Davide Zizza: frammenti (inediti)

Capocolonna1

vista dal promontorio di Capocolonna (foto dell’autore)

1.

Sembra un concerto questo giorno
di luglio; sazio di sole e di rumori naturali,
mi avvicino e mi affaccio
ad un silenzio, provo a cercarmi
nei meandri di una parola o di uno sguardo –
e tu sei qui, mnemosine delle ore
in solitudine: le ore rallentano,
tutto sembra rivelare qualcosa.

2.

Il poema del giorno conclude il suo verso
avanzando un’ipotesi,
una verità, una lucertola assolata
al muro, un odore di stoppie,
un rossore di cielo prima
della sera. Memore delle mie
incertezze, mi riduco
a semplice bagnante
nelle increspature del mare.

3.

Un giorno è una prosa,
un mese un capitolo.
Un anno diventa un volume
di pagine in cui trovare un odore
che riveli il segreto
dell’acqua in cui traluce il greto.

4.

da questo eremo
scrivo i sinonimi del silenzio;
vivo fra deserto e mare,
fra arsura e acqua:
con un vocabolario minimo sulle labbra
il sospiro dell’estate
mi ferisce;
e rimango isolato –
non villa o giardino,
solo un cortile
in cui ogni parola guadagna
il suo ordine,
come anni fa quando sentendo
i sonagli del sole
cercavo l’uso delle parole corrette

5.

Il mio sguardo va sui cortili,
sui posti meno curati o su quelli dove
l’interesse per il fiore o la cancellata da giardino
è osservazione per pochi.
Là trova il pensiero la sua forma,
il simbolo di una vita normale, anche noiosa,
con andamento in prosa in cerca di poesia.

6.

Estate sul balcone:
come ai vecchi tempi, c’è sempre qualcuno
in canottiera, con un giornale come
ventaglio, che inizia – due sorsi di caffè –
un cruciverba.

© Davide Zizza

7 comments

  1. Di come l’estate, anziché distrazione, vacanza, può essere un ritorno alla natura. La natura come arte: “sembra un concerto questo giorno”. Andare verso ciò che è meno curato (che è, paradossalmente, “per pochi”).
    Che cos’è la natura?
    E’ la prosa, e, anche, la poesia:
    “Il mio sguardo va sui cortili,
    sui posti meno curati o su quelli dove
    l’interesse per il fiore o la cancellata da giardino
    è osservazione per pochi.
    Là trova il pensiero la sua forma,
    il simbolo di una vita normale, anche noiosa,
    con andamento in prosa in cerca di poesia.”
    Belle, molto belle.

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  2. Caro Davide, solo stasera riesco a fermarmi sulle tue poesie, chiare e lineari -anche, però, ricche di attimi di sospensione e di felicissima solitudine, vissuta in compagnia degli elementi della natura; erbe, acque, altro di remoto e romito. Tramite queste considerazioni, lasci prendere la tua attenzione dagli elementi misteriosi di un tempo senza identità. Le cose che vedi le metti in versi, accumulandole con sapienza, l’una dopo l’altra, come per effettuare una somma felice di un paesaggio avulso dalle contingenze. Complimenti, caro amico! Sono versi che vorrei veder pubblicati nella mia Arcolaio! Detto con sincera ammirazione. A presto, tuo Gianfranco.

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  3. Ti ringrazio molto, Gianfranco caro, per le belle e suggestive considerazioni su questi inediti. Sono contento che tu li abbia graditi. In tutta umiltà spero di farne una raccolta degna di questo nome, vederla pubblicata presso la tua casa editrice sarebbe per me un onore oltre che una gioia. Grazie dell’ammirazione che, come sai, è reciproca. A presto, Davide.

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  4. voglio parlare di come ha costruito il testo l’autore: avesse eliminato i riferimenti a se stesso, quell”’io” che rimbomba (anche se non compare scritto, ma nelle declinazioni aggettive e pronominali), etc., le poesie ne avrebbero solo giovato. le immagini ci sono, quel senso di vertigine dovuta all’infinito al di là delle parole c’è (”mi affaccio/ad un silenzio”; ”il mio sguardo va”), non manca nulla (è un ricordo condiviso con chi legge, quello del cruciverbista incallito). c’è troppo, infatti. e sembrerà che mi ripeta, dicendo delle intrusioni dell’autore, che deve essere autore e non protagonista. altro appunto, minimo: il poeta non dovrebbe mai nominare la Poesia, in una poesia.

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