Anatomia del Solo di Tiziana Cera Rosco

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 Titolo: Anatomia del Solo

 Autore: Tiziana Cera Rosco

 Editore: Bucefalo, 2013

Nasce come idea interessante di rinnovamento il progetto artistico-editoriale delle edizioni Bucefalo dell’associazione Cinquemiglia di Tiziana Cera Rosco e Claudio Del Monte.
La particolarità delle  plaquette sta nella loro composizione: fogli sparsi, contenuti in una busta di carta come messaggi da inviare, elementi di sé, fra l’opera scritta e l’opera stessa.

Come prima proposta è uscita da qualche mese la plaquette “Anatomia del Solo” di Tiziana Cera Rosco, che fin dai suoi esordi dal “Il calco dei tuoi arti” a “Il compito”, si è espressa totalmente in una poesia dalla forte carica espressiva, estrema, che tenta di scriversi attraverso un corpo inquieto, pieno di desiderio e attesa.
Proprio in questa breve plaquette l’anatomia è l’idea principale per mostrarsi liberi e fieri, senza più ostacoli corporali: “In qualunque luogo sarà il corpo/Là si raduneranno le aquile./ Per questo ti dico” Non tremare”/”Non tremare” sarà il tuo tuono./ Quando sarai morto, corpo mio,/ perfettamente tenero/perfettamente quieto/ perfettamente spaccato nel mezzo/ Ricordati di me./ Raggiungimi.”

Forse per Tiziana Cera Rosco raggiungere se stessa è un atto dovuto, un regime di idee pronto a impuntarsi, una sequenza di immagini disastrose e pregne di linguaggio, di materia febbrile “Per cui, capisci, non venire/ E se proprio vuoi sappi che ti caverò un occhio/ Fino alle radici della lingua/ Il tetto cadrà/ Pezzo per pezzo/ Ed io e il mio Solo/ Vedremo il nostro linguaggio scoperchiarsi/ Come una tomba da cui si sollevano caprioli”.
Molto chiare sono le idee di insegnamento, di una ricerca infinita, di una logica della realtà che si rappresenta sempre come sfida, atto divino; per questo la poesia di Tiziana Cera Rosco resta il luogo del massacro, la sua spiegazione intima non concede altro. Il bisogno di rappresentare immagini, in una grande fierezza di ombre e creature la spinge al meglio a confessare la sua vera beatitudine, un desidero acuto di unità, di una passione violenta misurata a distanze. Gli affetti sono per Tiziana Cera Rosco il segno della vita, la sua lunga rappresentazione. “Avevo la tua età./ Impara a distinguere il miglio/ E le ore della luce/ Distinguere/Bene e male a volte sono sufficienti/Ma il buio non è mai appena buio, figlio mio,/ Guarda, ad esempio, che creatura enorme tra noi/ La distanza.”

Questa breve plaquette traccia un’ ulteriore apertura della poesia di Tiziana Cera Rosco; si direbbe “Un’anatomia di contrario” da apporre, da promuovere come bisogno d’ascolto e atto mancato.

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