“un verso sporco al punto giusto” per Stefano Leoni 1961 – 2014)

stefanoleoni

 

Un giorno di quattro anni fa Stefano Leoni mi mandò una e-mail scrivendomi che aveva letto alcune mie poesie in giro e che gli erano piaciute, mi scrisse delle cose molto belle quella volta, cose che andavano oltre i versi, cose che lasciavano intravedere la persona splendida che era. Io le sue poesie le conoscevo già. Gli risposi, mi rispose. Le mail diventarono molte col tempo, ci scambiavamo testi e i rispettivi libri. Stefano Leoni era molto gentile ed era molto bravo. Scriveva a bassa voce, capivi che era uno che non urlava in giro. Capivi che era uno capace di farsi ascoltare. Mi dispiace molto non aver mai avuto il piacere di stringergli la mano. Non ho fatto in tempo a dirgli una cosa perché pensavo fosse stupida, ma forse non lo era e comunque non mi sembra più così stupida, gliela dico adesso. Quando scrissi del suo splendido Basse Verticali (Ed. Kolibris, 2010),  per la prima volta pensai che i libri di poesia si potessero recensire in maniera diversa, provando a raccontarli uscendo da certi schemi canonici. Che sia giusto o sbagliato, da quella volta ho fatto sempre così e ringrazio Stefano anche per questo. Per salutarlo, oggi, pubblichiamo alcuni testi proprio da Basse Verticali. L’abbraccio di tutta la redazione va alla sua famigliaBuon viaggio Stefano. (gianni montieri)

***

 A tratti impoetico

Non c’è volgarità nell’essere a tratti impoetico
calibrare
mettere un verso sporco al punto giusto,
appenderlo come un quadro alla parete
un colore di fuoco a equilibrare il bianco

detto come si dice pane

Di questa epoca impossibile
la trappola è una lingua apparente e distratta,
smussata nelle pieghe, ingannamente fiacca

(striscia poi esplode e brucia, ripetuta
insiste alzando i toni, minaccia)

.

***

Anche stamattina il cane mi morde le ciabatte
mentre premo la polvere di caffè nel filtro
potrei con movimento repentino
togliergli la preda, sentirlo guaire
mentre si nasconde nell’angolo vicino alla finestra.
Devo farmi la barba, fare scorrere l’acqua
e fingere di essere consapevole.
Il mio cane guarda, col muso inclinato, si concede
il tempo di amarmi per ciò che posso dare,
un biscotto, una carezza o un calcio nel sedere,
vede l’intero delle mie sottrazioni.

.

***

È fintamente
è risucchio di tratti di un profilo

c’è ancora lo specchio
(metaforicamente rimane come un agguato)
non l’hai portato via
troppe volte, troppe ci sono stato
la mia pelle bianca
qualche erezione mattutina
un piccolo sputo di dentifricio

si resta anche dove non si vorrebbe restare

e niente parla di noi

.

***

Il brano di Kurt scheggia il silenzio
l’urto rimbalza fra le cose e incide
l’innocenza del gesto fino al sangue.

Poi il cursore taglia le frequenze, nega
la sofferenza degli acuti e ancora taglia
il tremore di grancassa, l’argento
delle corde, il trillo dei metalli,
spegne il grido.

Non resta che un disturbo di elettroni
lungo i fili, come il rantolo
di una bestia uccisa.

.

***

C’è nell’aria un odore di ritorni
ma  a pezzi, a strati, a piccole rinunce.
Come quando ad annusare come un cane
l’andare alterna indifferentemente cibo e scarti
c’è stato, passò, qualcuno ha già pisciato
sul tronco, sul muretto
ombre morenti
la storia è rimescolata, franta,
riviverla o inventarla
è ipotesi ma volontariamente.

.

©Stefano Leoni

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altri due ricordi su Rebstein e su Atelier

20 comments

  1. Ti ringrazio, Gianni. Mi hai tolto molte parole di bocca e le hai messe in fila, secondo un ordine che al momento il dolore non mi permette neanche di immaginare. Lorenzo

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  2. Anche io ringrazio Gianni per questo pensiero.
    Stefano era un bravissimo poeta, ma soprattutto una persona straordinaria; in un ambiente che a volte sa essere feroce, lui portava una gentilezza innata, un garbo che non era cortesia ma modo di essere.
    Un abbraccio alla sua famiglia, e agli amici di Poliedrica di Forlì.
    Tutto qui.

    Francesco t.

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    1. grazie a te francesco, stefano era così, gentilezza e garbo cose ormai rarissime.
      ti abbraccio

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  3. mi dispiace molto di scoprire solo adesso che lui materialmente non c’è più un poeta tanto bravo -bravissimo-che tocca profondamente le mie corde e una persona squisita ricca di quelle qualità umane che ormai si ritrovano solo in certi romanzi…Condoglianze vivissime alla sua famiglia.

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  4. Che peccato non averlo letto prima, non aver potuto scrivergli che la sua parola mi sembra meravigliosa.
    ‘Detto come si dice pane’.
    condoglianze alla famiglia

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  5. Si forma un velo di tristezza quando un poeta si estingue,
    (non amo dire morto, perché i poeti non muoiono mai)
    Mi pare che sia originale e estremamente garbato.

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  6. Vi ringrazio, amici di P.S., per aver postato alcuni testi (bellissimi) del mio caro concittadino Stefano. Spero che la città sua, così come per Katia, voglia ricordarlo e onorarlo. Gianfranco.

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  7. solo ora conosco questo splendido poeta e moltissimo mi dolgo di esserne stata sottratta.
    grazie per dilatare le sue parole.

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  8. Gianni, grazie per aver sparpagliato questi versi, lontani tra loro e pure pervasi da una direzione di fondo, che è la convinzione di abitare un mondo inapparente, dalle fondamenta scosse e vaste. Come diceva qualcuno, qui sopra, i poeti non muoiono: si estinguono come il fuoco che lascia cenere e la cura di mani gentili.

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