I ‘versi elastici’ di Francesco Verni

Francesco Verni, Il fido elastico delle tue mutande (Panda, 2012)Poesie o ballate pop-rock? Forse è questa la prima domanda che viene da farsi quando si legge Il fido elastico delle tue mutande di Francesco Verni (Padova, Panda, 2012), raccolta di versi messi insieme in un viaggio durato anni, e che virano – consapevolmente – verso un ibrido tra poesia e canzone, dove l’‘evidenza’ su cui poggia il secondo genere fa da filo conduttore, come anche il tema onnipresente dell’amore che manca o tace, o è sfuggito o non è più ma brucia e ritorna, per comunicare e comunicarsi.
Il grande fumettista Milo Manara, che firma la prefazione qui, ci conferma quanto detto, portando questo tema (appunto ‘pop’) come cardine dei testi, laddove il “fido elastico” è quello della seduzione femminile, rappresentato da un titolo che ha a che fare con il vivere più quotidiano, e che ci dice qualcosa anche sul lavoro fatto sui versi ‘non merlettati’ ma salvati come – potremmo dire – elastici rehearsal, lyrics in prova.
Il campo poetico qui fa da sfondo, è coerentemente rotto, per risultare qualcos’altro ma senza pretese di verità; allora la parola ‘testo’ risulta, a ben sentire (meglio dire ascoltare), appropriata: testo come ‘elastico sostantivo’, sostantivo ‘elastico’. Le immagini di cui l’autore si serve in ogni suo testo non sono strettamente poetiche, ma rispondono ad una logica che dalla poesia prende le distanze, rendendo i versi accessibili, immediati, alla portata di ‘canto’: «Perché ti ho amato troppo/ senza ritegno/ Consolandomi appieno/ d’aver avuto il ruolo/ gratificante e raro/ di fido elastico delle tue mutande./ E non è stato facile, questo te lo giuro,/ sostituirti in un mondo ogni giorno più scuro/ con il più scassato dei lettori cd/ e l’opera omnia degli Ac/Dc.» (L’elastico, p. 11)
Queste sono infatti ballad nate al pianoforte o composte con una chitarra in mano, come le vivrebbe un cantautore che plasma di getto i suoi pensieri per fissarli e poi ‘dirli’; d’altronde il background di Francesco Verni è proprio questo, essendo lui un giornalista musicale di formazione. La musica rock «da doppia chitarra elettrica», altro ‘fido’ elastico di questa raccolta, è nella sua vita prima che nei suoi versi, e ancora potremmo dire sullo sfondo dei suoi testi, non soundtrack ma suono che fa da tappeto e che non poteva mancare qui. La musica, grande collante, libertà consolatoria, libertà di essere e appartenere, libertà elastica.

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francesco-verniFrancesco Verni è nato a Padova nel 1980. È laureato in Scienze della Comunicazione. Lavora dal 2004 come giornalista per il Corriere del Veneto, per il settore cultura e spettacoli. Prima firma musicale, è curatore del blog Rock & Wine.
Ha pubblicato nel 2008 Vite e donnine di Milo Manara (Leopoldo Bloom Editore) e ha curato mostre di maestri del fumetto tra cui Milo Manara e Giorgio Cavazzano.
Ha scritto anche per Padovando, Leggo, Nordest Europa, Corriere della Sera e Corriere Motori.

4 comments

  1. il titolo, da solo, suggerirebbe di non leggerne un solo verso. un verseggiare facile, da canzonetta (e non da canzone), rime sopravvalutate, imposte al senso, e non il contrario. si parla di rock, ma che rock mi chiedo io? forse quello italiano, annacquato e scialbo.

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  2. Gentile Gabriele, ogni singola parola di questa recensione è soppesata e parla da sé. Non penso di dover aggiungere altro.

    Anzi sì: dal minuto 2’38”

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