienza e le radici per
abbracciare questa terra
che una volta chiamavamo di nessuno

adesso è terra loro.

Il racconto di Francesco Tomada continua, i versi riportano a galla momenti lontani, minimi e indimenticabili. Ci sono le persone più care e ci sono gli altri. Molto dolore e molto amore. L’unica maniera possibile di rendere in poesia (e quindi universali e quindi efficaci) il dolore e l’amore, è quella di annullare la retorica. Il dolore e l’amore sono cose personali, intime, sono esagerate per natura, non bisogna esagerarle con la scrittura. Bisogna che passino proprio come si varcano certi confini difficili, col movimento dell’ombra, con i piedi che strisciano per non far rumore. Con l’intuizione di chi conosce il silenzio e solo quando può proferisce parola. Così arrivano a noi le figure care, con lentezza, in controluce. Si fanno vedere e dopo riconoscere, e in quell’istante diventano le nostre.

Potature

Oggi ho tagliato i rami
cresciuti davanti alla tua finestra
non vedevi più fuori
non entrava la luce

madre per te avrei voluto una casa
con un cortile più grande e un orto da coltivare

non c’erano soldi abbastanza
così ho liberato il cielo
sopra il tuo giardino
misura solo cento metri quadri, non molto
ma almeno sono fatti di infinito

La morte è vita evaporata, è descritta dalla prospettiva del vissuto; questo è un libro di ferite, di inevitabili dubbi, di paure, ma io credo sia un libro che dà speranza. Tomada è un vissuto con l’aria di un sopravvissuto, chi rimane non può che farsi domande e lì dove la sua vita, attraverso i figli e la compagna, prosegue trova qualche risposta, come in un pensiero che ha per titolo il futuro. Portarsi avanti con gli addii è un libro molto bello, lo è fin dal titolo. Lo è (per una volta) per l’ottima postfazione di Fabio Franzin. Lo è per i versi che tengono (e ti tengono) dal primo all’ultimo. Lo è per la cura che il poeta ha messo. Lo è perché mentre leggiamo diventa il nostro confine, il nostro Orizzonte mobile. Lo è per i disegni di Anton Špacapan Vončina che ne assecondano i tempi. Si può arrivare al cuore passando dal cervello, ecco quello che fa Francesco Tomada.

Controvento

C’è un gabbiano con le ali aperte
vola per restare fermo sopra l’autostrada
mentre le auto corrono via

in fondo anche tu ed io siamo così
Paola gabbiano Francesco gabbiano
se solo pensi ai figli che abbiamo
il nostro viaggio continua
nel loro partire

*

recensione di  Gianni Montieri

Twitter: giannimontieri

***

Nota: Orizzonte mobile è scritto in corsivo perché è il titolo di un libro di Daniele Del Giudice (Einaudi, 2009)

13 comments

  1. Una lettura, quella di Gianni Montieri, che va in profondità a toccare l’essenziale, che ha annullato la retorica, proprio come fa Francesco Tomada con la sua poesia. Mi piace mettere in evidenza in entrambe. lettura e poesia, la resa vivida dei concetti di suolo, casa e confine.

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  2. Grazie a Poetarum Silva e a tutti quelli che sono passati lasciando un segno.
    E grazie soprattutto a Gianni e alla sua lettura, così generosa e sentita.
    A giorni uscirà un mio piccolo testo su “Avremo cura” di Gianni su un altro sito, e così può sembrare che ci facciamo i favori a vicenda. Invece no. A parte il fatto che il testo è pronto da un paio di mesi, è semplicemente che “Avremo cura” è un libro limpido e proprio bello; così ricevere l’apprezzamento di qualcuno che stimo per me è importante.

    Francesco t.

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    1. ciao Francesco. parto dalla fine del tuo commento dicendoti subito che due poeti che si leggono a vicenda non si scambiano un favore, ma il semplice piacere della lettura e del dialogo. credo che ciò dovrebbe costituire la normalità del mondo della poesia.
      detto questo, sono grato io a te per questa bella raccolta che conferma lo stato di salute della poesia italiana, perché chi ha da dire davvero qualcosa, trova il modo di dirla con forza, coerenza e limpidezza.
      la lettura di Gianni ne è prova

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  3. Caro Francesco, il favore che dobbiamo farci e vederci presto – magari dalle tue parti – per berci un bicchiere come si deve. :-)
    Grazie a te e a tutti.
    G

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  4. É sempre un piacere leggere e rileggere Francesco, soprattutto quando ad accompagnarti sono lettori acuti come Montieri. Grazie a entrambi. Christian

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