La domenica (certe case) e Silvina Ocampo

 

foto dal sito www.ciudadseva.com
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Era la casa della mia zia più anziana, dove mi portavano in visita tutti i sabati. Sopra l’atrio con il soffitto a lucernario c’era un’altra casa misteriosa, dove si vedeva vivere attraverso i vetri una famiglia dai piedi aureolati come santi. Lievi ombre salivano sul resto dei corpi proprietari di quei piedi, ombre appiattite come le mani viste attraverso l’acqua del bagno. C’erano due piedi piccoli e tre paia di piedi grandi, due con tacchi alti e sottili dai passi brevi. Viaggiavano bauli con rumore di temporale, ma la famiglia non viaggiava mai e continuava a star seduta nella stessa stanza spoglia, dispiegando giornali al suoni di musiche che sgorgavano incessanti da una pianola che si impuntava sempre sulla stessa nota.

Desideravo spesso scendere dalla nave e inoltrarmi in quella misteriosa distesa dove non c’erano erba medica, né grano, né girasoli, né lino, né fango, né terra arata, né creta, né alberi, né uccelli, né bovini, né greggi, ma solo acqua azzurra, acqua verde, acqua nera e spumosa.

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Silvina Ocampo – Un’innocente crudeltà – La nuova frontiera – traduzione di Francesca Lazzarato

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