Le cronache della Leda #20: Montevideo e Nebraska

San Paolo - foto di gianni montieri

San Paolo – foto di gianni montieri

 

Le cronache della Leda #20: Montevideo e Nebraska

*

Il calcio mi è sempre piaciuto, ma dire solo calcio non sarebbe corretto, mi piacciono molti sport. Il tennis, ad esempio, nei prossimi giorni io e l’avvocato ci godremo Wimbledon e, speriamo, Roger Federer, ma dicevo del calcio. No, non voglio annoiarvi con la sconfitta meritata dell’Italia. Mi dispiace, naturalmente, sono una tifosa. Il calcio è uno sport bellissimo e, quando è ben giocato, uno spettacolo meraviglioso. Italia – Uruguay è stata una partita orribile, ventidue personcine dentro un rettangolo verde quasi immobili. Che tristezza.

Ho pensato agli appassionati, a quelli molto più appassionati di me, quelli che non si accontentano di un abbonamento alla pay tv e vanno lì dove i mondiali si giocano.

Leggevo qualche giorno fa di una famiglia cilena che in camper ha attraversato mezzo Sudamerica per andare in Brasile a seguire la propria squadra, si sono persi pure due volte non so più in quale deserto, ma avevano sintetizzato tutto con un “niente di che”. Leggevo, poi, di quattro amici uruguayani che in furgone hanno fatto un altro viaggio pazzesco per andare a tifare, per assecondare una passione. Stasera è a quei quattro ragazzi uruguaiani che penso. Saranno felicissimi, per carità, e giustamente, ma mi chiedo: non meriterebbero rispetto? Non avrebbero meritato che la propria squadra tirasse in porta? L’Uruguay ha fatto poco e niente, l’Italia ha fatto niente. Quella gente ha fatto migliaia di chilometri, per vedere niente. Il calcio è un’altra cosa.

La Luisa è una di quelle che tifava Uruguay, lo sapete perché? Perché l’Uruguay ha un Presidente in gamba, che guadagna pochi soldi, che pensa alla sua gente, che è avanti anni luce rispetto ai nostri politici. Che è onesto. Le ho impedito di venire qui a guardare la partita, che se la guardasse a casa sua, Luisa da Montevideo. Intendiamoci, tutto quello che dice su Mujica è vero, io stessa lo adoro, ma cosa c’entra, mi domando? Cosa c’entra il bene che quell’uomo fa alla sua gente con una partita di calcio? Niente, niente. Allora cosa avrei dovuto fare io? Mario Benedetti, l’uruguaiano, è uno dei mie scrittori preferiti, avrei dovuto tifare Uruguay per questo? O la Francia perché amo Parigi? Per favore. La Luisa ha poco da festeggiare, vanno fuori alla prossima.

Stasera per distrarmi mi guardo, finalmente, Nebraska, ho bisogno di una bella storia. L’avvocato mi ha parlato di un viaggio, di un padre e un figlio, di quelle strade americane che passano in mezzo al niente, poche case, molti silenzi. Spazi. Questo voglio vedere, spazi, e gente che sa cosa farci. Mi incuriosisce anche la scelta di girare il film in bianco e nero, forse è perché qualche volta i colori bisogna immaginarli, metterceli da sé, o forse perché il bianco e nero asseconda la lentezza, forse concede più tempo allo spettatore di pensare, o forse chissà. È che ho bisogno di qualcosa che ho perduto un paio d’ore fa, qualcosa che non è una partita, è un sogno. Ora mi guardo il film da sola, poi magari ve lo racconto.

Leda

***
© Gianni Montieri

 

2 comments

I commenti sono chiusi.