La veglia del sonnambulo – nove inediti di Adelio Fusé

TRAMONT'ALBA. Foto di A. F.TRAMONT’ALBA. Foto di A. F.

.

Nove inediti da

La veglia del sonnambulo

.

.

(5)
da lento veloce ruoto
di vedetta m’impernio

nord sud est ovest inverto
orario il senso e anti
il mio cerchio mai conchiudo
secondo estro mi divergo
e svio

finché sfrigola e si slarga l’occhio:
raccatta fecciume e contorni
che sono nenie o estasi rare

non si piega a neutre visioni
e in serrata non arretra l’anteprima
di ogni nulla che sarà

.
(7)
intorno e soprastante è spavaldo
il senso mancante
da calura a gelo si stinge il colore d’attracco
per l’occhio che non si posa e slitta
e in visioni che non sono si attorciglia

sbattío di piedi e mani
multitudo multitudinis
e un subjectum che mutilo si moltiplica

foga e furia per deviate vie
promesse si sbrindellano:

come la pena di attesi sgarbi

.
(8)
spegnimento o fame
e traccia nessuna
di ciò che fu o sarà
stridente è il rumore
stortignaccolo il pensiero
esecrando il gesto

per azzerare il respiro
si preme da sé la mano
slancio s’inocula
e sotterra e sommerge
lo stivato e lo stivabile
soffoca memoria e oblio

quale materia per la tabula rasa?

e questa nave non salpa
oppure già manovra
nel prossimo irriconosciuto porto

.

(10)
è uno spigoloso errore il cammino:
capita persino che nella sosta
il varco disdegni la meta vera
per non sconfessarla
e preservarla

io laboriosa ferita
sulla sponda rifugio del rischio
mi pongo volontario in ceppi

l’acqua che dal superiore
all’inferiore strapiomba
illude prematura e futura
la mia bocca radunata
assetata di gocce almeno laterali

.

(11)
e comprese infine il delirio
la sua corposa sostanza
i granuli di un riposto pensiero
il desiderio che non specula
su artigli al tatto
la voce che si spezza
i sensi in eccesso
o nulla prensili

eppure recalcitrava
né risa né danze
nell’innato brulicante malfatto

.
(13)
svellere i corsi del resto non è facoltà
dell’umana contrada che arriccia falde
gremendo

questo bagliore è un suono illeso
ma io qui sono in secca benché convulso
e remote acque rimesto

il mio benestare è prostrato:
quando acconsentii
io nuotatore che non reclama
il profilo dell’ansa?

.
(14)
a nascita e morte straniera questa somma di atti
non è un censire surrogato del perfetto smarrito
ma pervertimento che inculca l’aderirsi

che profana la mia e nostra veglia
che ottura non indora la fessura
e mura la cella

fuori nell’arborescenza dell’erranza
è il vivo sfaldarsi

.
(15)
io non è più – non è più tempo –
ma rinasco per un branco inseguitore
che non mi asfissia e sperpera il mio ritorno:
non ne vuol sapere del cibo che mi dà forma
animali ignoti m’ignorano
rallentano rinunciano
si avventano altrove
dove scavano un rauco saccheggio

mi reco in dote e mi rendo preda vedete?
uno almeno perdio alle mie calcagna pretendo

.
(16)
“disseminando ceneri
di ogni respiro segni capienti”

strana lingua questa che non comprendo:
io so soltanto di una testa mia coinquilina
che non verso l’alto ma il basso rabdoma
a costringerla chissà se il collo
o se stessa piuttosto la signora
che stralcia e strafalcia la rotta

all’insù sono i vostri occhi e il vostro naso
non i miei non ora ché all’ingiù mi si attrae:
il cielo è all’acqua allisciato
scorre uguale al fiume
non sentite lo sbattere arruffato delle ali?
gli uccelli non prevaricano con intenzione
eppure coprono il guizzare dei pesci
percuotono il cielacqua fin sotto la superficie
apprezzano smarriti l’accoglienza ricevuta
e non aspirano al cielo di provenienza
all’obbligo che si fa ritorno:
il loro cielo è giù tra i riflessi
salgono ai vostri occhi no?
sono anzi questo cielo sottocutaneo
è il cielacqua e per inconsuetudine
e null’altro fremono e strepitano
sulle misure dell’acqua

la verità circoscritta a un’effimera beatitudine
le mani sofficemente callose
avvolte al parapetto dopo una vita o più
di terraferma è il volo o il tuffo precluso

.

.

Adelio Fusé

Corpo: disegno – ecco nel lavoro di Fusé un’ossessiva osservazione di questo nodo, corpo/mente, in via di sonnambulismo. Sono piccoli movimenti, scarti. Li leggiamo come tratti, precisi, accurati. Il disegno è certamente in direzione del poema. La lingua ne è principessa. La sperimenta, l’autore, la spreme, scrive: «strana lingua questa che non comprendo». E ci porta da un «io laboriosa ferita” a un io giustamente in corsivo, che a un certo punto del disegno «non è più». Allora è abbandono alla rabdomanzia, entro un cammino che resta sempre spigoloso, certo, “pericoloso” anche, eppure inarrestabile, e affascinante. [C. P.]

Nato nel 1958 in provincia di Varese, Adelio Fusé vive a Milano e lavora nell’editoria. Laureato in filosofia alla Università Statale di Milano, si è formato con Franco Fergnani, con il quale ha poi collaborato. Ha pubblicato saggi su Sade, Kafka, Sartre, Handke, Eno (Cd-Book Auditorium-Materiali Sonori, 1999), il romanzo North Rocks (Campanotto, 2001) e i libri di poesia Il boomerang non torna, Orizzonti della clessidra distesa, Canti dello specchio bifronte, L’obliqua scacchiera (Book Editore, 2003, 2005, 2009, 2012; segnalati al Premio “Lorenzo Montano”, 2004, 2006, 2009, 2013). Suoi testi sono apparsi in rivista (“alfabeta”, “Atelier”, “Auditorium”, “Il Segnale”, “La Ginestra”, “Legenda”, “Lengua”, “Sonus”, “Tratti”) e nei siti Vico Acitillo 124 – Poetry Wave e Anterem (“Carte nel Vento”). Ha fatto parte della direzione di “Legenda” (Tranchida, 1988-1995). Interessato al rapporto testo-immagine-suono, con artisti e musicisti è autore di installazioni e performance. Ha ottenuto un riconoscimento speciale al “Premio Riccione per il teatro” (1981).

One comment

  1. ringrazio Cristiano per avermi fatto conoscere Adelio Fusé.
    questi inediti sono decisamente molto belli, e dopo avere letto “L’obliqua scacchiera”, e quindi avere visto almeno uno dei capitolo che precedono il nuovo che sta per arrivare (e che queste poesie bene testimoniano), ho potuto vedere più chiaramente il percorso di distruzione, prima, e ricostruzione, poi, dell’io.
    da una dimensione impersonale, che privatamente con Fusé, ho definito “io impersonale”, si arriva alla ridefinizione dell’io, evitando tutte le secche che caratterizzano molta della produzione contemporanea.
    l’ironia non manca mai, e questo aggiunge molto al piacere della lettura.

    grazie, perciò, a Cristiano per la proposta, e grazie ad Adelio per avermi dato la possibilità di avvicinarmi ancora di più alla sua poesia.

    "Mi piace"

I commenti sono chiusi.