Ivano Ferrari – La morte moglie

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Ivano Ferrari – La morte moglie – Einaudi 2013 – euro 10,00 – ebook 6,99

 

 

«Questo / è il pianeta dei bagliori / scoppia e si estende con chiarezza convulsa / il lampo dello sparo.»  Le poesie di Ivano Ferrari sono come sassi, grida, che partono da un posto in mezzo al buio, così, con forza, apparentemente senza prendere alcuna mira, colpiscono dove possono, dove devono: al cuore, all’orecchio, agli occhi, alla mente. Le poesie di Ferrari sono senza padrone, senza guinzaglio e preda di chiunque abbia il coraggio e la voglia di sentire. Nella poesia contemporanea ci sono molti buoni libri, dei quali, una volta letti, non ci si ricorda di un singolo verso. Per La morte moglie accade il contrario, la potenza dei testi fa il proprio mestiere, scuote il lettore e molti sono i versi a restare fissati nella memoria. Il libro è formato da due sezioni: Le bestie imperfette e La morte moglie.
La prima parte comprende testi che risalgono al periodo di Macello (Einaudi, 2004 – ebook 2013); la seconda parte, come il titolo suggerisce, raccoglie poesie scritte in morte della consorte del poeta. Come nota bene Antonio Moresco in quarta di copertina, la prima parte coglie il dolore animale, la seconda il dolore umano. Ivano Ferrari ha, però, un ulteriore punto di forza, rappresentando, come su un palcoscenico, prima pubblico e poi più intimo, il dolore universale. Assoluto. «La bestia morente / agonizza da sola / perché nessuna cosa / avviene tra le braccia.» e «Duro come sangue rappreso / e morbido come il midollo di un vitello / sono così se non addirittura uguale.» Queste due poesie fanno parte della prima sezione, eppure, per certi aspetti, potrebbero far parte della seconda. Il dolore pare qualcosa che mette una di fronte all’altra due solitudini. Quella di chi muore («perché nessuna cosa / avviene tra le braccia») l’animale o la malata terminale, e quella di chi resta in vita («sono così se non addirittura uguale») il mattatore o il parente prossimo, l’amato. Uno specchio immaginario marca un confine tra il carnefice e la bestia, tra l’uomo e la donna che muore. Specchio che allo stesso tempo riflette, non condanna né assolve, ma mostra compassione. Chi nella morte di un altro vede già un po’ della propria sta comprendendo, si sta riconoscendo. Se nella prima parte la durezza, a volte, lascia il passo alla pietà, nella seconda, la sventura della malattia perde nei confronti della dolcezza, dell’amore totale di chi accompagna in ogni gesto, ogni ricordo. « Non hai la faccia / che avevi un’ora fa / i lineamenti si sono mossi / si tratta di staccare ogni parola / dalla carne / per dire cosa fa gola a un uomo.» Poesie che mettono i brividi, che prendono alla gola e non ti lasciano. Sempre Moresco sottolinea come Ferrari non sia quel che dovrebbe essere, ovvero un poeta centrale della nostra letteratura. È vero, Ferrari è poco conosciuto, appartato, ma i suoi versi sono già al centro della nostra poesia, sono fatti per durare nel tempo, li leggeremo a lungo e li leggerà chi verrà dopo di noi. Per una volta, infine, invece del solito gioco che provi a spiegare da quale solco del Novecento provenga la poesia di Ivano Ferrari, di chi siano i suoi maestri, proviamo a farne un altro che è una specie di augurio: speriamo che vengano, non troppo tardi, poeti che possano chiamarlo maestro. «Hai gli occhi fissi sul dimesso / che in ogni scandalo è naturale / allora guardami bene in faccia / vivere da morti non è difficile.»

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© Gianni Montieri

12 comments

  1. Restituire, con una cognizione del dolore alla quale è stato giustamente affiancato l’aggettivo “universale”, la «chiarezza convulsa» del «pianeta dei bagliori»: questa è una delle azioni messe in atto dalla raccolta di Ivano Ferrari. Ma rendere ciò che è stato identificato con precisione e con coraggio, con l’inventiva e l’energia di chi sa e sceglie di “restituire il colpo”, non è l’obiettivo conclusivo. Ivano Ferrari va oltre, il suo sguardo scova e scruta quello che ad altri sfugge. L’enunciazione si fa esortazione, richiamo e sfida: «Hai gli occhi fissi sul dimesso / che in ogni scandalo è naturale / allora guardami bene in faccia / vivere da morti non è difficile».
    Grazie, Gianni, per la tua lettura così efficace, invito e, anch’essa, esortazione, richiamo e sfida.

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  2. Bellissimo Gianni. un compendio necessario quanto efficace su un poeta che come i più grandi è ancora sconosciuto ai più. non mi dispiacerebbe fra qualche decennio ritrovarlo fra i grandi considerati da molti dei minori. là assieme a gente del calibro di Sinigaglia Piccolo Cattafi Ripellino Villa Bigongiari e qualche altro troppo presto accantonato dalla frenetica industria pseudoculturale italiana.

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  3. Non sapendo esprimere un commento adeguato, prendo a prestito
    quello di Anna Maria Curci, cioe lo condivido.

    A Diego Conticello dico che fra i poeti da lui elencati, ho conosciuto
    e incontrato più Volte il poeta Bigongiari, come del resto molti altri.

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  4. Grazie a G.Montieri della segnalazione e recensione. Ferrari, del quale ho letto e molto apprezzato Macello e La franca sostanza del degrado, mi piace molto. Mi procurerò il libro dunque. Un saluto.

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  5. Si può piangere, leggendo, e sarebbe gran regalo. Poterlo fare per l’avvertito ed il riconosciuto, quel poco scollato dalla propria presenza ostinatamente presente.
    Grazie davvero.
    c.

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