Francesco Accattoli (due poesie inedite)

biennale - foto gm

Testa o croce

Ride Manfredi coi suoi denti bianchi
parla di froci – parole sue –
con le unghie sudicie di catrame.

Teme che il figlio sia un frutto bacato,
giura che i maschi – a sentire lui –
vengono alla luce senza difetti,

o forse si confonde, di sicuro
insiste che siamo tutti uguali.
Magari lo sapessero i balconi,

i marciapiedi sporcati di sangue,
magari i genitori, i vicini,
il prete che nega l’eucarestia

e poi si eccita in confessione.
C’è scritto che semo tutti uguali
nel muro sotto casa, con la vernice,

col dialetto e qualche errore di misura,
tradito dal tremore della mano,
accanto al più volgare degli insulti.

Bocca non dire, non tremare madre,
a morte i froci sotto il lampione,
ha le lettere tutte scolorite

mentre guarda quanta gente è venuta,
si porta un angelo in processione,
caduto di passaggio verso casa.

***

 

Repetita iuvant

Per vari motivi, se ci pensi
ci spostiamo da certe zone morte,
temendo la morte com’è giusto che sia.
Non danno mai nulla in televisione che
mi distragga, penso ad una targa
che ripete certe cifre, concentro lo sguardo,
resto attento al colore delle autovetture.
Certe volte i fanali m’intralciano
in quel mestiere, allora seleziono una canzone
che ti piaceva, ripeto ad alta voce
una barzelletta sporca. La risata è sempre grassa.
Siamo gente di frazione,
che ha radici d’ulivo nel suo quartiere.
Madri entrambe sole,
posti di blocco e censure,
una stupita curiosità per il microonde.

Ricordati di me nelle preghiere
e portami un fiore a tuo padre.
Ritorna con i passi fino al porto e lì
dove i nostri corpi sono diventati notte.
La sera che ho perso conoscenza,
da una finestra sporcata di neve
qualcosa di sacro:
ho visto la vita tornare,
spostarsi di lato e cadere
nel punto esatto della tua impronta.

***

© Francesco Accattoli

5 comments

  1. ottima come sempre l’onda del verso di Francesco, un calore che si sprigiona dalle parole che si rinsaldano nel rigore concettuale di una poesia civile dell’/nell’intimo, sempre a gettare ponti tra io e te, tra le opposte sponde.

    "Mi piace"

  2. Credo che la poesia – oggi – abbia bisogno di questa misura o “respiro” che dir si voglia ; che chiama le cose per nome con l’espressività e la secchezza che si meritano . Sono molto solidale con questo lavoro e spero ( non dispero ) che la critica se dio vuole se ne accorga! Empaticamente
    leopoldo attolico –

    "Mi piace"

  3. Francesco, non conoscevo le tue poesie, sono testi che coinvolgono per il linguaggio, la forma attuale, pulita, che non rinnega la poesia, e i temi affrontati. Una voce sana sulla gente. Tornerò a leggerti.

    "Mi piace"

I commenti sono chiusi.