Nina Maroccolo / Anthony Wallace, Ero nato errore. Storia di Anthony

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Nina Maroccolo – Anthony Wallace, Ero nato errore. Storia di Anthony, ed. Pagine 2014

Fardello, pegno, testimone: la narrazione di anni di esistenza nel dolore diventa un tratto di strada percorso insieme. Un libro, questo di Nina Maroccolo  e Anthony Wallace, da leggere e per il quale trovo importante dare testimonianza: «là fuori, tutti, proprio tutti, devono sapere». La storia di questo libro è iniziata per me il 16 giugno scorso, giorno in cui sono stata invitata da Nina Maroccolo e Plinio Perilli a partecipare alla presentazione di un’antologia di poesie, Aspetto l’attesa e spero la speranza – Poesie a Rebibbia (Pagine e Fondazione Roma Arte Musei, 2014). Il luogo della presentazione era lo stesso che aveva visto la nascita dei testi che compongono l’antologia, la casa circondariale di Rebibbia, sezione femminile. Lì ho conosciuto Anthony, poeta tra i poeti, recluso tra le recluse. Esile e con lo sguardo profondo e interrogativo (“racconterai la mia storia?”), con l’immancabile sigaretta, mi ha chiesto, dopo la presentazione, se mi fossero piaciute le poesie lette in quella occasione e tutte tratte dall’antologia. Abbiamo cominciato a parlare e lì, dalla sua voce e da quella di Nina, ho appreso del progetto comune. Di altri frammenti, di altri passaggi all’inferno, di passi e di speranze, sono venuta a conoscenza attraverso Nina, che in questi mesi è stata anche per me la sua voce, la voce di Anthony.

« Scriverò la tua storia, Anthony.
“Scriverai di quello che mi è successo?”
Sì. È una promessa.
“Là fuori, tutti, proprio tutti, devono sapere…”
Non sarà facile. Né per te, né per me.
“Io sono pronto”
Io un po’ meno, so che non dovrei dirtelo.
“La mia storia è tanto complicata… Sono stanco di spiegare ciò che sono, ciò che ero, ciò che mi è stato fatto, i reati che ho commesso e per i quali una dismisura penale mi porterà a trascorrere qui dentro dodici anni di non-vita, come fossi un perfetto omicida…”

Eppure sei qui e molti si chiederanno perché | perché esiste un TRIBUNALE SOCIALE spietato, ineludibile, che rende sovrano il diritto d’imporsi e ingerirsi legittimamente nella sfera dell’individuo. Ma senza procedure argomentative, solo per ripristinare il confortante, naturale ordine delle cose – laddove fraudolenza e diversità si incaricarono di porre disturbo ai loro animi gentili.[…]
“Ma io sono già stato condannato…”
In sede processuale, con sentenze definitive.
In questo preciso istante tu sei colpevole per la Legge italiana e per quella Sociale. Indistintamente.

Caro Anthony, occorre oramai agire nell’ombra, e come ombre che precedono se stesse, diffidare di ogni forma di comunicazione quale patto di velocità – almeno per ora, durante l’intima orchestrazione del dattiloscritto.
Magari tu potessi ottenere una revisione di tutti questi processi e queste sentenze apparentemente ineluttabili!
Seguire quell’ombra che trovi riparo nel suo raggio di luce, affinché la giusta intenzione preceda l’inizio, il suo divenire nel poi. Debbo cautelarti.
“Ma voglio tirare fuori nomi e cognomi!”
Debbo cautelarti. Pensiamo al libro, adesso.
“Non mi interessa alcun giudizio. Voglio riscattarmi, credere che situazioni come queste non accadono più a nessuno… In questo senso il libro servirà a qualcosa?”
Lo spero di cuore.
“Il mio italiano è pessimo, Nina… So bene l’inglese!”
Sarà in italiano. E se vuoi sarò la tua voce… Una voce che dalla tua interiorità emerga, e sia precisa, netta, dura; dura come l’intera tua vita. Ricopierò fedelmente le parti da te scritte. Poi le nostre voci, un’unica voce, si incontreranno.
“Non ho avuto voce fuori dal carcere…”
Allora partiamo.»*

 

Sono partita anch’io, nel viaggio della lettura, attraverso le grandi distese verdi della Scozia dell’infanzia, uno dei pochi momenti felici – la zia Ann che comprende, la prima a chiamare Anthony quel bambino, registrato all’anagrafe dal padre come Antonella -, passando per le acque gelide del Po dal quale fu ripescato, per l’inferno dei maltrattamenti subiti dal padre, dell’ipocrisia e dell’indifferenza di chi ha sistematicamente preso a calci ogni sua richiesta di aiuto. Anthony scrive di sé in una poesia come dell’ospite inatteso, anche per la morte:

Ero l’ospite inatteso.

La morte ha avuto paura di me

in lotta, la morte si è arresa

e ha smesso di cercarmi

persino nelle acque del Po

dove mi hanno recuperato vivo.

Ed io non volevo vivere.

                                    (Anthony)**

Al termine del viaggio, riporto qui le parole che ho scritto a Nina Maroccolo:

Cara Nina,

ho letto tutto il libro, il vostro viaggio, la tua ricerca e la tua cognizione del dolore,  il dolore di Anthony, le offese da lui subite e la sua affermazione di umanità a dispetto di chi la sua umanità, l’umanità,  ha sempre calpestato. Ora sta a noi che abbiamo letto, abbiamo saputo, raccogliere il testimone.  Con riconoscenza

                                                                                                                                 Anna Maria

 

© Anna Maria Curci

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* da: Nina Maroccolo – Anthony Wallace, Ero nato errore. Storia di Anthony, (Pagine 2014)

** da: Aspetto l’attesa e spero la speranza – Poesie a Rebibbia (Pagine e Fondazione Roma Arte Musei, 2014), p. 15

4 comments

  1. Cara Anna Maria,
    ti ringrazio profondamente per il tuo intervento, anzi, testimonianza sentita e accorata.
    Finalmente, piano piano, la storia di Anthony comincia a diffondersi; è una delle possibilità – parlarne – creare un movimento di sostegno di fronte a un [altro] eclatante caso di ingiustizia, laddove i parametri dello Stato funzionano solo per l’oscura selva della burocrazia. Anthony non ha ammazzato nessuno. Tutti i suoi reati sono legati a furti commessi per la propria sopravvivenza. Tredici anni di reclusione per cumulo. Gli hanno negato la figura del reato continuato. Di fronte alla lettura dei verbali e delle sentenze sono rimasta stupefatta, poi indignata.
    Ma si va avanti…

    Vorrei ringraziare Gianni Montieri per averCI ospitati qui, e un saluto caro a tutta la redazione di Poetarum Silva.
    Anna Maria… :-)*

    Grazie per il sostegno.
    Nina Maroccolo

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  2. Cara Nina, sono fermamente convinta che Anthony meriti tutto il nostro sostegno e il sostegno di chi attraverso il vostro libro conoscerà la sua storia. Un saluto riconoscente, Anna Maria

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